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venerdì, agosto 29

Cuore a cuore (benarrivata Isabella!)

"Salimmo su el primo ed io secondo,
tanto ch'i vidi delle cose belle
che porta 'l ciel..." (D.Alighieri canto XXXIV)

...Eh si, dice così l'Alighieri, e tu in effetti, fratello mio, per primo sei uscito a questo mondo, e io dietro... e sempre attenta a non perderti di vista, finché non ho iniziato a correre quel tantino più veloce per cercare di mettermi in pari!


 E qualche volta si, ti sono passata accanto, e poi davanti, ma sempre guardandomi attorno per veder dov'eri, che tanto, al traguardo, ci s'arriva insieme quando non si fa a gara, ma si è in gara...
In gara ho detto? (anima dell'anima mia, ma non mi dici niente?),... volevo dire in gioco.
In gioco, 'ché abbiamo sempre giocato assieme, io e te, da quando ne ho ricordo... complici, bisticciando, facendo pace, inseguendoci, abbandonandoci, guardandoci andare, guardandoci tornare, almeno fino al giorno in cui, dopo avermi dato metà della tua vita, hai preso la metà che ti mancava...


Oh! ho iniziato ad amarla da subito, questa sorella che mi hai portato in dono! Così ben combinata col tuo cuore, che insieme ne fate uno "grande più di due". E questo, fratello mio, riempie il mio cuore intero a metà di un allegrezza incontenibile, ogni momento che vi poso un pensiero.

Abbiamo corso ancora, è vero, ma nonostante le apparenze, e il fatto che ad esser "grande" ci abbia pensato prima io..
.



...sei sempre tu il fratellino maggiore!

E stanotte, alle 23e54, sei diventato grande anche tu, accogliendo fra le tue braccia... (lo sai anima mia? mi sa che pensava che non ci fosse abbastanza posto! ma io lo dicevo che aveva le braccia grandi!).. l'altro amore della tua vita: quell'altra metà!
Sai, è proprio così che è: da uno a due, da due a tre, perciò hai tre metà della vita, e in tutto, fratello mio, fanno una vita intera!

Isabella, bella come la Beatrice dantesca, è ora di qua dal muro di fuoco, e non aver paura, che le terrai la mano anche se giungesse un piccolo Nino (o comunque si chiami, maschio o femmina che sia, se verrò, l'altro tuo figlio).
Le terrai la mano nella tua mano grande, quella che ho difeso a calci da piccola, perché lo sai che sono io il guerriero, in famiglia. E come tutti i guerrieri, sono qui a proteggere amando quelli che amo, forte della mia anima mezzaintera (l'anima della mia anima mi tiene sempre le ali ben salde!), e ti terrò lo scudo davanti, spada in pugno, mentre tu terrai la mano alla tua bella amata, e alla tua amata 'Bella.


Oh, si, certo! è anche la mia amata Isabella...
che ci ha insegnato la pazienza dell'attesa, con nove mesi di racconti ascoltati dentro il suo guscetto di noce, piccola come un seme di sesamo e grande come l'universo intero.
Che ci ha insegnato l'allegria della vita che si rinnova, con il suo spingere contro la pancia della mamma, per tenerci al corrente delle sue prime capriole.
Che ci insegna che qualunque cosa possa succedere, l'amore riempie il cuore senza riempirlo mai!

E oggi, che si prende il suo posto nel mondo, io sarò davanti a lei e a voi, fratello mio, lo scudo alzato
e la spada in pugno, ma mi resterà sempre nel cuore un braccio libero per abbracciarvi!
E... se non potremo certo impedirle di sbagliare, se non saremo lì ogni volta che si ferisce un ginocchio, che si arrampica su un albero e non sa scendere come la sua allegra Tatamadrina, che si spalanca il cuore, sono certa che tu e 'Nua sarete pronti con l'ago e filo in mano a rammendarle i bottoni saltati, a carezzarle il viso felice, a sostenerla fino a che, cuore del tuo (e vostro) cuore, prenderà la sua metà della vita, e la riempirà di altre meraviglie che ci racconterà, chissà, magari da un viaggio nello spazio!

Fino ad allora, è sempre oggi e qui. E qui, oggi, fratello e sorella miei, mi unisco alla vostra gioia, e brindo inebriando il cuore, a questa piccola goccia d'oceano che sta riempiendo il mare della nostra esistenza!
Benvenuta nel mondo ... Isabell8issim)a!

(firmato...la tua Tatamadrina, Lila con gli occhi blu)



venerdì, novembre 8

negli ultimi tre minuti

  Non è mai troppo presto, né troppo tardi per credere in qualcosa.
 Si potrebbe pensare che negli ultimi tre minuti, che siano anni o giorni, se non magari mesi stimati da un medico, le persone restino immobili nel loro modus vivendi, e finiscano la loro vita credendo che sia tutta qui, ingiusta o bella, inutile o eccezionale, bianca o nera o a volte ambedue.
Poi, proprio come i cattivi dei film buonisti, o quelli che "dovevo farlo" di qualche giallo considerato scadente, le persone cambiano: proprio lì negli ultimi istanti, come quando nell'esercizio di yoga si raggiunge la perfezione, appena un attimo prima che il timer suoni, così anche nella vita si scopre improvvisamente un senso, e che il senso non è continuare la vita come era, ma morirvi definitivamente, e vivere di nuovo. 
 Si scopre che tutto quello per cui volevamo restare, perché c'è sempre, pare, tanto ancora da portare a termine, non ha ragione di sostenerci nella vita perché era senza ragione, e quello che abbiamo visto essere assente, e in questo caso che racconto è (guarda un po'), l'amore, si concretizza nel cambiamento di se stessi.


IL FATTO
Il mio amico dopo, e paziente prima, ha un tumore che ha consentito ai medici di estirpargli la lingua.
"Ma.... parla?", mi chiedono di solito i curiosi, quando accenno al caso. Si parla.
Il problema, infatti, è farlo stare zitto. 
E non c'è niente da ridere, perché se fosse stato zitto, forse avrebbe saputo dire quello che gli ha dovuto erodere la lingua, perché s'accorgesse del corpo, che manifestava la sofferenza dell'anima .
Parla, ed è una persona atea fino al midollo, socievole, simpatica e di ottima cultura, che ama la musica, le donne, l'arte; amava anche cucinare e mangiare, ma questo non riesce più a farlo come prima. Si alimenta con bibitoni insapori, con dentro giusto quel che serve per nutrire un corpo a cui forse, non ha dato mai il giusto peso. Ora invece è in perfetta forma, e per fortuna, anche l'anima si sta finalmente alimentando bene, e con estremo gusto: 
amputato di una parte di sé, l'amico ha trovato l'amore di una donna, l'amore per una donna. E credo che così, in questo ultimo spazio di mesi concessi dall'ostinazione, quando per comprare un altro pezzo di vita iniziano a togliergli una parte di polmone per via delle metastasi, attraverso lei ha iniziato ad amare Dio.
E ha iniziato a credere. 
Si, perché lui, ateo fino al midollo, razionalista, pessimista per carattere o per gli imprevisti e le separazioni della vita, ha iniziato a credere.
Prima che entrasse in ospedale, abbiamo messo su una festicciola, per brindare (un po' di vino, anche se brucia in gola, riesce ancora a berlo) alla vita con la sua musa e l'altra sua salvatrice, la logopedista amica mia, in una serata calda dell'ottobre romano, nella sua nuova casa, perché non è mai troppo tardi per cercare di cambiare.
"Ci provo", ha detto, lasciando infine il vecchio padre bisbetico ad un isolato da lì, con la badante-che -riposa-la-domenica-e-il-giovedì-pomeriggio.
Ci prova anche a combinarci la cena, ma lui mangia prima, e noi ci presentiamo con i regalini e il vino, e la faccia allegra di chi in ospedale, il giorno dopo, ci va per stare in piedi, non in barella e poi nel lettuccio. 
Ci prova, a dire che sicuramente avrà delle complicanze, e noi lì a dire, maddai-di-che-ti-preoccupi-ormai-superi-anche-questa.
Ci prova a ridere, e intanto scarta la coccinella che gli ho regalato.

