Ali e luce fanno materia (voce) i sogni... O forse era il sole a posarsi sulle cose e farsi in esse oggetti diversi, e il suono era solo il vento sulla sabbia che disegnava cavalli tra la spuma di mare.
"Ogni uomo vale quanto le cose che ricerca." (Marco Aureli
o)
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lunedì, giugno 24
lunedì, novembre 19
Partire, per tornare a casa.
C'è stato tutto questo tempo, in cui non ho scritto (qui). Ho telefonato, navigato in internet, esposto una relazione in un convegno...
Come dico sovente, ho "fatto". E "fatto" significa aver concluso un desiderio; che poi accada ancora o solo si disgreghi nella memoria, è compiuto. Lo lascio andare assieme ai capelli, e alle prime foglie d'autunno. Quelle, giallo oro che si arrotola sulle curve dell'aria; quelli, bianchi e castani sotto i castagni gialli, biondi a tratti per finzione e sempre più lunghi, incolti e incustoditi, si arricciolano felici attorno alle orecchie, e mi sussurrano di non aspettare ancora.
Ecco, finzione è questo dar colpa (o merito) ai miei capelli, perché ne dico sempre che sono le mie emozioni animate; vivono da sole sulle colline dei miei pensieri; educati e sottili, quando credo di aver poco da fare, poco a che fare col mondo. Robusti e dispettosi altrove, o forse da quando qualcosa, qualcosa che ho detto credo, li ha impregnati e resi decisi a ripetermi senza tregua che non si può arrivare a quegli ultimi trenta secondi, senza aver reso perfetto l'esercizio.
Senza aver reso perfetta la vita! Il che significa non altro che "fare il meglio possibile". Il che significa anche, smettere vagheggiare un sogno, un rimorso, una meta, e invece muoversi. Arrivare là, che poi è sempre qui, fare il giro della boa e lasciarsela indietro.
Così, calo un remo nell'acqua, alzo il remo dall'acqua. "Fatto", penso. So che il pensare mi ha distratta dalla prossima pagaiata, e mi riprendo il silenzio. Rimetto il remo in basso, spingo. Avanti.
I capelli eccitati dall'acqua si espandono come antenne al cielo, e mentre resto sulla mia stessa scia, sospinta dallo sforzo appena avvenuto, lascio che sfondino il limite tra la mente che brama mete fisiche, e quel SE' più grande, che accarezza il cuore e gli ammorbidisce le emozioni, trasformando le istanze dell'io in una potenzialità di crescita.
E questo viaggio immaginato, presto sarà un "fatto". Lo credevo impossibile, ho sempre rimandato a dopo... Finché mi sono detta "dopo di che?".
E non sapendo rispondere più, a quelle razionalità fifone che mi avevano fatto attendere, riconosco che non vado a cercare nessuno, a dire il vero, ma ho trovato una scusa per raggiungermi....
qui, dove sono ora, ma percorrendo una strada che sembra lunga quanto tutta la terra.
Che gira attorno alla Terra.
In attesa si chiudere la valigia, e ruotare il mondo per trovarmi, dall'altra parte a testa in giù (?!), giro la terra dei vasi con le dita. E poi giro le dita, e lascio cadere un seme nella terra.
E poi mi giro, e gli do le spalle, sapendo che ritornerò quando, morto il seme, nasce il fiore.
Come dico sovente, ho "fatto". E "fatto" significa aver concluso un desiderio; che poi accada ancora o solo si disgreghi nella memoria, è compiuto. Lo lascio andare assieme ai capelli, e alle prime foglie d'autunno. Quelle, giallo oro che si arrotola sulle curve dell'aria; quelli, bianchi e castani sotto i castagni gialli, biondi a tratti per finzione e sempre più lunghi, incolti e incustoditi, si arricciolano felici attorno alle orecchie, e mi sussurrano di non aspettare ancora.
Ecco, finzione è questo dar colpa (o merito) ai miei capelli, perché ne dico sempre che sono le mie emozioni animate; vivono da sole sulle colline dei miei pensieri; educati e sottili, quando credo di aver poco da fare, poco a che fare col mondo. Robusti e dispettosi altrove, o forse da quando qualcosa, qualcosa che ho detto credo, li ha impregnati e resi decisi a ripetermi senza tregua che non si può arrivare a quegli ultimi trenta secondi, senza aver reso perfetto l'esercizio.
Senza aver reso perfetta la vita! Il che significa non altro che "fare il meglio possibile". Il che significa anche, smettere vagheggiare un sogno, un rimorso, una meta, e invece muoversi. Arrivare là, che poi è sempre qui, fare il giro della boa e lasciarsela indietro.
Così, calo un remo nell'acqua, alzo il remo dall'acqua. "Fatto", penso. So che il pensare mi ha distratta dalla prossima pagaiata, e mi riprendo il silenzio. Rimetto il remo in basso, spingo. Avanti.
I capelli eccitati dall'acqua si espandono come antenne al cielo, e mentre resto sulla mia stessa scia, sospinta dallo sforzo appena avvenuto, lascio che sfondino il limite tra la mente che brama mete fisiche, e quel SE' più grande, che accarezza il cuore e gli ammorbidisce le emozioni, trasformando le istanze dell'io in una potenzialità di crescita.
E questo viaggio immaginato, presto sarà un "fatto". Lo credevo impossibile, ho sempre rimandato a dopo... Finché mi sono detta "dopo di che?".
E non sapendo rispondere più, a quelle razionalità fifone che mi avevano fatto attendere, riconosco che non vado a cercare nessuno, a dire il vero, ma ho trovato una scusa per raggiungermi....
qui, dove sono ora, ma percorrendo una strada che sembra lunga quanto tutta la terra.
Che gira attorno alla Terra.
In attesa si chiudere la valigia, e ruotare il mondo per trovarmi, dall'altra parte a testa in giù (?!), giro la terra dei vasi con le dita. E poi giro le dita, e lascio cadere un seme nella terra.
E poi mi giro, e gli do le spalle, sapendo che ritornerò quando, morto il seme, nasce il fiore.
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venerdì, settembre 21
la morale della favola
La
notizia è di qualche giorno fa, ma possiamo giurarci, ne sentiremo
s-parlare ancora.
Il
ministro dell’Educazione nazionale francese Vincent Peillon, ha
annunciato che, previa preparazione degli insegnanti, dal prossimo
anno nelle scuole si insegnerà “morale laica” . Naturalmente i
cori, di favorevoli e contrari, si sono già levati... sopratutto da
noi, che come si sa, viviamo in uno stato di semi libertà (qui il link per i coraggiosi),
assuefatti alla morale cattolica tanto da tralasciare l'idea che ci
sia altro, al di fuori di essa, che possa permetterci di vivere
liberi. Quindi nel rispetto degli altri.
Ma
cos'è questa “morale laica”? I proverbi, dico io sulla scia
dell'amica di Amelie Poulain, basterbbero da soli a dirci se una
persona è per bene o meno. “Chi conosce bene i proverbi, non può
essere del tutto cattivo”, dice Gina nel film. Concordo. E, per
quanto sciocco, mi sembra un discreto punto di partenza. Si
obbietterà che non sono necessariamente principi morali, certo: ma
sono l'inizio del buon senso, quello che sembriamo aver smarrito
insieme al senso civico. Ci restano i non-sense, i doppi sensi, i sensi unici
alternati, le strade senza uscita. E, naturalmente, i quattro sensi
di una interpretazione: “Il senso letterale insegna i fatti,
l'allegoria quello che bisogna credere, la morale quello che bisogna
fare, l'anagogia quello verso il quale bisogna tendere”., e quindi,
la Via.
Quella
che, per i medici e ormai anche per i paramedici, inizia
nel: “primum non nocere” del Giuramento di Ippocrate. Morale
laica? Io comincerei da qui.
E
poi, insegnando a sognare, e segnarsi, gli eroi; non gli eroi come
Batman, ma quelli di
Batman:
“Chiunque può essere un eroe, anche un uomo che fa una cosa
semplice e rassicurante, come mettere un cappotto sulle spalle di un
bambino, per fargli capire che il mondo non è finito”.
Ma
certo non sono io, che a volte mi preoccupo del fatto che l'ombrello
non si intoni al rosa antico del golf, a poter dare lezioni su
questo. Sull'armonia cromatica, magari, ma su questo, devo rifarmi,
alle più solide basi di quegli ideali che la rivoluzione francese
(guarda un po') ha fatto echeggiare, e che riecheggiano in certi
ambienti, in fiati che hanno la solida aspirazione a raggiungerli:
libertà,
ugualianza, fratellanza.
