Ciascuno di noi, immagino nel mio mondo ideale, come Alice nel Paese... che si meraviglia, va cercando la libertà.
Quella ch'è "sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta" (Alighieri lo diceva nel Purgatorio).
Solo, mi è venuta come l'impressione, che non sappiamo bene di che si tratta.
O almeno. Sospettiamo che sia un modo di vivere spassoso e permissivo, quando essere liberi significa sì, non avere ganci e agganci, ma non proprio soddisfare ogni voglia; benchè il regno dei cieli sia là "dove si puote ciò che si vuole"; essere liberi , mi pare oggi, significa ed è possibile solo se si riesce ad avere una capacità d'amare che rasenta l'infinito, e rende infiniti noi stessi.
Di fatto inizia laddove abbiamo la capacità di riconoscere in ogni altro noi stessi, e di renderci conto, senza dovere essere costretti dalla legge morale, del limite d'azione che possiamo scegliere di avere.
Ma questo è un discorso abbastanza lungo, e forse andrà fatto un'altra volta.
Il fatto:
qualche giorno fail mio collega mi chiama, soddisfacendo la mia curiosità, visto che vanamente avevo cercato di origliare la conversazione che svolgeva con qualcuno che aveva bussato; "c'è una tua paziente", mi dice, "che ti vuole salutare".
Sulla soglia mi trovo a fissare un viso nel quale non riconosco segno alcuno, al primo momento, della persona che conoscevo. Poi un barlume, in quel punto che attraersa il tempo che è, per l'appunto, la soglia, riconosco una luce negli occhi, un ricordo che è più la sua voglia di farsi riconoscere, come se fosse importante avere un passato da cui venire... e comprendo. Il nome è dimenticato, come dimenticata è la causa per cui ci incontrammo in terapia.
Tuttavia, come nell'ultimo istante di una vita dicono che accada, mi si svologono dinanzi le sedute di 'rilascio' che abbiamo fatto.
Ricordo la concessione di libertà... di fare; le parole confuse e i viaggi interminabili racchiusi nel mondo assente dal tempo che è una 'seduta' .
"La vorrei ringraziare", mi dice, luminosa, abbronzata, con i capelli corti e terribilmente in cinta quella che era una donna sparuta e spaurita, secca nella sua essenza quanto oggi è florida. Un terra irrorata dalla vita. Un deserto che s'è colmato di fiori.
Questo m'appare.
"La vorrei ringraziare... lei ha cambiato la mia vita".
Il mio cuore fa festa, si illumina le mostro che la ricordo, sorrido, mentre qualcosa in me si mette in guardia dagli spifferi di vanità che già intorpidiscono la mia libertà Non mi priverò di quel senso che sto scoprendo, per cui io non sono artefice di niente, ma solo un faclitatore di processi di mutamento. Creatore in tal senso, ma non guardiano di prigioni.
Dal marmo si libera una forma, ma la mia mano viene guidata dalla capacità di chi mi sta accanto, e chiude e completa il percorso che si instaura in qualunque rapporto tra due persone.La forma finita la sceglie il marmo, non l'artista.
Certo, mi prendo le lodi ed i grazie, e con un pizzico di rammarico chiudo la porta senza potermi dilungare, perchè alle mie spalle c'è un altro deserto; le mi piante aspettano la pioggia, o l'annaffiatoio... o forse di scoprire che l'acqua che le vivifica è nelle profondità di una terra... che è la loro.
Le vorrei dire, ma ormai è andata, che IO non ho fatto niente, se non mostrarle la via. IO non ho cambiato la sua vita; lo ha fatto lei, per sua scelta, con le carte che aveva scoperto sul lettino di finta pelle, mentre toglieva la corazza che l'avvolgeva.
Questo senso di libertà dal fare, mi accorgo mentre torno con le mani e l'anima verso la persona che mi attende, mi permette di fare.
Sorrido.
La vita, comunque sia, è cambiata.
lunedì, luglio 12
lunedì, luglio 5
a Lila piace...
Armare la barca, e disarmare il cuore;
abbracciare l'orizzonte infinito
l'infinità dell'abbraccio di un amico.
Il suono del vento sulle vele spiegate,
e non poter spiegare
il silenzio delll'attimo della virata.
Quando l'orizzonte cambia tutto
e sembra di avere ancora
tutte le possibili rotte,
intere, verso di Sè.
abbracciare l'orizzonte infinito
l'infinità dell'abbraccio di un amico.