UNA SETTIMANA DOPO
"ehi, ragazzo,come ti senti?" gli sussurro tra messaggi e telefonate nei giorni che passano dopo l'intervento.
Bene. Sta proprio bene, e mentre lascia l'ospedale per rientrare a casa, nel pugno stringe ancora quella coccinella che gli ho regalato, perché se l'è portata dietro, che "non si sa mai": tra santini e crocifissi un ateo potrebbe anche morire, ma si può sempre credere che le coccinelle, finché restano appoggiate sulla nostra mano, siano lì per portare fortuna.
E lunga vita.

Non è mai troppo tardi, per credere a qualcosa. Io credo che l'amore, vincerà anche stavolta.

E tanti auguri, amico mio!




mercoledì, marzo 6

Sse l'avesssi ssaputo prima...

Quasi quasi mi morderei la lingua, e tutto finirebbe prima di iniziare...ma come dire, non ci riesco, e una volta scoperto che "hai un'adernza in alto", proprio lì dove la lingua avrebbe bisogno di libertà per esprimerti, puoi decidere di fare due cose: chinare il capo e procedere come sempre, o prendere la solenne decisione di cambiare la tua vita. Come quando accade, e giuro! accade, che qualche "coincidenza" cambi le carte in tavola. Sarebbe da sciocchi non approfittarne per voltare pagina, o magari semplicemente iniziare a raccontare.

L'ho avuto "sulla punta della lingua" per molti giorni, questo post, e ora prende già una piega diversa. Le lettere che prima pronunciavo con indifferenza, si attaccano inseguite dall'attenzione, sul palato, nella gola, sui denti; si arrotolano placide nella lingua, si impuntano più lungamente tra le labbra mentre me le gusto.
Non le parole, le lettere. Non le lettere non scritte, ma proprio quelle piccoline come Bi, di baciare, Di di dolcezza, Elle di lontano, Gi di giocare...e naturalmente, la essse di ssincerità, ssstupore, ssorpresa...Sssi.

L'avevo sulla punta della lingua mentre l'ho "tenuta a freno", almeno per certi versi; perché chi mi conosce sa che posso parlare per ore, attorno a un argomento, ma così attorno che alla fine mi serve una mappa per ritrovarlo. E riesco a tornarci, ma è sempre tutto diverso d prima, e così posso ancora avere da dire...Ore e ore e ore.
Invece, sse l'avesssi ssaputo prima!

Oh ssi, mi ricordo gli scioglilingua che mi facevano fare: "trentatre trentini andavano a Trento tutti e trentatré trotterellando" "sopralapancalacapracampasottolapancalacapracrepa", "Sa chi sa se sa chi sa, che se sa non sa se sa, sol chi sa che nulla sa, ne sa piu di chi ne sa"... Erano un gioco in cui scivolavo con la mia esse moscia, la "sseppola" fischiata appena, che mi sono portata appresso per anni, forse per questo senza aver saputo mai dire prima con assoluta certezza: "sono al sicuro", "sei speciale", "sentimento" e soprattutto "SI!".
Ho detto sempre NO, perché era più semplice. Anche quella volta che...: "ma tu mi sposeresti?"... ehm.. e ora come glielo dico?.. beh, fa niente:"No".

Certo, lo so che non sarei stata felice, ma si fa per dire. E' cominciata così, e sono ancora qui con tutte queste curve che mi cambiano la vita, ad ogni SI che non sapevo dire, forse un po' più lontana dalla meta; forse un po' più vicina, ma sempre in scivolata, che ho paura che quando arrivo non riesco a fermarmi.

E poi un giorno c'è stato un balzo, che mi ha cambiato la vita come le coincidenze incredibili dei film. E ho deciso che avrei preso il toro per le corna e sarei andata avanti; era tutto lì pronto, con i miei guai da scavezzacollo, e il mio collo che ha retto mentre un altro si è rotto. Ho fatto un salto. E l'ho detto bene. E poi, a terra, mi sembrava tutto così facile, ma allo stesso tempo perdevo equilibrio sulle cose... "tutto o Nulla"... si, ma se non fosse solo così, mi sono detta? Se esistesse un modo...un modo per dire non "stai fermo", ma "stai bilanciato?" 
Ho cercato, e ho trovato come cambiare punto di vista: mI metto sulla tavoletta oscillante, sstufa di ssstare male, e di andare per dottori, e insomma i ssoldi, con quante esse li dici, mi piace usarli per viaggiare e molte altre cose.

Quindi... mi metto sulla tavoletta, e scendo molto più in forma, ma non mi basta ancora.
Decido di affidarmi ad un collega, che per un "ciabattino" si sa che è una impresa già di per sé abbastanza eroica.
E il buon amico, mi fa scoprire questo nodo, quassù in alto, fra tutto quello che ho dentro e tutto quello che viene da fuori. Lascio che mi tratti, e poi mi tratto meglio, esercitando questo muscolo speciale, con tante radici embriologiche e cinque nervi che la innervano; e non sto a dirvi altro.
Salgo sulla tavoletta con la lingua "a freno", ma questo significa ora che sta nel posto giusto. E scopro un nuovo equilibrio. Fisico, si, ma che riflette e mi fa riflettere su altro.
Salgo sulla tavoletta e mi diverto, a occhi aperti in equilibrio perfetto. Faccio la linguaccia e resto ancora lì; sorrido, con una esse sola.

Chiudo gli occhi, e ho ancora qualche dubbio..oscillo, mi riprendo. Apro gli occhi e sorrido sempre, con due esse: una per sorrido, una per sempre.
 Mentre a sognare magari me ne tengo ancora due, così posso farlo più a lungo.
E penso... chissà che sarebbe successo se l'avessi saputo prima... ma la prossima volta, saprò dire "stringimi", invece di "vai", "seguimi" invece di "ciao", e magari, anche "SI".

lunedì, novembre 19

Partire, per tornare a casa.

C'è stato tutto questo tempo, in cui non ho scritto (qui). Ho telefonato, navigato in internet, esposto una relazione in un convegno...
Come dico sovente, ho "fatto".  E "fatto" significa aver concluso un desiderio; che poi accada ancora o solo si disgreghi nella memoria, è compiuto. Lo lascio andare assieme ai capelli, e alle prime foglie d'autunno. Quelle, giallo oro che si arrotola sulle curve dell'aria; quelli, bianchi e castani sotto i castagni gialli, biondi a tratti per finzione e sempre più lunghi, incolti e incustoditi, si arricciolano felici attorno alle orecchie, e mi sussurrano di non aspettare ancora.
Ecco, finzione è questo dar colpa (o merito) ai miei capelli, perché ne dico sempre che sono le mie emozioni animate;  vivono da sole sulle colline dei miei pensieri; educati e sottili, quando credo di aver poco da fare, poco a che fare col mondo. Robusti e dispettosi altrove, o forse da quando qualcosa, qualcosa che ho detto credo, li ha impregnati e resi decisi a ripetermi senza tregua che non si può arrivare a quegli ultimi trenta secondi, senza aver reso perfetto l'esercizio.
Senza aver reso perfetta la vita! Il che significa non altro che "fare il meglio possibile". Il che significa anche, smettere vagheggiare un sogno, un rimorso, una meta, e invece muoversi. Arrivare là, che poi è sempre qui, fare il giro della boa e lasciarsela indietro.