Fra
tutti. Senza distinzione di colore di pelle, di fede politica,
religione o ateismo. Perché Laico non significa Ateo. Laico non
significa incapace di amare, e se non si insegna ad amare, si impara.
"Per noi ... la libertà è il dovere di compiere e di non compiere atti secondo la determinazione della propria volontà. E' il diritto di fare tutto ciò che non è contrario alla legge, alla morale ed alla libertà altrui. E' il diritto di approfittare dei vantaggi garantiti dalla legge a tutti i cittadini, di partecipare col proprio voto alla promulgazione della legge, che deve essere rispettata ed obbedita da tutti".
La necessità di affermare l'Uguaglianza nasce, senza meno, quando c'erano differenze sociali maggiori di oggi, almeno all'apparenza. Perchè sento ancora un amico che afferma che il rapporto tra uomo e donna non funziona, se lei è ricca e lui no. Sento ancora chi fa differenze di nascita, condizione e razza, immaginando che il confine fra sé e l'altro sia nell'avere, e non nell'essere umano.
La necessità di affermare l'Uguaglianza nasce, senza meno, quando c'erano differenze sociali maggiori di oggi, almeno all'apparenza. Perchè sento ancora un amico che afferma che il rapporto tra uomo e donna non funziona, se lei è ricca e lui no. Sento ancora chi fa differenze di nascita, condizione e razza, immaginando che il confine fra sé e l'altro sia nell'avere, e non nell'essere umano.
E qui, si torna alla morale. All'educazione morale laica, perchè non è (mai) Dio che ci impone qualcosa, come non sono gli altri, ma piuttosto una sana coscienza che sia in grado di riconoscere prima se stessa, e amarsi, e insieme a ciò diviene in grado di rispettare gli altri. “Ama il prossimo come te stesso”, dice la mia “morale” (cattolica?). Quindi, e non stiamo parlando di egoismo fine a se stesso, per prima cosa ama te stesso. Mi dice la morale.
La reciprocità che è alla base di ogni uguaglianza, nasce dalla applicazione delle regole dell'armonia e della ricerca del “giusto e perfetto”...”.
“La Fratellanza ... non è un comportamento o atteggiamento virtuoso dettato da un comandamento esterno .... E' un "principio" primario, connaturato alla specie, origine di comportamenti e stimoli necessari per la sua perpetuazione, (a partire dalla cooperazione per la sopravvivenza, l'acquisizione del cibo e la difesa del gruppo).”
I massoni lavorano incessantemente “per edificare Templi alla virtù e scavare profonde ed oscure prigioni al vizio". Viene detto che "La virtù (secondo la sua etimologia vuole dire forza,) è la forza di fare il bene, assoluto compimento del proprio dovere...è virtù pubblica quando è dedicata alla Patria, allo Stato, alla Società; .. è virtù privata quando si esercita senza sforzo, ma con disinteresse, in favore degli individui. .. è virtù domestica quando è rivolta ai doveri familiari: la virtù in tutta l'estensione del termine non arretra né davanti ai sacrifici, né davanti alla morte, quando si tratta di compiere un dovere."
La
Libertà non è
discrezionalità, non è “senza limiti", non è "libertà
di fare ciò che si vuole”; ma, come Evola distingue, vi è
differenza fra “libertà di” e Libertà “per” (qui il link). Come la
libertà per
adempiere alla legge morale, che Kant osserva dentro di se.
La
legge morale (che si distingue dall'etica1,
in continua evoluzione), consta di tutti i principi del rispetto e,
credo, anche dell'amore dell'uomo per l'uomo. “Non fare agli altri
quel che non vorresti fosse fatto a te”. In primis. Perché sul
contrario, qualche obiezione si può porre, in modo paradossale: un
masochista, potrebbe credere che anche gli altri traggano piacere dal
ricevere dolore, per esempio.
Morale
e libertà, comunque, hanno una origine interiore.
Come
possiamo credere che uno stato le insegni2?
Proprio in virtù di quegli assoluti, che partono, ahinoi, da
buongiorno
e buonasera,
dall'imparare l'assistenza e l'ascolto dell'altro, fino ad arrivare
all'intuizione della sua necessità. Ma questa, è un 'altra storia.
Una
storia che conduce, necessariamente, all'etica, quando, compresi i
principi morali, si sia in grado di essere in “libertà del sé
nei confronti della propria volontà; inclusa la capacità di
prendere le distanze da abitudini, convenienze e conformismi.”
La
libertà è morale, quando rispetta quella altrui negli stessi
termini, e a partire dal pensiero di Voltaire: “Posso non essere
d'accordo con le tue opinioni, ma difenderò sempre il tuo diritto ad
esprimerle”.
Se
il limite appare essere quello della tolleranza, qui si odora il
concetto di ugualianza e fraternità.
Si
può obbiettare che “l'uguaglianza
tuttavia non può, in senso civico e morale, essere assoluta”: per
questo vi è la Legge. Per questo vi è la Giustizia. Ma l'ugualianza
“graduata [in certi ambienti], per gradi di saggezza, è
simbolizzata dalla "paga del lavoro muratorio", intesa come
incentivazione basata su valori di alta idealità”; quindi non su
utopie social-comuniste, ma sul più alto concetto Dantesco della
ricezione della luce. La luce non è minore o maggiore in sé, ma
solo nella capacità che noi stessi abbiamo di percepirla.
Che
poi si affida a “regole
di comportamento (etica individuale e di gruppo) che mirano
essenzialmente alla creazione di valore – e di valori – per
l'esistenza”.
“Alla
competizione si contrappone la solidarietà; il progresso è
concepito come risultato della ricerca dell'uomo a migliorare sé
stesso,
"usando la mente come un cuneo per allargare, meglio che si può,
gli interstizi del muro che lo stringe da ogni parte"3.
E
si arriva così alla Fratellanza.
L'amore fraterno è “giusto e perfetto”; è quanto di più puro
possa esistere; è l'amore incondizionato che ti accetta come sei, pari a quello tra genitore e figlio, non fosse che lo sopravanza nel
suo non essere “deciso”. I fratelli non si scelgono, ma si
riconoscono solo come tali (e
crescono insieme).
Parafrasando: gli uomini non si scelgono,
se non, e questo lo impariamo sulla nostra pelle, con le scelte che
facciamo (gli uomini non si scelgono, ma crescono insieme).
Ma se per i fratelli di sangue possiamo parlare di scelte fatte in (eventuali) vite precedenti, per i Fratelli che troviamo sul nostro cammino tutto è lasciato alla decisione di amare l'altro come se stesso. Come è in se stesso. Come è in Sé, perché siamo tutti parte di Una sola Natura.
Ma se per i fratelli di sangue possiamo parlare di scelte fatte in (eventuali) vite precedenti, per i Fratelli che troviamo sul nostro cammino tutto è lasciato alla decisione di amare l'altro come se stesso. Come è in se stesso. Come è in Sé, perché siamo tutti parte di Una sola Natura.
La
morale laica
è quindi frutto del principio di solidarietà e del rispetto della
vita; della positività nell'agire e nel pensare4.
È ricerca del bene comune, come necessità dell'uomo
evoluto.
Non
sempre gli individui sono formati a questo, e benchè si possano
comprendere le proteste, anche in Francia sono state numerose, di
chi rivendica il diritto all'educazione dei figli (cosa che comunque
avviene ed avverrà sempre; l'influenza del nucleo familiare è comprovata e semmai integrata dall'esterno), mi sento di affermare che la “morale
laica” può costituire una mappa di come muoversi.
Le
sue 'due chiavi' sono l'altruismo e il rigore razionale, che vanno
equilibrate e possedute entrambe, come la chiave bianca e quella
gialla che Dante sbandiera nella Commedia.
Realizzato
il rispetto di sé, l'altruismo è
un sentimento
che spinge
ad agire per il ben-essere degli altri, trascendendo se stessi,
mentre il rigore razionale “detta la stretta osservanza dei
rapporti giuridici o economici o politici tra gli uomini.” Entrambi
gli aspetti hanno il cuore nella fratellanza, prima riconosciuta
all'interno di una cerchia, e poi estesa a tutti coloro che ci
circondano.
Intravediamo
quindi che: "La
morale è […] la legge naturale universale ed eterna che regge
tutti gli esseri intelligenti e liberi. E` la coscienza
scientificamente spiegata [e ci fa apprendere] i doveri e l'uso
ragionato dei nostri diritti.
Nella
Libera Muratoria5 la legge morale risulta dal continuo tentativo di
equilibrare nella società reale le leggi naturali, ed è morale
colui che saprà
rispettare e vedrà rispettata integralmente la sua vera natura e
quella degli altri”.