Il suono del vento sulle vele spiegate,
e non poter spiegare
il silenzio delll'attimo della virata.
Quando l'orizzonte cambia tutto
e sembra di avere ancora
tutte le possibili rotte,
intere, verso di Sè.
lunedì, giugno 28
Idee vacanze...
Una idea simpatica di Anna Righeblu
a cui partecipo volentieri, con un vecchio post.
Oggi sono in viaggio, ma è un viaggio intimo e sottosotto... come sono spesso i miei.
Come l'ultimo post, che anche a rileggerlo mi viene un senso di moto, erchè l'ho scritto di fronte al mare di Santa Marinella, che forse non è un viaggio che consiglierei, ma la fine di un viaggio durato qualche mese, se non qualche anno.
Parafrasando l'amato Poeta, ora mi conviene "tener altro viaggio", e siccome la scadenza è breve,e io sono partita ma non so ancora quando arriverò, intanto rilancio un'idea da 'attimo fuggente',
...se non v'è già venuta...
Se non potete partire per mete lontane... spostate il punto di vista di quello che avete vicino.
mercoledì, giugno 23
Oggi che non ci sei, percepisco
l’odore ricorrente del mare
non più sommerso dal profumo di te.
Mi prende, ma mi perdo di nuovo
fra i ricordi che fremono
come fiori, sui rami attraversati dal vento.
L’odore, ha il suono d’un tuono,
promessa di temporale dal cuore;
di gocce che inumidiscono la pelle,
non ancora lacrime, non proprio pioggia;
Il rumore torna, se non mi lascio,
lasciandomi indietro affogata in battigia,
o come se fossi un giglio fra le dune
a invidiarne la fuga apparente.
M’appartengo e col tremito allento
la presa, lasciando che arrivi,
mischiato a un clamore di sale
il vento che strappa e fa male.
Sul guano del dolore che impazza
riscivola l’onda, e un profumo leggero
schiaccia a terra i petali incauti,
ricordi caduti sul viale dell’anima.
E mi tengo in piedi, vergine di te.
l’odore ricorrente del mare
non più sommerso dal profumo di te.
Mi prende, ma mi perdo di nuovo
fra i ricordi che fremono
come fiori, sui rami attraversati dal vento.
L’odore, ha il suono d’un tuono,
promessa di temporale dal cuore;
di gocce che inumidiscono la pelle,
non ancora lacrime, non proprio pioggia;
Il rumore torna, se non mi lascio,
lasciandomi indietro affogata in battigia,
o come se fossi un giglio fra le dune
a invidiarne la fuga apparente.
M’appartengo e col tremito allento
la presa, lasciando che arrivi,
mischiato a un clamore di sale
il vento che strappa e fa male.
Sul guano del dolore che impazza
riscivola l’onda, e un profumo leggero
schiaccia a terra i petali incauti,
ricordi caduti sul viale dell’anima.
E mi tengo in piedi, vergine di te.
martedì, giugno 15
Diario di viaggio (2)
Lila aveva messo in valigia la voglia di riconoscere un amico, l'attesa di innamorarsi d'un posto nuovo, dove stabilire un pezzo di cuore per poter ritornare più leggeri; la curiosità verso di lei, la moglie, che non avevo conosciuto mai. Sapendo che easyjet non pone limiti di peso al bagaglio, alla fine ho portato anche il desiderio di "imparare" un'amica.
E' un'arma a doppio taglio, perchè si rischia di perdere se stessi per compiacere e piacere, ma avendola fatto passare alla dogana, mi sono detta che forse in qualche modo era spuntata... non solo fuori dal cassetto.
E' la prima cosa, anzi, che tiro fuori dalla valigia quando arrivo.
Lei fa del suo, mentre con delicatezza definiamo uno spazio tra di noi; e lo spazio che tutti e tre occuperemo alla fine è molto maggiore dei cinquantametriquadri della pertinenza abitativa.. Infatti pian piano, nel mio interesse, nella sua generosità, con le ore divise in parole con l'amico, l'uscita tutti insieme al mercatino delle pulci, la torta preparata di notte per il compleanno di Lila... arriva la prova che sancisce il passaggio tra l'essere 'la turista', e il diventare 'l'ospite'.