Così, calo un remo nell'acqua, alzo il remo dall'acqua. "Fatto", penso. So che il pensare mi ha distratta dalla prossima pagaiata, e mi riprendo il silenzio. Rimetto il remo in basso, spingo. Avanti.
I capelli eccitati dall'acqua si espandono come antenne al cielo, e mentre resto sulla mia stessa scia, sospinta dallo sforzo appena avvenuto, lascio che sfondino il limite tra la mente che brama mete fisiche, e quel SE' più grande, che accarezza il cuore e gli ammorbidisce le emozioni, trasformando le istanze dell'io in una potenzialità di crescita.

E questo viaggio immaginato, presto sarà un "fatto". Lo credevo impossibile, ho sempre rimandato a dopo... Finché mi sono detta "dopo di che?".
E non sapendo rispondere più, a quelle razionalità fifone che mi avevano fatto attendere, riconosco che non vado a cercare nessuno, a dire il vero, ma ho trovato una scusa per raggiungermi....
qui, dove sono ora, ma percorrendo una strada che sembra lunga quanto tutta la terra.
Che gira attorno alla Terra.
In attesa si chiudere la valigia, e ruotare il mondo per trovarmi, dall'altra parte a testa in giù (?!), giro la terra dei vasi con le dita. E poi giro le dita, e lascio cadere un seme nella terra.
E poi mi giro, e gli do le spalle,  sapendo che ritornerò quando, morto il seme, nasce il fiore.









lunedì, luglio 30

Ho tirato fuori la mia vecchia bicicletta..

"...quella d'altri tempi col manubrio da corsa..." così cantava la canzone. E anche se BiciBlu non ha più il manubrio da corsa, è d'altri tempi ed ha strati di colori degni di una vecchia donna che si sia rifatta il trucco ancora una volta; non per ingannare né se stessa né gli altri, ma solo per procedere  eretta, nonostante la sua un po' claudicante eleganza, sulla Via, come si conviene ad una signora... piena d'esperienza.


E BiciBlu ricorda, e si racconta storie di amicizie andate via dopo la prima curva, di altre perse sulla discesa di una primavera che ha fatto sbocciare progetti diversi; di quelle assopite sotto i pini o sulle labbra di amori che, a buon diritto ma con nessuna creanza, ci sottraggono le persone che abbiamo conosciuto. O forse ci mostrano come sono. Perché le persone, si nascondano bene o male, alla fine le trovi sempre.

BiciBlu ricorda, con gli occhi stretti nel sole, e un po' appannati dalla vecchiaia o dalle lacrime, gli amici che l'hanno portata al mare con la schiena rotta; che sono poi quelli amati per loro stessi e odiati per la loro staticità in se stessi, per tutti quei "vorrei fare e vorrei cambiare" seguiti solo dalla solita birretta e da un fiume di immaginazioni non conseguite. Amati e odiati, epperò sempre lì, che lei pedala pedala e torna a fare la sua parte,metà via e metà qui, come la sua birra mischiata alla gazzosa perché il tempo delle sbronze non è più qui anche se i varchi sono sempre aperti. Loro restano seduti al tavolo, forse perché, come dei veri amici, aspettano.  E lei che ama un brindisi e una risata, quando torna affamata e sudata dai suoi voli, si infila in quell'accettarsi così come si è: chi cambia cambia, chi non cambia lo vedi comunque diversamente dopo che hai corso nel sole, e con un affetto allargato dalla gioia del movimento. Perché l'amore, se è amore, non invecchia: cresce.

BiciBlu ricorda. Ricorda a se stessa di essere anche come quelli che ha chiamato amici, che chiama amici ora e domani poi chissà, che chiamerà amici sbagliandosi... e che, sapendolo o no la feriscono. Se lo ricorda quando la catena salta fuori perché i fili, a volte, si allentano; quando rigonfia ogni chilometro la ruota bucata; quando è finita l'acqua, ha dimenticato il lucchetto, ha perso il ninnolo gettato a caso nel cestino. Perché a volte siamo solo un po' distratti e le piccole disattenzioni degli altri sono lo stesso tributo che noi facciamo pagare ad altri ancora.


Rimettendo la catena a posto, BiciBlu scopre che tutto fila in modo giusto e perfetto, come la strada per casa, che buca dopo buca, semaforo dopo semaforo, albero e nuvola e vento e calore che ti funestino o ti appoggino, alla fine arriva.

Alla fine arriva. Si toglie il trucco, si sciacqua la faccia, e controlla che sotto il grasso e la polvere ci siano sempre quegli occhi di identico colore, che non si accontentano di guardare ma vedono... che a volte amarsi è lasciarsi andare via.
Le borse perse altrove assieme alle circostanze, e il cuore aperto. Che dopo tutto, l'amore di ciascun amore e di ciascuna amicizia, è l'amore di un Amore che non ti lascia mai.
E nemmeno occhi vecchi come i suoi sono ingannati dai suoi travestimenti.





giovedì, giugno 14

Il dentro di dentro (racconti diversi)

Sono seduti più distanti possibile,tra parole che non sono che un confuso orizzonte,verso cui gli sguardi si spingono senza vedere altro che una leggera nebbia. 

Lo immagino ancora, anche se siamo fermi qui da sempre. Un bacio. Di appoggiare le mani in perfetta libertà, senza il timore di stare troppo fuori per educazione, o di perdermi troppo dentro, o di rimbalzare sulla gomma dura del suo bozzolo.
"Si, ma altro che farfalla. Questo è un elefante, dentro una formica che crede d'essere un gigante. E poi nemmeno, perché le formiche fuori hanno la corazza. Lascia stare il dentro. Dentro siamo tutti uguali, alla fine, anche se... Ma le formiche fuori hanno la scorza dura. Non mi importa se si schiacciano, dentro, te l'ho detto, siamo tutti uguali. Questo però, lo schiacci anche senza le dita."
Dentro è molle come un leprotto.
"non ha la velocità, del leprotto. Solo la paura."
Mi avvicinerò, come si fa col gatto. Terrò la mano tesa per toccargli il pelo lucido lucido, ma piano, per vedere come reagisce.
"hahaha, allora non tendere la mano"
Cosa posso fare?
"Lascia le dita rilassatate. Deve venire lui da te. Non hai ancora imparato come sono i gatti? E non importa, se dentro la formica c'è un leprotto. E' lo stesso con i leprotti."
Quello che sta fuori, sai, credo sia come il dentro.
"non mi dire che stai guardando."
Si, è lucido, anche dentro. E morbido. Oh, vorrei che fosse un gatto, ché almeno saprei come comportarmi. Terrei la mano morbida, e aspetterei che ci arrivi dentro. Come quando immagino.

"Sotto il pelo, è fragile come la porcellana, non è nemmeno una formica."
Stai parlando del dentro, di nuovo. Quello che vede lui però. Io parlavo del dentro di dentro, quello che non vede.
"Lo hai notato mentre ride? Quando come te è senza limiti, senza nessuna barriera?"
Si, dentro al dentro. Dentro la formica che sta nell'ippopotamo.