La
legge morale è quindi la virtù che implica la reciprocità, e
naviga (ah! La navicella dell'ingegno dantesco, che alza le vele,
per correr miglior acque!) verso la creazione di valori comuni
costruttivi, attraverso la riflessione sulle azioni compiute, e su
quelle da compiere per il bene dell'individuo e dell'umanità.
La
ricerca morale e quindi di una morale laica, è questo, e dovrebbe
tendere allo scopo “di migliorare
progressivamente la qualità del proprio lavoro.",
oltre che del proprio essere.
Alla
luce di queste riflessioni, che forse nascono anche da qui, mi
addolora tanto più vedere persone che conosco, che commentano di
fronte ad un problema dell'azienda pubblica per cui lavoro (e alla
proposte per cambiare le cose) che: “non siamo noi, [del popolo,
delle basse sfere,] a dover proporre le soluzioni”.
Queste
persone sono per me, come quei che “han mala luce”, come direbbe
il Poeta sommo (ma non mi arrendo: i fratelli crescono insieme!). Non
vedono che quel poco concesso loro, ma non hanno nemmeno la legge
morale (di cui fin qui) a guidarli. Poiché se c'è un difetto che
hanno gli uomini, è delegare agli altri la possibilità di salvarli.
E' credere, riprendendo l'idea di chi ci troviamo attorno (e io
barcollo!) che quanto accade intorno non dipenda (anche) da noi.
Consideriamo
ancora, quindi, che "Il vizio è ogni concessione fatta
all'interesse ed alla passione a spese del dovere. E' la
soddisfazione dei cattivi desideri dell'uomo (…); pericolo contro
il quale bisogna armarsi con tutte le forze della ragione, con tutta
l'energia del carattere, e che si perviene a distruggere con il quadro
dei godimenti ... procurati dall'uomo
da una vita di saggezza e virtù. (…) Noi lavoriamo senza tregua al
nostro miglioramento, (…). Il vizio può essere .. identificato
nell'azione inutile, dannosa, immotivata, stupida, irriflessiva, che
non crea valore e nemmeno vantaggio. Il lavoro della coscienza,
quello della costante valutazione ed analisi di pensieri ed emozioni
relative all'essere e all'agire, quello del controllo dei rapporti
che li legano, è già lotta contro il vizio”.
Chi
prenda coscienza di questi aspetti, impara in primo luogo ad
assumersi la responsabilità dell'azione, e poi a cercare di
rinnovare il processo perchè si trasmetta al prossimo, e alle
prossime generazioni. Ma tutto questo, come detto, non può
prescindere dal perseguire, innanzitutto, il proprio perfezionamento,
La Ricerca di sé; la conoscenza oltre il dogma, che limita e
trattiene dal fare della legge morale la propria legge interiore come
riconoscimento cosciente, e non come imposizione.
E
torno all'inizio: PRIMUM NON NOCERE, ma nosce te ipsum.. e conoscerai
te stesso e l'universo. Allora, come dice Kauschik, “... in noi c’è
vero Amore [e] sapremo dare a tutti ciò che dobbiamo dare”.
La
morale della favola, è, solo ora: “ fai agli altri come che
vorresti fosse fatto a te”.
1
L'etica è un divenire non una realtà; una evoluzione, non un
assoluto. Se guardiamo nel passato, quante azioni ritenute in altri
tempi morali, oggi sono ritenute immorali.
2
"Per Ernesto Nathan lo sviluppo dell'individuo nella libertà
e nella giustizia é il fine. La pubblica amministrazione è il
mezzo per perseguirlo e realizzarlo... Bisognava liberare le menti
dai dogmi e dalle superstizioni educandole a pensare con la propria
testa. Bisognava educare all'esercizio dell'autonomia morale e alla
gestione della libertà di scelta. Bisognava insomma, educare
all'etica laica della responsabilità, dove l'azione ha valore in se
stessa e per le conseguenze individuali e sociali che implica:"
(Maria
Mantello)
3 Accenno
qui, l'ifea della libertà “da”, come libertà dal conosciuto.
Come libertà da quei vincoli rappresentabili con l'ego.
4 La
cosa che più si avvicina credo sia l'Ottuplice
sentiero
del buddhismo, che cito, non a
caso, come filosofia, e non come religione: :
Retta Comprensione, Retta Motivazione, Retta Parola, Retta Azione,
Retta Vita, Retto Sforzo, Retta Consapevolezza, Retta
Concentrazione.
5 La
massoneria mi sembra la miglior scuola di morale laica cui riferirmi al momento, almeno come Idea; lasciamo stare gli uomini che non sono
sempre “giusti e perfetti” .
LINK:
http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/467211/http://www.uaar.it/news/2012/09/04/francia-arriva-morale-laica-non-atea/
http://www.lejdd.fr/Societe/Education/Actualite/Vincent-Peillon-veut-enseigner-la-morale-a-l-ecole-550018
lunedì, settembre 5
Non incolpare nessuno
Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.
Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.
Non amareggiarti del tuo fallimento
nè attribuirlo agli altri.
Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno é così terribile per cedere.
Non dimenticare
che la causa del tuo presente é il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
Apprendi dagli audaci,
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e piú al tuo lavoro.
I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere piú grande, che è
il più grande degli ostacoli.
Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.
Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell’alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina,
deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.
Pablo Neruda
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.
Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.
Non amareggiarti del tuo fallimento
nè attribuirlo agli altri.
Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno é così terribile per cedere.
Non dimenticare
che la causa del tuo presente é il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
Apprendi dagli audaci,
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e piú al tuo lavoro.
I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere piú grande, che è
il più grande degli ostacoli.
Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.
Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell’alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina,
deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.
Pablo Neruda
lunedì, giugno 20
Aprire la valigia (prima parte)
Infine si parte.
Ogni viaggio che si rispetti inizia facendo la valigia, e termina quando gli ultimi panni sono lavati, la faccia è pulita e il cuore, svuotato in partenza ed accuratamente pesato sia all'una che all'altra dogana, è quieto.
Finisce quando non hai più voglia di viaggio, e scorri le immagini non come ricordi, ma come qualcosa che, essendoti già stampato dentro, non ha più bisogno d'essere corretto e ricordato. E' tuo.
Qui finisce il viaggio, ed inizia il racconto.
Di come un giorno sei salito su un aereo, senza più pensare a quello che immaginavi su questa partenza, alle attese e alle illusioni, ma solo alla terra che ti corre sotto i piedi, a migliaia di kilometri prima, e ben serrata e rovente quando, a poche ore di distanza, calpesti il suolo d'un'altra nazione, ascolti suoni che ancora non ti appartengono. Divori immagini, mescolando quello che vedi con quello che sei.
E al mattino, specchiandoti, quasi non ti conosci. Ma ti ri-conosci.
Ogni viaggio che si rispetti inizia facendo la valigia, e termina quando gli ultimi panni sono lavati, la faccia è pulita e il cuore, svuotato in partenza ed accuratamente pesato sia all'una che all'altra dogana, è quieto.
Finisce quando non hai più voglia di viaggio, e scorri le immagini non come ricordi, ma come qualcosa che, essendoti già stampato dentro, non ha più bisogno d'essere corretto e ricordato. E' tuo.
| particolari di un palazzo Sivigliano |
Di come un giorno sei salito su un aereo, senza più pensare a quello che immaginavi su questa partenza, alle attese e alle illusioni, ma solo alla terra che ti corre sotto i piedi, a migliaia di kilometri prima, e ben serrata e rovente quando, a poche ore di distanza, calpesti il suolo d'un'altra nazione, ascolti suoni che ancora non ti appartengono. Divori immagini, mescolando quello che vedi con quello che sei.
| attorno all'Arena (Siviglia) |
| Attorno all'Arena |
| il Guadalquivir |
| "alle scale piace cambiare" - Università di Siviglia - |
| Plaza de Espagna (Siviglia) |
| Plaza de Espagna |
| Plaza de Espagna |
| La rosa del mio segreto. E luce blu. |
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mercoledì, aprile 20
Auguri
Con l'approssimarsi della Pasqua, ma già avremmo dovuto percepirlo dall'equinozio di Primavera, si apre una nuova possibilità di rinascita. La terra esplode verso il cielo, in un tripudio di fiori e foglie d'un verde elettrico e allegro; indossa un nuovo vestito, che ricopre le nudità di rami della notte invernale.
