Non facciamone una faccenda troppo politica o troppo religiosa…
Ma, per favore!
Il padre, non stava tanto bene. Un uomo non ama la propria figlia, se le nega la libertà. Eppure dovremmo considerare che, a parte l’aspetto umano (che ne so io, che tipo era il fidanzato!) della vicenda che ci può indurre a comprendere, anche se non a perdonare (nel senso di non punire), la faccenda è geneticamente politico-religiosa.
La cultura è quella; ed è quella che apparteneva, o appartiene ancora, anche a noi. Non sono sicura che tutte le fuitine si risolvessero con il matrimonio.
È geneticamente politica, come politico è il gesto dell’imam di far vedere la salma di Sanaa a tutti.
Politico, o politico-sociale, è il problema che si pone di organizzare una educazione che permetta di facilitare, se non l’integrazione di tutti, l’accettazione della integrazione dei propri figli. Recita un vecchio adagio che moglie e buoi dovrebbero essere dei paesi tuoi.. però i figli? Anche in una famiglia indigena sussistono problemi generazionali, figuriamoci se qualcuno viene da un’altra cultura e paese, e i suoi figli crescono nel nostro. Diamine, ci sarà pure qualche problema. Cosa fare, quindi, è la domanda giusta da porsi. Perché non possiamo lanciarci contro l’immigrazione, che è sempre esistita e sempre esisterà.
Passiamo per la religione. Perché è un religioso che ha fatto da interprete alle parole della madre. La cosa mi fa innanzitutto supporre che anche nell’islam sia previsto il perdono. E questo vale, lo sappiamo, da entrambe le parti. Da parte di dio e da parte dell’uomo. Da parte della madre verso il padre omicida, da parte del padre verso la figlia fuggita per amore (o forse solo… fuggita. La psiche umana è cosa raffinata e di difficile comprensione).
E qui, e non è religione questa?, interviene l’uomo di religione e dice che la famiglia non era praticante.
La questione è sociale, allora. Socio culturale, perlomeno. Spinosa, in ogni caso.
E non mi sento in grado di approfondire troppo, in termini generici.
Mi permetto allora di porre l’accento sull’aspetto del “nel mio piccolo”, anche perché una domanda è sorta fra i commenti e le riflessioni a tema: cosa permette che accada tutto questo?
La colpa di quello che ci accade la possiamo dare solo a noi stessi.
E non facciamone una questione religiosa, perché questo è un fatto insito nell’essere forniti di libero arbitrio. C'è scritto nel libretto delle istruzioni, almeno quello che hanno dato a me. Solo che è facile dimenticarlo, o forse non leggere perché evidentemente è scritto piccolo piccolo, come le clausole dei contratti, quelle che poi ti incastrano perché ignorantia legis non excusat.Si chiamano clausole capestro, e pare che siano diventate illegali... nel senso che è illegale che siano scritte in piccolo. Così forse ora leggeremo un po' meglio, e diventeremo un po' meno "umani".
Mi spiego: se "errare è umano, dare la colpa agli altri molto di più"(cit.) allora abbiamo la possibilità, rivedendo tale attribuzione, di valicare quel piccolo confine... che ci pone un confine.
Quel piccolo confine che è una barriera all'evoluzione verso una stato più sereno, almeno con noi stessi. Di essere quindi un po’ più che l’animale (bestia, talvolta) uomo, ma di essere Uomini.
La bestia-uomo trasforma l’amore in odio. L’essere umano ama, ed ha la capacità di concedere la libertà a chi ama.
Ama. E sa accettare l’altro (e talvolta anche il destino, che solo alla lunga riusciamo a capire le lezioni che ci vengono impartite).
Ama. E com-prende l’altro.
Comprende e accetta che in una famiglia di destra/sinistra i figli sviluppino delle idee proprie, di senso opposto. Di senso sghembo. O di buon senso.
Comprende e accetta che le persone che ama possano sbagliare, e che hanno bisogno di tempo per correggersi.
Comprende e accetta che a volte questo non può succedere; allora qualcuno si suicida, non prima di aver sterminato tutti quelli che ha attorno, perché non riesce a vedere alcuna via d’uscita. Uccide i propri figli. La propria moglie. Il marito. Le proprie idee.
D’accordo, l’essere Uomini è molto più di questo. Ma questa è la parte che vedo oggi.
Un benvenuto ai nuovi lettori, a quelli vecchi e a tutti coloro che vorranno partecipare con me a qualche riflessione. Un abbraccio, che significa che vengo verso di te con il cuore, e vengo verso di te senza niente in mano che possa ferirti.