Si tengono le emozioni nelle pieghe del tovagliolo, mentre sorseggiano un finale alla rosa.

"non era un ippopotamo".
Bene, fai conto che lo fosse. O che lo sia, ora.
"ora non lo vedo"
Ti distrai. Io invece no. Lo immagino, e quando lo immagino lo vedo dentro al dentro, ma fuori è un ippopotamo, con dentro una formica...
"somiglia alla storia dei nuclei. Quello che vedo quando apro gli occhi due volte."
Si. Quella che vedi quando siamo insieme, quando osservi invece di preparare solo gli ingredienti, la preparazione, la torta finita, e la bocca che la mangia. Tu lo sai già, come andrà a finire. Io riesco solo a far la lista della spesa.
"Come i nuclei, quindi".
Si. lo hai già detto. Tu diresti che c'è l'acqua, dentro. Ma adesso guarda: dentro l'ippopotamo c'è una formica, con dentro un elefante.
"quindi il gigante c'è davvero".
Se vuoi. Tutti sono dei, e tutti sono giganti. Lui è un gigante..
"Te lo concedo. Allora, tiene in mano un fiore rosso".
E' quello, che voglio.
"Non è tempo.  Lo tiene, si, ma da dentro. Non sa nemmeno come si donano le cose. Sei sicura di voler aspettare?"
Ho visto dietro gli occhi; dentro, anche se potrebbe tenerlo in mano, c'è il fiore rosso.
"Un gigante con un fiore rosso."
Quello, si.
"Ma davanti lo sai, ci sono ancora l'elefante, la formica e l'ippopotamo. Era più semplice, con i nuclei".
I nuclei non sanno niente dei fiori.

Lui allunga la mano, le sfiora le punte delle dita, e dove si toccano il rosso sale alle guance, e trasuda dal cuore; e celandoselo in un'ombra del palmo, il gigante senza saperlo, lo lascia battere per un momento fuori da tutti i suoi petti. 
Lei allunga la mano e si infila la notte al posto dell'orizzonte. 
Con il fiore che ha visto, a trattenerle i capelli nell'attesa.



martedì, giugno 5

L'anno prossimo, se c'è la crisi, sto bene gratis

L'hai visto, no? che periodo è; I prezzi salgono, la crisi resta sul piano, gli amici d'un tempo scendono ad un gradino dal "solo un ricordo". E tu sei qui, con le bisacce in mano, leggere perché non vuoi troppo cibo raffinato e non ti serviva il detersivo, e comunque i soldi sono abbastanza si, ma pochi per gli sprechi. Eccoti qui dicevo, con un sorriso attento a non scurirsi con i malumori passeggeri e gli amori scesi alla stazione prima.
La ascolti mentre, nell'aria calma che modelli, si agita il pensiero di non tornare quella che era (e chi lo sarà mai?) e si riplaca come il mare considerando ogni piccola cosa inaspettata; la vita infondo è una stazione che riserva sorprese, anche se perdi un treno. Così, l'invalidità temporanea servirà almeno a non pagare le cure, per tornare quella che è.

Un po' nervosa, altrove, le bisacce a terra e il sapore dei pini nelle mani, ascolti lei che ti racconta con la faccia da monella, che avanza vivaddio anche con una certa età. E sorridendo discola, ti fa con un sospiro: speriamo la lascino, almeno l'anno prossimo compio "l'esenzione dal ticket per età". Vuoi star male? Ma no, solo per dire. Ah.

E tu, con le mani in bocca a provar le manovre sperando che ti rendano la faccia uguale all'età che arretra, ti trastulli con i contenuti messi a posto e cucinati, credendo che se non cambierà la faccia almeno i denti si chiuderanno da tutte e due le parti, e il cibo delle bisacce, avrà un sapore pieno. E ne gusterai anche altro, perché non servirà l'osteopata per raddrizzarti il sorriso.
Riprendi l'esercizio, e le mani fuori dalla bocca sorprendono le parole di tre donne, sull'orlo di una crisi che non lascia a terra nessuno, ma che vorresti dimenticare al binario morto:
"io l'anno prossimo, sto bene gratis!"


lunedì, aprile 23


Cari lettori e amici

è qualche tempo che non scrivo, o almeno così mi pare; ma le apparenze cambiano e di recente sembra che ci sia più luce attorno, che definisce meglio confini e sconfinati orizzonti. Che toglie definizione all'idea di 'tempo'.
   Non è solo per l'incedere leggero della primavera, pur se a dire il vero certe cose avvengono solo nella prima vera luce dell'anno. E così, vera-mente e dolorosa-mente, ho aperto ancora una volta gli occhi sul mondo e certe cose si stanno ridimensionando; stanno assumendo la loro forma reale, ovvero talmente piccola che mi pare d'essere questa minuscola farfalla su un campo di cui non può se non intuire una fine. All'inizio ogni fiore mi sembrava un mondo, ora ri-scopro che un mondo che è fatto di pollini e pistilli, di un colore e di un definito spazio, non è altro che uno di tanti, e l'inizio di un cammino che te ne mette innanzi infiniti altri. Batto le ali e avanzo, sperando che il mio giorno sia ancora abbastanza lungo per vedere tutto. Tutto ciò che si può vedere in un giorno.
Oggi, dice un detto indiano, è un buon giorno per morire.
Aggiungiamo "a noi stessi", e sorridendo lasciamo andare tutto ciò che c'è di troppo pesante; sorridiamo, dietro il prossimo fruscio d'ala, più in basso del fiore che riesci a vedere, dietro le mura di un acquedotto o di quella porta che chiamavi casa, c'è un ipotesi fior di pesco rosa, un ramo di giuda coperto di foglie  e non più traditore. Un cielo che non finisce mai!

Buona settimana a tutti!

P.S. per ben riprendere, riprendiamoci un po'... http://www.dinamicamente.net/data/materiali/didattica/dispensa%20i%20cinque%20tibetani.pdf




giovedì, ottobre 13

In viaggio... dalla vita in poi

A volte, per cambiare le cose bisogna che tutto resti uguale...
lo so, sto parafrasando, girando il motto a mio favore, ma solo per allacciarmi da qui ad un pensiero che da un poco volevo mettere per iscritto, e che Madama Dorè ha trattato proprio in questi giorni.

Uguale è, qui, equivalente. E' da pensarlo come una osservazione accurata ed equanime del presente e del passato, per riportare le cose in equilibrio, quindi non identiche a se stesse, ma nuove, pur se quel che è stato non si può cambiare.


Mi spiego. L'estate, come ho avuto modo di osservare, ha visto finire delle cose, dei sentimenti, dei pensieri. Tuttavia mi ha lasciato accorgere di una ferita profonda, ancorchè guaribile, si spera. E un giorno mi sono trovata in mano un libro di esercizi dal titolo "Ama te stesso", che mi hanno spinta a indagare l'origine di questo farmi ferire, sempre allo stesso modo, nello stesso punto, con dolore che cresce anzichè diminuire, poichè laddove si è già stati colpiti si finisce con l'avere come un livido permanente. Un piccolo punto su cui sembra che non giunga mai il calore del sole, o di un affetto.

Ebbene, in questa immersione catartica nel ricordo, che ho in parte perduto nei cassetti d'ogni giorno, o forse nascosto e non stirato come i panni che celo nell'armadio (perchè stirare, ammettiamolo, è faticoso... e perchè posseggo un sacco di cose, avendo vissuto molto), mi sono ricordata, appunto, che ciò che era non si cambia. Resta uguale. Se non che nel guardarlo, così non pare. Non lo sappiamo più che cos'era. Sappiamo però, OGGI, ORA, QUI, che cos'è.