A noi uomini, a volte per intuizione, a volte perchè ci introduciamo in un nuovo ambiente, a volte... perchè finchè restiamo "giovani dentro" c'è sempre una nuova primavera, è concesso più facilmente e velocemente di cambiarci d'abito. Tuttavia, benchè possa essere fatto
come atto magico, non sempre questo porta ad un effettivo cambiamento. Ma in questo appena avvenuto passaggio, il mio augurio a noi tutti è che possiamo vestirci di nuovo, e con gioia scoprire qualcosa che è dentro di noi...
indossiamo il vestito dell'imperatore, e scopriamo che il Re (la luce in noi) a ben guardare, è nudo.
Tantissimi auguri di BUONA PASQUA!!!
Delle mie vecchie spoglie denudato
son morto! al principio del cammino,
rivestito, dopo essere iniziato
son rinato, con l’animo bambino.
E volgendo dattorno gli occhi nuovi
verso quelli di cui io ero il frutto
riconobbili abbigliati come me,
e sentii che gli ero uguale in tutto.
Lo sguardo, poi, cercare volle il corpo,
delle passioni oscure ospite stolto!
Nessuna forma più vi si scorgeva,
stava come marmoreo, grezzo blocco
che di scultor la mano s’attendesse
per disvelar l’idea che v’era sotto.
Del Michelangelo memoria antica
mi s’affacciò passando a questa vita!
Mi s’era infatti per mia scelta dato
un bianco foglio in cui ricominciare,
trasmutando la forma del passato
e proseguire l’arduo mio scalare.
Li vidi allor muovere lentamente,
passione e razionale, cuore e mente!
In un caleidoscopico mutare
si dividevano e tornava’ assieme;
il mal sopito s’aveva a rivelare
ed il conoscerlo mi dava nuova speme.
Di definito e forma non più schiavo
mirai dinnanzi, vasto, l’orizzonte
vidi così che, sulla via che andavo,
ero della Creazione figlio e fonte.
A noi uomini, a volte per intuizione, a volte perchè ci introduciamo in un nuovo ambiente, a volte... perchè finchè restiamo "giovani dentro" c'è sempre una nuova primavera, è concesso più facilmente e velocemente di cambiarci d'abito. Tuttavia, benchè possa essere fattocome atto magico, non sempre questo porta ad un effettivo cambiamento. Ma in questo appena avvenuto passaggio, il mio augurio a noi tutti è che possiamo vestirci di nuovo, e con gioia scoprire qualcosa che è dentro di noi...
indossiamo il vestito dell'imperatore, e scopriamo che il Re (la luce in noi) a ben guardare, è nudo.
Tantissimi auguri di BUONA PASQUA!!!
L’abito (Iniziazione)
Delle mie vecchie spoglie denudato
son morto! al principio del cammino,
rivestito, dopo essere iniziato
son rinato, con l’animo bambino.
E volgendo dattorno gli occhi nuovi
verso quelli di cui io ero il frutto
riconobbili abbigliati come me,
e sentii che gli ero uguale in tutto.
Lo sguardo, poi, cercare volle il corpo,
delle passioni oscure ospite stolto!
Nessuna forma più vi si scorgeva,
stava come marmoreo, grezzo blocco
che di scultor la mano s’attendesse
per disvelar l’idea che v’era sotto.
Del Michelangelo memoria antica
mi s’affacciò passando a questa vita!
Mi s’era infatti per mia scelta dato
un bianco foglio in cui ricominciare,
trasmutando la forma del passato
e proseguire l’arduo mio scalare.
Li vidi allor muovere lentamente,
passione e razionale, cuore e mente!
In un caleidoscopico mutare
si dividevano e tornava’ assieme;
il mal sopito s’aveva a rivelare
ed il conoscerlo mi dava nuova speme.
Di definito e forma non più schiavo
mirai dinnanzi, vasto, l’orizzonte
vidi così che, sulla via che andavo,
ero della Creazione figlio e fonte.
mercoledì, marzo 9
Vento di rivoluzione
In questi giorni, con molta attenzione ed una certa angoscia, stiamo assistendo a delle mutazioni di cui non si riesce a scorgere il punto di arrivo. Non è solo la primavera che s'avvicina, sul soffio della tramontana; fosse quello non ci preoccuperemmo...
E' questa osannata rivoluzione che smuove l'altro lato del mare, quello a sud, dove le passioni sono state sopite nel deserto, ed ora, come fuoco di ceneri sembra iniziare un mutamento. Alla maniera umana, non l'acqua che fa gioire gli alberi con germogli e fiori sempre più vivaci, ma il sangue bagna questa primavera araba. Per la quale ci auguriamo, oltre a una riduzione dei prezzi del carburante, un lieto fine.
Ci auguriamo che la democrazia, volubile fiore il cui aspetto finora, nelle sabbie della Sirte è un esplosione di garofani rossi in petto ai morti, diventi la spirale amorevole della rosa. O perlomeno, "in attesa di sapere cosa sia" non diventi un paravento di frasche dietro cui si nascondano altri fucili, altre bombe, altri morti su questo lato del mare.
Non so da che parte stare, e come sempre tifo per quel "che move amore e l'altre stelle", benché l'innata convinzione che mi allontana dall prediche di chiesa, mi faccia pensare che anche l'uomo c'entri qualcosa. Per libera scelta, se non per conquistato Libero Arbitrio. Come un giardiniere sceglie i semi da piantare, e cura il suo giardino (o il suo balcone ;-) ), così nel piccolo anche noi possiamo mutare il profumo dell'aria, piantando margherite, garofani o rose.
I garofani comunque, cacciano le zanzare.
"C'è una rivoluzione che dobbiamo fare
se vogliamo sottrarci all'angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni
in cui siamo afferrati.
Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie o le ideologie,
ma con la radicale trasformazione della nostra mente." (J. Krishnamurti)
martedì, agosto 31
...almeno una volta... (continua dal post precedente)
La mia mente in questi giorni è abbastanza vuota di idee, anche se i pensieri si inseguono come le pagine di un libro.
Mi dico che prima o poi la fine arriva, e che invece di chiudere su pagine già vergate e colme, alla fine il libro inizierà a scriversi. Nell'attesa faccio la valigia,ancora una volta.
Metto dentro qualche altra cosa da fare, almeno una volta nella vita, e spero che non sia troppo pesante!
8- partire senza sapere dove si va
9- arrivare nel posto che si è sempre sognato
10- raccontare il sogno più grande, senza paura che l'invidia lo distrugga
11- dire quello che si pensa, senza paura di quello che penseranno di te
12- vivere un giorno senza paura.
...l'ho detto subito, ce non sono in gran vena di scrivere. Ma se non appunto qualcosa dopo un po' mi sento assente da me stessa!
E per poter andare via ancora un po', volevo salutare con un allegro abbraccio i vecchi amici e i nuovi lettori!
Mi dico che prima o poi la fine arriva, e che invece di chiudere su pagine già vergate e colme, alla fine il libro inizierà a scriversi. Nell'attesa faccio la valigia,ancora una volta.
Metto dentro qualche altra cosa da fare, almeno una volta nella vita, e spero che non sia troppo pesante!
8- partire senza sapere dove si va9- arrivare nel posto che si è sempre sognato
10- raccontare il sogno più grande, senza paura che l'invidia lo distrugga
11- dire quello che si pensa, senza paura di quello che penseranno di te
12- vivere un giorno senza paura.
...l'ho detto subito, ce non sono in gran vena di scrivere. Ma se non appunto qualcosa dopo un po' mi sento assente da me stessa!
E per poter andare via ancora un po', volevo salutare con un allegro abbraccio i vecchi amici e i nuovi lettori!
domenica, agosto 15
Agosto
Non amo le ferie di agosto, da quando posso scegliere quando farle almeno, perchè prima le amavo in quanto ferie; quando fossero non aveva molta importanza.
Quest'anno comunque stavo lì, a dire "parto", a immaginare la valigia, mettere dentro soprattutto una certa voglia di cambiare le dinamiche della vita... e poi arrivare al mare solito, quello 'così bello che nemmeno ai Caraibi', e disfarla, quella valigia: non parto.
Mi contento di due ore di Cassia, seguendo pensieri che non si arrestano e che riescono a costruire intorno sconfinate praterie americane, sulla Tuscanese, che pare di vederci anche i bisonti e gli indiani... e laddove c'è il campo con in fondo l'allevameno di struzzi, si potrebbe tranquillamente sostenere di essere già in Australia.
Poi c'è Londra, nelle foto, nei ricordi, nell'attesa di tornare perchè una metà della parte che non ho saputo lasciare, voleva restare, ed è tornata a casa di malavoglia. Ed è la parte che ci andrà di nuovo, per liberare l'altra, che vuole raggiungere"lontano".