Da questo punto si riparte. Questa è la valigia che piace a Lila.
La borsa ormai sempre pronta, per viaggi non necessariamente ai limiti del mondo fisico, ma sicuramente che hanno la necessità di oltrepassare il mondo "psichico" fin qui conosciuto. Che hanno la necessità di andare oltre la mente che mente e si lamenta di cose che hanno avuto la loro ragione d'essere, e la loro inevitabilità quando sono state, ma che ora non hanno più necessità di mantenersi.

A volte, per cambiare tutto, bisogna che tutto resti uguale. 
Come il rumore dei treni, che si allontanano caracollando, allo stesso blando ritmo. Resta la forma, resta il fracasso ritmato del ferro sul ferro, la corrente che li sospinge.
Resta.

Un poco.

Poi, sei tu sul binario vuoto. Con la valigia in mano.

Puoi voltare le spalle, o restare a sperare che torni.
E' una scelta, e sicuramente, farai la migliore possibile.

Lila, adesso, esce da questa stazione, e va a scoprire cosa c'è fuori.




martedì, settembre 27

... a Lila piace: qui e ora.

A Lila piace... quando nascono i ricordi.
Ricordarsi di sognare le ali, per lasciarli.
Lasciare la valigia pronta, nel caso che volesse tornare.
E tornare a mani vuote, perchè qualcosa di nuovo possa accadere.

mercoledì, settembre 14

Che bella estate, amore mio..

 E' una estate strana.
Ho sfinito le matite per provare a rendermela tutta colorata. Sono uscite parole e chiaroscuri dell'anima e della vita, mentre cerco allo specchio quella vecchia ragazza, che sapeva ridere e non prendeva mai le cose troppo sul serio, perchè si sa, la vita è un affare così importante che se ne fai una cosa seria, rischia di diventare triste.

E' stata una strana estate, non tanto per il tempo metereologico che ci ha graziato ogni fine settimana permettendomi un'abbronzatura da reato, su lunghe distese sabbiose. Ancora adesso sento un profumo di salsedine tra le dita, dita che finiscono nello smalto colorato che mi propone un nuovo confine, un limite che non ostacola ma apre altre prospettive. Dita che finiscono nel temperamatite, perché se non c'è nessun'altro viaggio di esplorazione da raccontare, nessuna foto di posti fino ad ora sconosciuti, c'è ancora da tratteggiare le dimensioni di volti che si sono introdotti nei vecchi panorami, e parole sussurrate al vento che sono tornate intrecciandosi ai capelli e regalandomi allo specchio un sorriso più aperto., una prospettiva angolata con un fuoco fuori campo. Quello non ancora acceso, ma che già scalda, come se fosse una brace che si prepara prima che la fiamma sia esplosa e consumata.

Questa estate mi sono finite le parole. Le ho dette davvero tutte, ed ora le ricerco con attenzione, per provare a raccontare di un volto che conosco più giovane. Sempre più vicino a quella ragazza di una volta, che è tropppo giovane per i vecchi schemi, che ne ha memoria senza averne più voglia. Che li sa per averli percorsi, ma che fa del mutamento la sua nuova legge, che cancella ogni regola preordinata.

L'aria piena di promesse fatte dalla mente, s'è scontrata con quelle del cuore, che correvano a fianco della tigre mutata in gattino, senza raggiungerla mai. Senza mai far indietreggiare quella satira di sé, nemmeno quando, salito sul ramo più in alto alla ricerca d'una vecchia storia d'amore, ha scoperto che il ramo è finito, e c'era rimasto solo il vecchio, ma dell'amore nessuna traccia.
Non c'era altra scelta, perchè "voltarsi è già un po' tornare, già nostalgia", e il gattino s'è buttato.
Forte delle sue nove vite di felino, Lila se n'è giocata un'altra, sperando che questa possa essere la volta buona. E per una buona volta, pare che le vibrisse siano più lunghe e precettive e le orecchie più grandi e accoglienti per suoni inesplorati.
Le pare d'assomigliarsi di più, mentre s'avvia su un sentiero che sembra privo di tracce.




Lila ha trovato nuove amicizie. L'uomo di latta, lo spaventapasseri e perfino il leone che, nel modo in cui fanno gli amici, le specchiano le strisce e gli occhi, e fra questi a lei sembra scorgere un cervello inebriato di fresco, un cuore rosso begonia, e un coraggio con una criniera così grande, che non saprà mai se potrà usarlo tutto. Nel suo mondo di Oz c'è la strega buona del sud, solo che abita in Svizzera, ma nord o sud non contano quando sai che si tratta solo d'un punto di vista; e che il punto di vista è solo un elemento del disegno.

L'altro, è il pensiero.
E il pensiero è un'energia, e l'energia muove quella matita che traccia ora una ruga lunga e profonda che scende dagli occhi verso il naso, sembrando una lacrima intessuta nella pelle. Ora una piega che arriccia le guance, sollevando i lati della bocca. Finchè il sorriso tenue e nascosto, si fa riso.
E risale le stesse pieghe, dalla bocca agli occhi. E dagli occhi al cuore.

Ho sfinito la matita cercandolo.
E poi... era infondo allo specchio.




mercoledì, agosto 10

Il mio mondo di Oz

Ho letto di recente che non c'è bisogno di aspettare un viaggio, o un grande evento, per cambiare le cose. A volte in effetti, bastano delle piccole riconquistate libertà, o la volontà di riprendersi un'anima sgombra, o semplicemente accorgersi di volersi più bene, perchè qualcosa si muova.
In effetti, bisogna essere liberi, perchè il cambiamento avvenga.
Tuttavia non ci si può aspettare che accada con uno "snap", un semplice schiocco delle dita. La magia non è così semplice. Devi aver acquisito il potere di schioccare le dita, o accadono cose strane. Mi viene in tal senso in mente il film di Mary Poppins, quando i bambini mettono in ordine la stanza e il piccolo non riesce nemmeno a schioccare le dita; è in balia degli eventi, fino all'ultimo.

Oppure i libri di Terry Pratchett, quando parla delle sue streghe... che alla fin fine fanno cosa normalissime, ma le fanno in modo magico: standoci completamente dentro. Una delle frasi più belle è che "la cosa più difficile della magia, è non usarla"!
Ebbene, per farlo (non usarla) la devi padroneggiare. E per padroneggiare la magia, che è sostanzialmente l'energia delle cose, si deve conoscere

Dal momento che la conscenza inizia dalle cose semplici, dal minimo sindacale dell'esperibile, Lila ha ri-comincciato a conoscere il suo corpo. Sta indagando i difettucci visivi, cercandone i significati più eleganti e veri.  Così che forse, ad un certo punto, ci vedrà meglio. Più vicino. Più chiaro.

E poi, dato che Lila ha la tendenza ad andare altrove, dopo aver imparato a non fuggire, sta apprendendo a marcare un confine. A stabilire l'inizio e la fine del corpo, in modo che tutti quei movimenti che ci sono dentro, sappiano che le dita sono la fine del fisico.
L'inizio del viaggio, il posto da cui ritornare.
Avviene che, nel mio lavoro, si perda a volte il confine tra sé e la persona con cui si lavora per il recupero dell'armonia. Va bene, finchè non ci si confonde.
Allora ecco che, tracciando con lo smalto colorato le periferie del corpo, avviene che Lila si veda bene i piedi, adesso.