Mi contento, perciò, nell'attesa delle spiagge all'Hawaii, quasi tutti i weekend, che ti senti nel Pacifico, ma sembra di essere in Svizzera perchè metà della popolazione quest'anno ha la pelle chiaara di chi non vede tano sole, e un accento straniero nel caso sappia parlare la lingua indigena. E tra questi, quest'anno ho ri-incontrato mia sorella; quella che avevo perso in un'altra vita, non so più quale, ma so il suo vecchio nome e fatico ad imparare il nuovo. Così abbiamo passato tutto il tempo concesso a raccontarci cosa avevamo fatto nel mezzo tra allora, ed oggi...
Un viaggio davvero lontano; un po' perchè si parlava in tedesco, e questo fa già molto "estero", poi qualcuno interloquiva in italiano e credevo di essere teletrasportata da distanze sconfinate di nuovo qui, sulla spiaggia bianca dell'Ilio del mio cuore; bruciato tempo fa come Troia.
Attraverso questo incontro, che si faceva necessario come le prime volte che vedi il tuo innamorato, con le mani logore ma un sole luminoso che sorge alle spalle mentre guardo il mare, sto ricostruendo; smonto le corazze della mente e cerco di tirare fuori dalle ceneri quel batuffolo pigolante, che è il mio nuovo cuore pulcino.
Con estremo coraggio, o forse per paura di soffocarvi dentro, ha rotto quasi tutto l'uovo e vuole uscire, ma avendo sognato a lungo, tra una vita e l'altra, stavolta fuori di sé ha già trovato, oltre ai paesaggi incredibili di sole che sorge tra le montagne illuminando cornacchie su un prato, dei baluginii di luce plumbea sulle piramidi di vetro prima della pioggia, del riflesso in alto sullo specchio d'acqua del corpo che nuota essendo solo... movimento... dicevo... ha trovato già non una ma due sorelle, tanto simili che parlo con una confondendola con l'altra, stupendomi che abbia gli occhi scuri.. ieri erano grigioverdi... come quelli della velaia con cui continuiamo a tessere un filo che move il cielo da qui a Trapani, e diventa sempre più forte. E a volte sembra che formi anch'esso un uovo...
Nella vita siamo abbastanza fortunati se abbiamo un Amico. Siamo 'bravi' se sappiamo tenerlo, nel senso di tenerci dentro tutto quello che ci si può scambiare e riconoscere gli uni negli altri..
Ma io non credo di essere più brava o fortunata degli altri, perchè come amiche tutte loro sono una sola, anche se mi piace dire che sono le mie tre sorelle. Come se fossimo le streghe di Oz, ma tutte buone!
Siamo molto fortunati se abbiamo un Amore. E io ho amato davvero solo due volte, quegli amori egoistici e appaganti, che poi finisce che non compri più nemmeno il pane perchè vivi di quelli stessi. E quando muore tii sembra di non poter più muovere nemmeno un muscolo; che niente abbia senso. Ma i sensi vivi, per una volta non da bistrattare, un giorno ti svelano che mille sono i volti di amore, anche se qunado accendi la lanterna, l'unico in cui si coagulano le ombre, ti brucia.
Mi fermo qui.
Sulla scogliera che domina l'oceano mare che sondo ogni volta che lo ramnento. A guardare le rovine che bruciano sul promontorio, e da cui sono fuggita attraverso un passaggio nella terra.
Se forse lì non crescerà più niente, potrebbe essere un buon momento per smettere di fare mura attorno a me, e restare aperta, in ascolto; come se fossi solo l'intelaiatura di una casa...
e più che altro fsossi l'aria che sta ugualmente dentro e fuori.
Aspettando qualcuno che la abiti.
Quest'anno comunque stavo lì, a dire "parto", a immaginare la valigia, mettere dentro soprattutto una certa voglia di cambiare le dinamiche della vita... e poi arrivare al mare solito, quello 'così bello che nemmeno ai Caraibi', e disfarla, quella valigia: non parto.
Mi contento di due ore di Cassia, seguendo pensieri che non si arrestano e che riescono a costruire intorno sconfinate praterie americane, sulla Tuscanese, che pare di vederci anche i bisonti e gli indiani... e laddove c'è il campo con in fondo l'allevameno di struzzi, si potrebbe tranquillamente sostenere di essere già in Australia.
Poi c'è Londra, nelle foto, nei ricordi, nell'attesa di tornare perchè una metà della parte che non ho saputo lasciare, voleva restare, ed è tornata a casa di malavoglia. Ed è la parte che ci andrà di nuovo, per liberare l'altra, che vuole raggiungere"lontano".
Mi contento, perciò, nell'attesa delle spiagge all'Hawaii, quasi tutti i weekend, che ti senti nel Pacifico, ma sembra di essere in Svizzera perchè metà della popolazione quest'anno ha la pelle chiaara di chi non vede tano sole, e un accento straniero nel caso sappia parlare la lingua indigena. E tra questi, quest'anno ho ri-incontrato mia sorella; quella che avevo perso in un'altra vita, non so più quale, ma so il suo vecchio nome e fatico ad imparare il nuovo. Così abbiamo passato tutto il tempo concesso a raccontarci cosa avevamo fatto nel mezzo tra allora, ed oggi...
Un viaggio davvero lontano; un po' perchè si parlava in tedesco, e questo fa già molto "estero", poi qualcuno interloquiva in italiano e credevo di essere teletrasportata da distanze sconfinate di nuovo qui, sulla spiaggia bianca dell'Ilio del mio cuore; bruciato tempo fa come Troia.
Attraverso questo incontro, che si faceva necessario come le prime volte che vedi il tuo innamorato, con le mani logore ma un sole luminoso che sorge alle spalle mentre guardo il mare, sto ricostruendo; smonto le corazze della mente e cerco di tirare fuori dalle ceneri quel batuffolo pigolante, che è il mio nuovo cuore pulcino.
Con estremo coraggio, o forse per paura di soffocarvi dentro, ha rotto quasi tutto l'uovo e vuole uscire, ma avendo sognato a lungo, tra una vita e l'altra, stavolta fuori di sé ha già trovato, oltre ai paesaggi incredibili di sole che sorge tra le montagne illuminando cornacchie su un prato, dei baluginii di luce plumbea sulle piramidi di vetro prima della pioggia, del riflesso in alto sullo specchio d'acqua del corpo che nuota essendo solo... movimento... dicevo... ha trovato già non una ma due sorelle, tanto simili che parlo con una confondendola con l'altra, stupendomi che abbia gli occhi scuri.. ieri erano grigioverdi... come quelli della velaia con cui continuiamo a tessere un filo che move il cielo da qui a Trapani, e diventa sempre più forte. E a volte sembra che formi anch'esso un uovo...
Nella vita siamo abbastanza fortunati se abbiamo un Amico. Siamo 'bravi' se sappiamo tenerlo, nel senso di tenerci dentro tutto quello che ci si può scambiare e riconoscere gli uni negli altri..
Ma io non credo di essere più brava o fortunata degli altri, perchè come amiche tutte loro sono una sola, anche se mi piace dire che sono le mie tre sorelle. Come se fossimo le streghe di Oz, ma tutte buone!
Siamo molto fortunati se abbiamo un Amore. E io ho amato davvero solo due volte, quegli amori egoistici e appaganti, che poi finisce che non compri più nemmeno il pane perchè vivi di quelli stessi. E quando muore tii sembra di non poter più muovere nemmeno un muscolo; che niente abbia senso. Ma i sensi vivi, per una volta non da bistrattare, un giorno ti svelano che mille sono i volti di amore, anche se qunado accendi la lanterna, l'unico in cui si coagulano le ombre, ti brucia.
Mi fermo qui.
Sulla scogliera che domina l'oceano mare che sondo ogni volta che lo ramnento. A guardare le rovine che bruciano sul promontorio, e da cui sono fuggita attraverso un passaggio nella terra.
Se forse lì non crescerà più niente, potrebbe essere un buon momento per smettere di fare mura attorno a me, e restare aperta, in ascolto; come se fossi solo l'intelaiatura di una casa...
e più che altro fsossi l'aria che sta ugualmente dentro e fuori.
Aspettando qualcuno che la abiti.
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venerdì, agosto 6
La libertà che vorremmo… (un po'st seriamente)
DALLA LIBERTÀ DI ESSERE, LA LIBERTÀ DI PAROLA
L’argomento “libertà” ha molteplici implicazioni (e complicazioni) e può, e dovrebbe, sfociare in una qualche riflessione sul libero arbitrio per concludersi degnamente, ma non è mia intenzione andare tanto in là.
Il significato letterale considera la libertà come una possibilità di autonomia, l’assenza di obblighi e costrizioni. E tanti anelano alla libertà, ritenendo trattarsi “semplicemente” di non avere impegni da rispettare, o persone ai cui comandi dover sottostare.