Si veda bene l'inizio e la fine delle mani. Riesca a contare fino a dieci, e poi tornare indietro, dopo che le cose sono andate.

Perchè le cose, tutte, vanno. Vanno i nostri pensieri. I nostri desideri. E "l'energia segue il pensiero", tanto che, direbbe l'amato Pratchett "la gente dovrebbe riflettere, prima di inventare mostri".
Insomma, quando l'altro giorno Lila s'è accorta che le è sfuggito un desiderio, l'ennesiama volta che stava andando via, l'ha visto con chiarezza. Ha vistoa anche che era bello. Buono.
S'è detta che forse, questo saper battere i tacchi è stato un nuovo inizio..per tanto tempo. Ed ora è iniziato.

E ci sarà una casa dove tornare. Un posto vicino dove fermarsi. Ci sarà, stando bene attenti a non rimanere prigionieri, una volta che non dovrà andare via. Anche se avrà sempre una finestra aperta.

lunedì, maggio 23

La gioia piccola d'arrivare secondi

Sono l'ottavo di sette fratelli...... se arrivo tardi che colpa ne ho...
Così cantava un bimbo, tanti anni fa.

Non lo eguaglio, sono seconda di due, e fra l'altro arrivo sempre prima, perché mio fratello ha il ritmo lento del volo planato, io, quello frenetico del colibrì.
Sbatto impazzita, a volte, per uscire dalle gabbiette che mi impongo, ma prima o poi, lui il cane (si fa per dire) e io il gatto, passerò dal buco della serratura e scoprirò magari che non c'era nessun bisogno di affrettarsi ad uscire.

Che se voglio posso avere, eh già, in un secondo tempo, il tutù rosa da danzatrice che non ho mai avuto, anche se adesso potrebbe somigliare più ad un abito da salsa; come seconda, avevo a volte le sue tute usate, quelle di una volta, fatte per durare oltre alle cadute sui ginocchi: Avevo la felicità di imitare mio fratello in tutto: dall'aikido alla scuola superiore, fino a salire sugli alberi (ma chissà come mai, non sapevo seguirlo a scendere).
Ciascuno ha avuto, ed ha, le proprie eccellenze; la mia è quella che "mi sta in cagnesco" perché le sfuggo scherzosa o impaurita, non appena mi s'appressa, fingendo o sperando di tornare nel mondo delle persone normali, che non si preoccupano di quando e dove sia iniziato il mondo, perché credono che ci sia un qualche papà nel cielo, che si occupa di tutte le cose.

Avevo anche io, il mio papà in cielo. Faceva lo steward.
Ed era assai più facile credere che sarebbe tornato sempre a casa, con dei biscotti o le sue storie, piuttosto che aspettarsi una chissà quale mano divina, che avrebbe messo caramelle nelle calze. A bambino Gesù, che portava i regali, ci ho creduto, questo è vero. Tuttavia con l'enorme dubbio etico, del come si procacciasse i giocattoli. Credo sia stato un sollievo, quando mio fratello mi ha rivelato la verità!

Il complesso stato dell'essere seconda, però, è sopravvissuto a tutto questo. Ero la seconda più brava della classe, la seconda a prendere la patente, la seconda scelta quando qualcun'altro faceva le squadre di pallavolo. Così ora ho la passione per le auto di seconda mano, e per quelle prese a nolo. Ma provo ad esorcizzare; la mia auto (di seconda mano) è passata a mio fratello, e dopo che mi ha prestato lo scooter, direi che gli darei volentieri il mio, che non fa rumori sinistri, ed anche destri, anche se essendo più grosso è molto meno maneggevole nel traffico. Acquisto cose che non sono appartenute a nessuno, e possibilmente anche abbastanza originali; cerco l'idea che nessuno ha avuto quando interpreto una qualunque Divina Commedia. Cerco anche di salvare il mondo.
Ma nella speranza che ci sia qualcuno che arrivi prima di me, (tutto, sarebbe troppo) mi limito a provarci con quello attorno.
Come una canna nell'infuriare del vento, come un fuscello nella corrente, sfrutto la forza del suo precipitarsi addosso... e lo assecondo.




P.S. comunque...allla fine, come ogni buon sarto ha i suoi riparatori, mi par di vedere che ci sia Qualcuno che ci mette una pezza!

lunedì, marzo 14

Cambiare prospettiva (almeno una volta nella vita - continua-)

Castel Sant'Angelo
21- Facilitare. A volte iniziare una sequenza di "saluto al Sole" (Surya Namaskara) con la gamba sinistra che va indietro, invece della destra, facilita, quindi cambia, lo svolgimento del movimento. Cominciare gli esewrcizi a terra piuttosto che in piedi; concedersi una pausa  ed osservarsi riposare nello specchio: invece delle tensioni nel movimento emergono quelle dell'immmobilità. E ti rendi conto, che non sempre sei fermo come credevi. Che non sempre, se sei in silenzio, mentre ti muovi vai altrove. Rimanere qui e ora, fa si che si possa...

22- Rallentare.
     Recentemente ho avuto la fortuna di poter cambiare la macchina; sono passata da un'auto a benzina ad un diesel, e mi si èaperto un mondo! Innanzitutto ho smesso di imprecare contro la lentezza endemica dei SUV, perchè ora la prima cosa è che ipotizzo siano appena partiti, motore freddo e quant'altro, benchè bisogna dire che, nelle mie personalissime osservazioni sul traffico abbia notato un certo raffreddamento e rallentamento nelle sinapsi degli automobilisti in certe condizioni atmosferiche. D'estate surriscaldati, d'inverno congelati, fatto sta che i conducenti di certi mezzi sembrano non aver mai fretta." Così com'io", che a partire dal rsicaldamento più lungo del motore, adesso inizio ad appartenere alla categoria! La fortuna sarà:

22 - non dimenticare d'essere stati bassi, grassi, lenti.. o veloci. Senza attaccarsi a ciò, ma solo per vedere...più largo.

23- Sorridere.
Sorridere delle rughe di tensione nell'apparente immbilità, sorridere vedendosi essere un pacifico SUVista col motore freddo (ma ricordarsi di tornare il vecchio, nevrotico, scattante te stesso!!!). Sorridere nel vedersi sbagliare, eccellere, ingarbugliare, dimenticare, sparire, riflettere, mostrarsi, deprimersi, esaltarsi...
sorridere, perchè ci vogliono pochissimi muscoli, e spesso basta, per cambiare prospettiva!



domenica, dicembre 12

il Terzo polo- giochi di parole

L'Italia, lo sappiamo, è un paese di arbitri e di politici. Quelli che sanno sempre, col senno di poi, quale sarebbe stata la mossa vincente. E' il paese delle due corsie... più quella in mezzo; per intenderci ci sono sempre due corsie, e la terza è quella striscia bianca, in mezzo tra le due, che perchè diavolo l'hanno disegnata se non per indicare chiaramente dove mettersi con la macchina?!

L'Italia è il paese della terza opinione: quella del primo medico che ti visita, quella del secondo medico, e quella del fruttivendolo, che di solito viene accettata come vera... perchè se non lo sa lui che vende la frutta così buona e bella, quando è un osso ad essere bacato, chi lo può sapere? Mica l'ortopedico che insiste che ho una lombosciatalgia, e non una frattura senza essere mai caduto, nemmeno dal letto quando ero piccolo...