Benissimo; quanti di noi possono sostenere di essere davvero liberi?
Benissimo; quanti di noi possono sostenere di essere davvero liberi?
L’uomo deve, per necessità, magiare, vestirsi, avere un tetto; è libero? Finchè, per sua scelta, lavora abbastanza da soddisfare le proprie esigenze direi di si.
Il raggiungimento dei beni primari, non rende effettivamente schiavi, in quanto fa parte della condizione del vivere ed eventualmente del vivere all’interno di una società. L’uomo, forse, diventa schiavo nel momento in cui comincia ad inseguire il “sempre di più”; quando non gli basta più il necessario, ma va oltre il bisogno.
Il raggiungimento dei beni primari, non rende effettivamente schiavi, in quanto fa parte della condizione del vivere ed eventualmente del vivere all’interno di una società. L’uomo, forse, diventa schiavo nel momento in cui comincia ad inseguire il “sempre di più”; quando non gli basta più il necessario, ma va oltre il bisogno.
E una madre, che per dovere verso i figli invece di passeggiare e andare dall’estetista torna a casa a preparare il pranzo, accudisce la prole, il marito? La riflessione è la stessa: è libera nella misura in cui è cosciente di agire per propria scelta, e non “danneggia” la propria essenza con un obbligo “morale”, sentito come imposizione.
Cosa è il condizionamento? Sono tutti i doveri che ci imponiamo nel momento in cui seguiamo una credenza, dei modelli di comportamento, un partito... e non ci permettiamo di agire con la mente vuota. Creativa.
Il condizionamento sono i desideri... infiniti come il susseguirsi dei pensieri.
Condizionamento è attaccarsi all’impossibilità di cambiare… E’ credere che se sono invidioso, collerico, malinconico ecc. non possa essere altrimenti; è credere che la paura sia una scusa valida per non agire.
E cosa è la paura? dove sta, “chi” la prova, dove mi porta, da cosa origina, che cosa mi impedisce di fare? Questo, forse, dovremmo chiederci.
La risposta, come il fiore dei sette colori che cresce nel nostro giardino, è solo in sé stessi.
Nella libertà, però, è la Conoscenza…
Quindi per averla, o meglio per essere liberi, per prima cosa occorrerebbe indagare le nostre schiavitù… e sacrificarle! Occorre essere in grado di affrontare la solitudine, la propria vacuità (vederci vuoti, piccoli, inutili), e per farlo occorre attenzione; l'attenzione ci permette di essere completamente in noi stessi in modo da esperire, attraverso il sentimento, l’avvicendarsi di amore, odio, attaccamento, desiderio, e la loro stessa inconsistenza. Possiamo gioire e soffrire, senza rimanere attaccati a queste vitali esperienze, senza conservarne per sempre la memoria; cosa che ci impedisce di vivere le nuove esperienze in modo libero.
Se senza libertà non c’è felicità… lasciatemelo dire, non c'è nemmeno sofferenza… Il dolore provato nel parto, dal dentista, quando ci rompiamo un osso, non resta per sempre. Resta il ricordo di avere sofferto, ma non il dolore in sé. Se non ci si attacca al fatto di soffrire “e basta”, ma si esamina la sofferenza (dove sta, cosa mi sta facendo, che sensazione mi scatena oggi) si può anche recepire il messaggio che il corpo offre attraverso di essa… oggi!
Non ieri, quando già c’era, o domani, per l’idea che tornerà.
Se indago, nel momento in cui la causa balena innanzi agli occhi la sofferenza scompare. E con essa scompare la schiavitù che comporta.
Occorre però avere il coraggio di sacrificare l’attaccamento a condizioni passate.
Elemento essenziale della libertà, è quindi la consapevolezza.
(Banalmente, per esempio, delle conseguenze che scateniamo con un atto ce lo fa compiere fino in fondo, bene o male che venga giudicato dalla morale).
Se sono consapevole di ciascun gesto, perché non ho il bagaglio della memoria a filtrarne il compimento[1] divento disciplinato[2], ordinato.
Non è libero chi ritiene di poter fare ciò che vuole, a dispetto del danno o bene causato agli altri; la nostra libertà non finisce dove inizia quella dell’altro. Finisce dove noi mettiamo un freno perché ci accorgiamo di non esser conformi alla legge suprema, che conosciamo in noi stessi, attraverso la disciplina e l’ordine. Da qui si può partire per indagare la libertà, la cui conoscenza ci apre le porte della Sapienza.
Dall’ordine scaturisce la bellezza. E la bellezza e l’armonia sono indice, lo sostiene anche la fisica, di ciò che è vero[3]. Per questo “è necessario sentirsi liberi non alla fine, ma all’inizio. Nessun sistema di meditazione, nessuna medicina, nessun espediente psicologico vi darà la libertà” (J.Krishnamurti).
E, posto di raggiungerla cosa ne facciamo di questa libertà?
L’uomo libero è in grado di amare. E di essere felice.
Tuttavia “Non c’è felicità senza libertà, non c’è libertà senza coraggio” (Pericle).
Coraggio, perché essere liberi è essere veramente soli; non possiamo attaccarci più a niente. Siamo noi, nell’universo e nessuno ci può salvare! Ma quando siamo in questo stato di “essere liberi” conquistiamo la libertà di parola, di azione.
Quando si ha coscienza di sé, quando non si ha timore di “sentire le verità che hai dette trasformate dai cattivi per trarre in inganno gli ingenui”(R. Kipling), quando non si ha timore dell’altrui giudizio, perché noi stessi siamo in grado di non giudicarci, ma agiamo con la “fede” e l’animo limpido, nella coscienza di fare il meglio possibile per noi in quel momento, allora siamo anche liberi di parlare. Nessuna democrazia ci da questo, dobbiamo conquistarlo. “Esiste una libertà che non è da qualcosa, ma è uno stato dell’essere liberi”, prima di tutto, in noi stessi. Da noi stessi. Di noi stessi. Questo è davvero eroico!
La libertà si raggiunge con consapevolezza, con il lasciare gli attaccamenti fra cui i giudizi, la memoria. Questo ci da la conoscenza delle leggi dell’universo[4], della Volontà, per cui l’ego smette di combattere e resiste solo quell’essenza che ci fa fare esperienza come Opera necessaria all’Essere che si conosce.
È libero chi conosce di essere parte del tutto, per cui ciascuna azione viene messa a servizio di tutto, perché questo è se stessi! E non c’è in questo obbligo o dolore.
Libero sei tu che, con già udite e chiare parole, sacrificando l’ego per la salute del popolo, puoi senza paura, perché é rimosso ogni attaccamento, risolutamente esclamare: “sia fatta non la mia, ma la Tua volontà”.
“La vita e la morte sono condizioni temporanee ma la libertà dura per sempre”.
[1] Non sto parlando ovviamente di quella parte di memoria che è esperienza di vita quotidiana! Come per esempio il fatto che il fuoco bruci ecc.
[2] La disciplina data dall’ordine, dalla conoscenza di sé, è una disciplina legata alla più alta regola, che è la legge armonica dell’universo.
[3] Una teoria elegante in genere è vera.
[4] Quando siamo liberi c’è apprendimento (Disciplina viene da discepolo, che viene da Disco “io apprendo”; discepolo è colui che apprende), c’è conoscenza, c’è ascolto.
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giovedì, luglio 15
Un vestito troppo largo (un gioco di specchi)
"Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto" San Paolo
Il mondo è uno specchio, e solo a passarci atttraverso, forse, si scorge come è davvero; .anche se, passando si rischia di ferirsi il cuore (che si apre), tagliarsi le mani e i ponti alle spalle...
...il che corrisponde, nei deliri depressivi e ipercritici, all'idea vertiginosa e sconvolgente di non essere proprio la persona eccezionale che mi sembro, con il vestito azzurro..
Lila crede di essere come quegli eroi americani sbruffoni e sfuggenti che alla fine rivelano essere pieni di sensibilità e amore...
"Può sembrare", appunto. Come dice mia madre, però, ho il cuore di cactus. Vuol dire che tutto attorno a me c'è uncontorno spinoso che è la parte terribile che vedo riflessa; quella che soffre d'ansia e di compulsioni, quella che credendo di non farcela nemmeno ci prova. Quella che soffre di attacchi di ansia e perchè no, anche d'ira!
Il fatto il mio spasimante attuale, dal quale comincio a mantenere una distanza che sconfina nell'urgenza di un viaggio all'estero, mi ha rivelato di prendere degli psicofarmaci per controllare la rabbia.