L'Italia è il paese del terzo polo. In America ci sono due partiti/schieramenti, in Inghilterra anche, credo che anche i precisi svizzeri ne abbiano due, uno per l'anticipo e uno per il ritardo. In modo che la media li faccia arrivare sempre in orario.
Ma a parte questo, perchè potrei anche sbagliarmi, quello che conta è che abbiamo passato svariati anni ad anelare e forse a costruire due Poli...politici, per accorgerci adesso che non siamo ancora pronti: ci serve la corsia d'emergenza. Ci serve  non quell'aurea mediocritas di cui si faceva un certo parlare di recente, ma l'arbitro a casa: quello che vede il fallo che non c'è, o il colpo di mano che è sfuggito anche al terzo uomo... che sul campo ci sta davvero.
Non è, badate bene, la striscia bianca della mezzeria, o il terzo pilastro dell'Albero...

Io, per me, lo cerco per necessità, perchè di partenza, sono nata doppia. Sono nata per me e per gli altri, a cavallo tra due giorni, di un segno doppio, con l'ascendente a zero gradi Acquario, tanto per avere influenze anche dal Capricorno, quindi per Dharma (destino), se non voglio perdermi mi tocca stare in mezzo.
Su quella striscia bianca... e magari fossi un ago della bilancia, invece ho delle opinioni e delle preferenze, e una volta sono bianche e una volta sono nere, ma mi serve che il pavimento sia a scacchiera, altrimenti le cose, mi pare, si complicano un po' troppo.
E con l'andar del tempo scopro che quando hai fatto una scelta non è che puoi passare repentinamente all'altra, quella che avevi scartato. Hai una scelta nuova, e non è mai la stessa che non hai fatto.

Il pavimento, infatti, è in bianco e nero, e le mattonelle della scacchiera si avvicendano, unite da quel filo su cui sta in bilico il Testimone.
Quello che se ne sta ad osservare non dal terzo polo...politico, ma da quel terzo pilastro che caratterizza l'Albero della Vita, e che convoglia l'energia di destra e sinistra innalzandola sopra se stessa, e non costituendosi come parte a sé.
Ma costituendo un Centro, in sé.
Dove far arrivare la freccia scagliata.

sabato, novembre 13

Pelle di pecora - pensieri d'autunno

Qualche anno fa, quando ho iniziato il periodo in cui facevo yoga, la mia insegnante aveva una bellissima pelle di pecora, per praticare; è molto diversa la sensazione che si prova nel muovercisi sopra, rispetto al classico tappetino, così decisi di comprarla anche io.
La mia pelle, però, era sempre troppo morbida, col suo pelo levato e non abbattuto secondo le linee del movimento; era un angolo soffice in cui il  corpo affondava senza prenderne possesso.
Il tempo e l'esercizio, tuttavia, mutano la fisionomia delle cose, oltre a quella personale.
Quando ti alleni ad osservare, e quando impari a farlo in silenzio, non è che poi improvvisamente ascolterai di nuovo prima la tua opinione e poi l'altrui. Ti dovresti riallenare al baccano dei pensieri, ma è tanto inutile, questo, che per lo più ci vuole una vita perchè avvenga il contrario.
Quindi me ne stavo ad osservare, l'altro giorno, quando vedo finalmente la pelle su cui mi scaravento ogni mattina per gli esercizi.
E' la pelle consunta che volevo anni fa, come quando, bambino, sogni le prime uscite, poi la patente, poi la casa da solo, pensando che ti diano più libertà, e perdi il tempo di guardare quello che sei.
M'aiuto con lo specchio, non so se perchè a guardarmi mi piaccio di più, oggi, o per piacermi di più con l'esercizio d'osservare, comunque è all'esercizio che  si riconduce il cambio di pelle.

Quella che ho sognato nuova, regalata dai miei pazienti: un abito apparentememente largo, ma stretto da indossare. Ed io ho pensato che si sarebbe adattato. Come le scarpe preferite, o quei vestiti un po' elasticizzati, che ti seguono in qualunque evoluzione.
La pelle s'adatta. La forma s'adatta,  non essendo la sostanza... cui si adatta scoprendola.
Per cui in sostanza, dopo essermi persa quella morbida superficie, ho comprato una nuova giovinezza all'Ikea (là si trovano anche pelli nuove) per affondarvi i piedi la mattina e scoprire che anche oggi è un giorno nuovo.
Poi però scivolo lentamente all'altro specchio, quello della mia prestesa vecchiezza; quella consunta pelle che possiedo da anni, distesa e che distendo con i primi movimenti, prima di guardarmi allo specchio, osservando come si scagli ogni giorno con più agilità attorno a sé, anche se il tempo gli ha poggiato un po' di polvere addosso. C'è l'aspirapolvere, infondo, che le rizza il pelo e la rianima!

Osservo. E mi accorgo, che la pelle in realtà e quella che giace sopra il sostrato del pavimento,  sotto il pelo arruffato e schiacciato dai piedi che danzano, che avevo scambiato per lei: è  liscia, come deve ad ogni età, e dopo qualunque uso, e sotto l'apparenza degli anni.
Osservando bene, nonostante le creme anti-age e gli stretching fisici ed animici, ora è il Tempo che vorrei sempre.
Oggi... è perfetto.

martedì, ottobre 12

viaggi nel tempo

Intanto bentrovati. Ai nuovi lettori, ai vecchi amici, a voi di passaggio.
Un paesaggio nuovo si apre attorno ai miei occhi, in questi tempi, che mi rifila gentilmente i margini, sapete, quei contorni bianchi che ogni tanto stampano a cornice delle foto. Ecco.


Quelli vengono sfrondati, e piano piano, mi pare, la visione ha il permesso di prolungarsi oltre, fin quasi a perdersi se Ragione non le tenesse una briglia lenta, ma non abbandonata, addosso.

Eppur nella condanna dei miei occhi circondati dalla montatura degli occhiali, smontare l'immagine racchiusa mi pare una buona via per passare oltre alle illusioni.
E inizio, 'chè la Via in ogni caso parte, se non porta, da qualche parte. In genere dalla porta di casa, per ricondurre al giardino sul retro. Ma questa, forse, è un'altra storia.

Il Fatto, non proprio fatto, ma appena accennato, è che sto tentando di leggere uin romanzo che mi hanno consigliato. Io non ci so fare con i romanzi; mi prendono alle prime pagine o mi lasciano perplessa, e io li lascio sul comodino sotto qualche saggio, ad acquisire sapienza. Questo però ha una bella idea. Si mette a seguirmi anche quando sopra c'è anche la tazzina del caffè, e gli avanzi della colazione. RIesce non so come a venirmi dietro. Sarà che parla di viaggi nel tempo quindi può darsi che mi raggiunga quando è il momento giusto.
E l'ultima volta è successo sull'aereo da Genova, un giorno che per incidentalità è rimasto come sospeso fra sé e "se".
Viaggiavo in giornata, il che ha reso a tutto un'atmosfera un po' fuori dal quotidiano, e mentre lasciavo a terra il cielo conosciuto, e vedevo le stelle specchiarsi sulla buia distesa che ha preso il posto del paesaggio diurno, una serie di episodi hanno preso posto negli spazi sorvolati. Figure che si muovevano a Lucca, più in là, verso Firenze, sul lago di Bracciano. Su tutta la vita.
Dice, Tulku Urgyen Rimpoche che tutti coloro che incontriamo sono stati nostro padre e nostra madre. Così di comportarci con ciascuno col rispetto e l'amore che gli dobbiamo.
in questo viaggio nel tempo ho visto ciascuno diventarmi come figlio, viceversa, dopo il processo contrario. La vita intera ha perso la solitudine dell'IO in una sconfinatezza più devastante, ma di una rarefatta ed intensa bellezza.
Lassù, in mezzo alle stelle del cielo e della terra, che erano come fiamme di luce delle vite che ho sfiorato, una volta ancora s'è aperto il fiore del mio cuore. Ho amato piangendo, ed ho creduto in dio.