Si, che significa? chiedo io.
"Mah, è che alle volte mi scatta qualcosa.. si mi rendo conto di quelle che faccio, ma non mi fermo. Come una volta che uno mi ha tagliato la strada, e beh, credendo che volesse avere ragione mi sono arrabbiato e gli ho dato un cazzotto sul furgone, e glielo ho abbozzato". La faccia che fa è di quelle che ritengono che tutto sommato non è cosa grave, e questo non è l'unico racconto del genere, è solo "la goccia".
La faccia di Lila, specchiata nello stagno alla luce dell'ultimo sole, lisciata fino ad un attimo prima da un soffio di ponentino, si tende come un'ala prima del volo. Come una vela, si gonfia il cuore, per un attimo muto come nel passaggio di mura, nella virata.
Silenzio. E l'asprezza e le spine si rizzano sul dorso d'istrice aggredito. Mi preparo con calma, e fuggo appena possibile..
Poi passa qualche ora, il racconto si fa rocambolesco (ho tendenze da marinaio che appesantisce il pesce ad ogni racconto), sinchè arriva la fatidica frase: "io non lo farei mai"!!!!
Un nuovo silenzio, penetra in quel mai che è impercettibile quanto "un attimo".
"mai" sembra un vestito troppo largo. Ci s'annaspa dentro, ma se sai nuotare la sponda che tocchi non è necessariamente il paradiso.
Si vedono per primi, sulla riva, i relitti delle parole lanciate ad alta voce; capanne di pugni chiusi con le unghie infilate nel palmo; la percussione ritmica di quel cartello preso a calci una volta, per non spaccare il naso alla capogruppo del viaggio in Cornovaglia...
L'esame di coscienza rivaluta le imperfezioni degli altri, e in quelle stesse imperfezioni si terrorizza e teorizza un orrore pari al ritratto nascosto nella soffitta da Dorian Gray.
Con l'odore di tempesta si levano venti e nuvole, nel cielo afoso, aumentando lo stordimento; ma all'apice di questa curva discendente, il cuore smarrito scorge, sulla riva sferzata dal cilicio delle mie travi, un ramo di paglia nei tuoi occhi; un granello che arrossa prima irritando, e poi m'irretisce perchè pare nascondere il contrario di tutto questo: quel punto in cui scegli di avanzare e cambiare la vibrazione alle cose. Di ergerti nella tempesta invece di cercare riparo, e tuffarti nell'occhio del ciclone.
Qui è una calma perfetta. E' la mano tesa che prendo, non per chiedere, ma per dare aiuto. E' il sorriso che incoraggia, l'ancoraggio sicuro. E' tutto l'amore che puoi... e se io ero te, prima, posso esserlo anche adesso.
E tutto ciò che mi è concesso, sta in questo amore che posso.
P.S. Lancio un giochino: se io e voi ci specchiamo, regaliamoci un lato positivo, un bel momento, un sorriso... se vi va raccontatemi una cosa bella di voi, e quindi, anche di me. Accomodiamo il vestito :-)
Il mondo è uno specchio, e solo a passarci atttraverso, forse, si scorge come è davvero; .anche se, passando si rischia di ferirsi il cuore (che si apre), tagliarsi le mani e i ponti alle spalle...
...il che corrisponde, nei deliri depressivi e ipercritici, all'idea vertiginosa e sconvolgente di non essere proprio la persona eccezionale che mi sembro, con il vestito azzurro..
Lila crede di essere come quegli eroi americani sbruffoni e sfuggenti che alla fine rivelano essere pieni di sensibilità e amore...
"Può sembrare", appunto. Come dice mia madre, però, ho il cuore di cactus. Vuol dire che tutto attorno a me c'è uncontorno spinoso che è la parte terribile che vedo riflessa; quella che soffre d'ansia e di compulsioni, quella che credendo di non farcela nemmeno ci prova. Quella che soffre di attacchi di ansia e perchè no, anche d'ira!
Il fatto il mio spasimante attuale, dal quale comincio a mantenere una distanza che sconfina nell'urgenza di un viaggio all'estero, mi ha rivelato di prendere degli psicofarmaci per controllare la rabbia.
Si, che significa? chiedo io.
"Mah, è che alle volte mi scatta qualcosa.. si mi rendo conto di quelle che faccio, ma non mi fermo. Come una volta che uno mi ha tagliato la strada, e beh, credendo che volesse avere ragione mi sono arrabbiato e gli ho dato un cazzotto sul furgone, e glielo ho abbozzato". La faccia che fa è di quelle che ritengono che tutto sommato non è cosa grave, e questo non è l'unico racconto del genere, è solo "la goccia".
La faccia di Lila, specchiata nello stagno alla luce dell'ultimo sole, lisciata fino ad un attimo prima da un soffio di ponentino, si tende come un'ala prima del volo. Come una vela, si gonfia il cuore, per un attimo muto come nel passaggio di mura, nella virata.
Silenzio. E l'asprezza e le spine si rizzano sul dorso d'istrice aggredito. Mi preparo con calma, e fuggo appena possibile..
Poi passa qualche ora, il racconto si fa rocambolesco (ho tendenze da marinaio che appesantisce il pesce ad ogni racconto), sinchè arriva la fatidica frase: "io non lo farei mai"!!!!Un nuovo silenzio, penetra in quel mai che è impercettibile quanto "un attimo".
"mai" sembra un vestito troppo largo. Ci s'annaspa dentro, ma se sai nuotare la sponda che tocchi non è necessariamente il paradiso.
Si vedono per primi, sulla riva, i relitti delle parole lanciate ad alta voce; capanne di pugni chiusi con le unghie infilate nel palmo; la percussione ritmica di quel cartello preso a calci una volta, per non spaccare il naso alla capogruppo del viaggio in Cornovaglia...
L'esame di coscienza rivaluta le imperfezioni degli altri, e in quelle stesse imperfezioni si terrorizza e teorizza un orrore pari al ritratto nascosto nella soffitta da Dorian Gray.
Con l'odore di tempesta si levano venti e nuvole, nel cielo afoso, aumentando lo stordimento; ma all'apice di questa curva discendente, il cuore smarrito scorge, sulla riva sferzata dal cilicio delle mie travi, un ramo di paglia nei tuoi occhi; un granello che arrossa prima irritando, e poi m'irretisce perchè pare nascondere il contrario di tutto questo: quel punto in cui scegli di avanzare e cambiare la vibrazione alle cose. Di ergerti nella tempesta invece di cercare riparo, e tuffarti nell'occhio del ciclone.
Qui è una calma perfetta. E' la mano tesa che prendo, non per chiedere, ma per dare aiuto. E' il sorriso che incoraggia, l'ancoraggio sicuro. E' tutto l'amore che puoi... e se io ero te, prima, posso esserlo anche adesso.
E tutto ciò che mi è concesso, sta in questo amore che posso.
P.S. Lancio un giochino: se io e voi ci specchiamo, regaliamoci un lato positivo, un bel momento, un sorriso... se vi va raccontatemi una cosa bella di voi, e quindi, anche di me. Accomodiamo il vestito :-)
lunedì, luglio 12
Libertà
Ciascuno di noi, immagino nel mio mondo ideale, come Alice nel Paese... che si meraviglia, va cercando la libertà.
Quella ch'è "sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta" (Alighieri lo diceva nel Purgatorio).
Solo, mi è venuta come l'impressione, che non sappiamo bene di che si tratta.
O almeno. Sospettiamo che sia un modo di vivere spassoso e permissivo, quando essere liberi significa sì, non avere ganci e agganci, ma non proprio soddisfare ogni voglia; benchè il regno dei cieli sia là "dove si puote ciò che si vuole"; essere liberi , mi pare oggi, significa ed è possibile solo se si riesce ad avere una capacità d'amare che rasenta l'infinito, e rende infiniti noi stessi.
Di fatto inizia laddove abbiamo la capacità di riconoscere in ogni altro noi stessi, e di renderci conto, senza dovere essere costretti dalla legge morale, del limite d'azione che possiamo scegliere di avere.
Ma questo è un discorso abbastanza lungo, e forse andrà fatto un'altra volta.
Il fatto:
qualche giorno fail mio collega mi chiama, soddisfacendo la mia curiosità, visto che vanamente avevo cercato di origliare la conversazione che svolgeva con qualcuno che aveva bussato; "c'è una tua paziente", mi dice, "che ti vuole salutare".