Grazie, a tutti voi.


il libro è "la moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo". Su Wikipedia è raccontato anche troppo, quindi se vi incuriosisse, non leggete la trama!

martedì, settembre 14

Francesco De Gregori - Vecchia valigia





la memoria me l'ha fatta Albafucens, e mi sembra un buon inizio prima di raccontare dell'ultimo viaggio. A tutti un ben trovati dopo le ferie d'agosto!
e se qualcuno deve ancora partire...
spero che si ricordi di mettere in valigia una sacco di cose da fare! e le scarpe rosse per tornare a casa ;-)

martedì, agosto 24

102 cose (o forse più) da fare nella vita

 Nelle librerie, era in vendita un libro che si intitola qualcosa come "101 cose da fare a Roma almeno una volta nella vita". Ora ce ne è almeno un altro, per 101 cose da fare di notte... ma di certo ce ne sono centoeuno sul genere... Però l'ispirazione per un altro gioco, in questa fine estate: è buona: scovare un elenco di cose da fare almeno una volta nella vita, ovunque sia.

Cominciamo con le cose semplici, e se vi va, aggiungete, aggiungete, aggiungete!



1- restare in città il giorno di Ferragosto, girando in bicicletta nei vicoli deserti... badando di non fare quello che si fa di solito: bici, quindi, se fate sempre shopping. Shopping, se in genere andate in bici e snobbate i negozi.
2- passare la mattina a contemplare un fiore  (ebbene si!, il mio cactus ne ha fatto un secondo) che si apre.
3- ofrire da bere al vostro miglior nemico
4- andare a zonzo tutto il giorno, in vacanza, in pieno agosto, senza sapere se poi  troverete un posto per dormire.
5- nuotare col mare che vi solleva, verso la grotta di Capovento, a Sperlonga. Entrando dal mare ed uscendone dal passaggio sott'acqua. (veramente è la seconda volta che lo faccio...ma si è detto: almeno una volta, non solo).

6- mettere a nudo il cuore, con qualcuno, senza preoccuparsi del fatto che vi possa ferire (ma evitare di farlo col vostro peggior nemico... finchè non siete pronti!)

7- mettere a nudo il corpo, andando in una spiaggia di naturisti per fare un bagno in libertà.


"E vedere di nascosto l'effetto che fa!"

 

domenica, agosto 15

Agosto

Non amo le ferie di agosto, da quando posso scegliere quando farle almeno, perchè prima le amavo in quanto ferie; quando fossero non aveva molta importanza.
Quest'anno comunque stavo lì, a dire "parto", a immaginare la valigia, mettere dentro soprattutto una certa voglia di cambiare le dinamiche della vita... e poi arrivare al mare solito, quello 'così bello che nemmeno ai Caraibi', e disfarla, quella valigia: non parto.





 Mi contento di due ore di Cassia, seguendo pensieri che non si arrestano e che riescono a costruire intorno sconfinate praterie americane, sulla Tuscanese, che pare di vederci anche i bisonti e gli indiani... e laddove c'è il campo con in fondo l'allevameno di struzzi, si potrebbe tranquillamente sostenere di essere già in Australia.

Poi c'è  Londra, nelle foto, nei ricordi, nell'attesa di tornare perchè una metà della parte che non ho saputo lasciare, voleva restare, ed è tornata a casa di malavoglia. Ed è la parte che ci andrà di nuovo, per liberare l'altra, che vuole raggiungere"lontano".

Mi contento, perciò, nell'attesa delle spiagge all'Hawaii, quasi tutti i weekend, che ti senti nel Pacifico, ma sembra di essere in Svizzera perchè metà della popolazione quest'anno ha la pelle chiaara di chi non vede tano sole, e un accento straniero nel caso sappia parlare la lingua indigena. E tra questi, quest'anno ho ri-incontrato mia sorella; quella che avevo perso in un'altra vita, non so più quale, ma so il suo vecchio nome e fatico ad imparare il nuovo. Così abbiamo passato tutto il tempo concesso a raccontarci cosa avevamo fatto nel mezzo tra allora, ed oggi...
  Un viaggio davvero lontano; un po' perchè si parlava in tedesco, e questo fa già molto "estero", poi qualcuno interloquiva in italiano e credevo di essere teletrasportata da distanze sconfinate di nuovo qui, sulla spiaggia bianca dell'Ilio del mio cuore; bruciato tempo fa come Troia.

Attraverso questo incontro, che si faceva necessario come le prime volte che vedi il tuo innamorato, con le mani logore ma un sole luminoso che sorge alle spalle mentre guardo il mare, sto ricostruendo; smonto le corazze della mente e cerco di tirare fuori dalle ceneri quel batuffolo pigolante, che è il mio nuovo cuore pulcino.
Con estremo coraggio, o forse per paura di soffocarvi dentro, ha rotto quasi tutto l'uovo e vuole uscire, ma avendo sognato a lungo, tra una vita e l'altra, stavolta fuori di sé ha già trovato, oltre ai paesaggi incredibili di sole che sorge tra le montagne illuminando cornacchie su un prato, dei baluginii di luce plumbea sulle piramidi di vetro prima della pioggia, del riflesso in alto sullo specchio d'acqua del corpo che nuota essendo solo... movimento... dicevo... ha trovato già non una ma due sorelle, tanto simili che parlo con una confondendola con l'altra, stupendomi che abbia gli occhi scuri.. ieri erano grigioverdi... come quelli della velaia con cui continuiamo a tessere un filo che move il cielo da qui a Trapani, e diventa sempre più forte. E a volte sembra che formi anch'esso un uovo...

Nella vita siamo abbastanza fortunati se abbiamo un Amico. Siamo 'bravi' se sappiamo tenerlo, nel senso di tenerci dentro tutto quello che ci si può scambiare e riconoscere gli uni negli altri..
Ma io non credo di essere più brava o fortunata degli altri, perchè come amiche tutte loro sono una sola, anche se mi piace dire che sono le mie tre sorelle. Come se fossimo le streghe di Oz, ma tutte buone!

Siamo molto fortunati se abbiamo un Amore. E io ho amato davvero solo due volte, quegli amori egoistici e appaganti, che poi finisce che non compri più nemmeno il pane perchè vivi di quelli stessi. E quando muore tii sembra di non poter più muovere nemmeno un muscolo; che niente abbia senso. Ma i sensi vivi, per una volta non da bistrattare, un giorno ti svelano che mille sono i volti di amore, anche se qunado accendi la lanterna, l'unico in cui si coagulano le ombre, ti brucia.

Mi fermo qui.
Sulla scogliera che domina l'oceano mare che sondo ogni volta che lo ramnento. A guardare le rovine che bruciano sul promontorio, e da cui sono fuggita attraverso un passaggio nella terra.
Se forse lì non crescerà più niente, potrebbe essere un buon momento per smettere di fare mura attorno a me, e restare aperta, in ascolto; come se fossi solo l'intelaiatura di una casa...
e più che altro fsossi l'aria che sta ugualmente dentro e fuori.


Aspettando qualcuno che la abiti.