Sulla soglia mi trovo a fissare un viso nel quale non riconosco segno alcuno, al primo momento, della persona che conoscevo. Poi un barlume, in quel punto che attraersa il tempo che è, per l'appunto, la soglia, riconosco una luce negli occhi, un ricordo che è più la sua voglia di farsi riconoscere, come se fosse importante avere un passato da cui venire... e comprendo. Il nome è dimenticato, come dimenticata è la causa per cui ci incontrammo in terapia.
Tuttavia, come nell'ultimo istante di una vita dicono che accada, mi si svologono dinanzi le sedute di 'rilascio' che abbiamo fatto.
Ricordo la concessione di libertà... di fare; le parole confuse e i viaggi interminabili racchiusi nel mondo assente dal tempo che è una 'seduta' .
"La vorrei ringraziare", mi dice, luminosa, abbronzata, con i capelli corti e terribilmente in cinta quella che era una donna sparuta e spaurita, secca nella sua essenza quanto oggi è florida. Un terra irrorata dalla vita. Un deserto che s'è colmato di fiori.
Questo m'appare.
"La vorrei ringraziare... lei ha cambiato la mia vita".
Il mio cuore fa festa, si illumina le mostro che la ricordo, sorrido, mentre qualcosa in me si mette in guardia dagli spifferi di vanità che già intorpidiscono la mia libertà Non mi priverò di quel senso che sto scoprendo, per cui io non sono artefice di niente, ma solo un faclitatore di processi di mutamento. Creatore in tal senso, ma non guardiano di prigioni.
Dal marmo si libera una forma, ma la mia mano viene guidata dalla capacità di chi mi sta accanto, e chiude e completa il percorso che si instaura in qualunque rapporto tra due persone.La forma finita la sceglie il marmo, non l'artista.
Certo, mi prendo le lodi ed i grazie, e con un pizzico di rammarico chiudo la porta senza potermi dilungare, perchè alle mie spalle c'è un altro deserto; le mi piante aspettano la pioggia, o l'annaffiatoio... o forse di scoprire che l'acqua che le vivifica è nelle profondità di una terra... che è la loro.
Le vorrei dire, ma ormai è andata, che IO non ho fatto niente, se non mostrarle la via. IO non ho cambiato la sua vita; lo ha fatto lei, per sua scelta, con le carte che aveva scoperto sul lettino di finta pelle, mentre toglieva la corazza che l'avvolgeva.
Questo senso di libertà dal fare, mi accorgo mentre torno con le mani e l'anima verso la persona che mi attende, mi permette di fare.
Sorrido.
La vita, comunque sia, è cambiata.
Quella ch'è "sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta" (Alighieri lo diceva nel Purgatorio).
Solo, mi è venuta come l'impressione, che non sappiamo bene di che si tratta.
O almeno. Sospettiamo che sia un modo di vivere spassoso e permissivo, quando essere liberi significa sì, non avere ganci e agganci, ma non proprio soddisfare ogni voglia; benchè il regno dei cieli sia là "dove si puote ciò che si vuole"; essere liberi , mi pare oggi, significa ed è possibile solo se si riesce ad avere una capacità d'amare che rasenta l'infinito, e rende infiniti noi stessi.
Di fatto inizia laddove abbiamo la capacità di riconoscere in ogni altro noi stessi, e di renderci conto, senza dovere essere costretti dalla legge morale, del limite d'azione che possiamo scegliere di avere.
Ma questo è un discorso abbastanza lungo, e forse andrà fatto un'altra volta.
Il fatto:
qualche giorno fail mio collega mi chiama, soddisfacendo la mia curiosità, visto che vanamente avevo cercato di origliare la conversazione che svolgeva con qualcuno che aveva bussato; "c'è una tua paziente", mi dice, "che ti vuole salutare".
Sulla soglia mi trovo a fissare un viso nel quale non riconosco segno alcuno, al primo momento, della persona che conoscevo. Poi un barlume, in quel punto che attraersa il tempo che è, per l'appunto, la soglia, riconosco una luce negli occhi, un ricordo che è più la sua voglia di farsi riconoscere, come se fosse importante avere un passato da cui venire... e comprendo. Il nome è dimenticato, come dimenticata è la causa per cui ci incontrammo in terapia.
Tuttavia, come nell'ultimo istante di una vita dicono che accada, mi si svologono dinanzi le sedute di 'rilascio' che abbiamo fatto.
Ricordo la concessione di libertà... di fare; le parole confuse e i viaggi interminabili racchiusi nel mondo assente dal tempo che è una 'seduta' .
"La vorrei ringraziare", mi dice, luminosa, abbronzata, con i capelli corti e terribilmente in cinta quella che era una donna sparuta e spaurita, secca nella sua essenza quanto oggi è florida. Un terra irrorata dalla vita. Un deserto che s'è colmato di fiori.
Questo m'appare.
"La vorrei ringraziare... lei ha cambiato la mia vita".
Il mio cuore fa festa, si illumina le mostro che la ricordo, sorrido, mentre qualcosa in me si mette in guardia dagli spifferi di vanità che già intorpidiscono la mia libertà Non mi priverò di quel senso che sto scoprendo, per cui io non sono artefice di niente, ma solo un faclitatore di processi di mutamento. Creatore in tal senso, ma non guardiano di prigioni.
Dal marmo si libera una forma, ma la mia mano viene guidata dalla capacità di chi mi sta accanto, e chiude e completa il percorso che si instaura in qualunque rapporto tra due persone.La forma finita la sceglie il marmo, non l'artista.
Certo, mi prendo le lodi ed i grazie, e con un pizzico di rammarico chiudo la porta senza potermi dilungare, perchè alle mie spalle c'è un altro deserto; le mi piante aspettano la pioggia, o l'annaffiatoio... o forse di scoprire che l'acqua che le vivifica è nelle profondità di una terra... che è la loro.
Le vorrei dire, ma ormai è andata, che IO non ho fatto niente, se non mostrarle la via. IO non ho cambiato la sua vita; lo ha fatto lei, per sua scelta, con le carte che aveva scoperto sul lettino di finta pelle, mentre toglieva la corazza che l'avvolgeva.
Questo senso di libertà dal fare, mi accorgo mentre torno con le mani e l'anima verso la persona che mi attende, mi permette di fare.
Sorrido.
La vita, comunque sia, è cambiata.
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lunedì, luglio 5
a Lila piace...
Armare la barca, e disarmare il cuore;
abbracciare l'orizzonte infinito
l'infinità dell'abbraccio di un amico.
Il suono del vento sulle vele spiegate,
e non poter spiegare
il silenzio delll'attimo della virata.
Quando l'orizzonte cambia tutto
e sembra di avere ancora
tutte le possibili rotte,
intere, verso di Sè.
abbracciare l'orizzonte infinito
l'infinità dell'abbraccio di un amico.
Il suono del vento sulle vele spiegate,
e non poter spiegare
il silenzio delll'attimo della virata.
Quando l'orizzonte cambia tutto
e sembra di avere ancora
tutte le possibili rotte,
intere, verso di Sè.
mercoledì, giugno 23
Oggi che non ci sei, percepisco
l’odore ricorrente del mare
non più sommerso dal profumo di te.
Mi prende, ma mi perdo di nuovo
fra i ricordi che fremono
come fiori, sui rami attraversati dal vento.
L’odore, ha il suono d’un tuono,
promessa di temporale dal cuore;
di gocce che inumidiscono la pelle,
non ancora lacrime, non proprio pioggia;
Il rumore torna, se non mi lascio,
lasciandomi indietro affogata in battigia,
o come se fossi un giglio fra le dune
a invidiarne la fuga apparente.
M’appartengo e col tremito allento
la presa, lasciando che arrivi,
mischiato a un clamore di sale
il vento che strappa e fa male.
Sul guano del dolore che impazza
riscivola l’onda, e un profumo leggero
schiaccia a terra i petali incauti,
ricordi caduti sul viale dell’anima.
E mi tengo in piedi, vergine di te.
l’odore ricorrente del mare
non più sommerso dal profumo di te.
Mi prende, ma mi perdo di nuovo
fra i ricordi che fremono
come fiori, sui rami attraversati dal vento.
L’odore, ha il suono d’un tuono,
promessa di temporale dal cuore;
di gocce che inumidiscono la pelle,
non ancora lacrime, non proprio pioggia;
Il rumore torna, se non mi lascio,
lasciandomi indietro affogata in battigia,
o come se fossi un giglio fra le dune
a invidiarne la fuga apparente.
M’appartengo e col tremito allento
la presa, lasciando che arrivi,
mischiato a un clamore di sale
il vento che strappa e fa male.
Sul guano del dolore che impazza
riscivola l’onda, e un profumo leggero
schiaccia a terra i petali incauti,
ricordi caduti sul viale dell’anima.
E mi tengo in piedi, vergine di te.
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