La distinzione di termini è essenziale, almeno a me così pare, e scatta dopo la passeggiata a cavallo, a rischio pioggia e nonstante la pioggia. Si perchè nella stalla credo sia avvenuto il passaggio. Nell'incontro di una passione comune, che per lei, che spero essere la mia nuova amica, è un dato di fatto da tanti anni. Per me, è stato un attimo nuovo e felice, trovarmi a fianco dei possenti animali non come turista in un maneggio, "cavallo sellato" e con confini stabiliti di contatto come stretto indispensabile"; il contatto indispensabile è stato pulirli e avvicinarsi sempr più, quasi a potersi confondere con l'animale.
Questo, ovviamente, deve ancora avvenire. Non è che sempre, in un attimo, si stabilisce una perfetta consonanza. Tuttavia m'è parso di potermici avvicinare, e la sensazione, a scender di sella, è stata che lì restasse quella parte di cuore che volevo lasciare come punto di riferimento.
In questi amici sparsi a nord, come anche se diversamente dalla velaia ch'è un punto sulle mie rotte, sta uno dei miei confini fisici. Che nel tempo si fanno sempre più lontani.
E' un'arma a doppio taglio, perchè si rischia di perdere se stessi per compiacere e piacere, ma avendola fatto passare alla dogana, mi sono detta che forse in qualche modo era spuntata... non solo fuori dal cassetto.
E' la prima cosa, anzi, che tiro fuori dalla valigia quando arrivo.
Lei fa del suo, mentre con delicatezza definiamo uno spazio tra di noi; e lo spazio che tutti e tre occuperemo alla fine è molto maggiore dei cinquantametriquadri della pertinenza abitativa.. Infatti pian piano, nel mio interesse, nella sua generosità, con le ore divise in parole con l'amico, l'uscita tutti insieme al mercatino delle pulci, la torta preparata di notte per il compleanno di Lila... arriva la prova che sancisce il passaggio tra l'essere 'la turista', e il diventare 'l'ospite'.
La distinzione di termini è essenziale, almeno a me così pare, e scatta dopo la passeggiata a cavallo, a rischio pioggia e nonstante la pioggia. Si perchè nella stalla credo sia avvenuto il passaggio. Nell'incontro di una passione comune, che per lei, che spero essere la mia nuova amica, è un dato di fatto da tanti anni. Per me, è stato un attimo nuovo e felice, trovarmi a fianco dei possenti animali non come turista in un maneggio, "cavallo sellato" e con confini stabiliti di contatto come stretto indispensabile"; il contatto indispensabile è stato pulirli e avvicinarsi sempr più, quasi a potersi confondere con l'animale.
Questo, ovviamente, deve ancora avvenire. Non è che sempre, in un attimo, si stabilisce una perfetta consonanza. Tuttavia m'è parso di potermici avvicinare, e la sensazione, a scender di sella, è stata che lì restasse quella parte di cuore che volevo lasciare come punto di riferimento.
In questi amici sparsi a nord, come anche se diversamente dalla velaia ch'è un punto sulle mie rotte, sta uno dei miei confini fisici. Che nel tempo si fanno sempre più lontani.
martedì, giugno 8
Un saluto
Auguri Pellegrino
Fa’ grandi le ali
nello smarrirsi
dei giorni,
all’incanutirsi
della chioma.
Siano piume le rughe
che rotoleranno
sui tuoi anni.
Sia innanzi al passo
la luce,
e non vane le ombre.
È nella tua mano
il destino.
Fratello.
Queste parole avevo scritto, una volta, per il compleanno di mio fratello. Sono sue. Giacciono sulla pagina e nella vita. Le prendo in prestito per salutare qualcuno che se ne va un po' più in là. Non dico lontano, perchè lontano è un posto da cui non si torna. E' un posto dove non ci si sente più uniti. E' il posto dove, nonstante si rsti nel cuore, si finisce con il non sentirsi più.
Il saluto di oggi è per Albafucens... non andare troppo lontano!
Fa’ grandi le ali
nello smarrirsi
dei giorni,
all’incanutirsi
della chioma.
Siano piume le rughe
che rotoleranno
sui tuoi anni.
Sia innanzi al passo
la luce,
e non vane le ombre.
È nella tua mano
il destino.
Fratello.
Queste parole avevo scritto, una volta, per il compleanno di mio fratello. Sono sue. Giacciono sulla pagina e nella vita. Le prendo in prestito per salutare qualcuno che se ne va un po' più in là. Non dico lontano, perchè lontano è un posto da cui non si torna. E' un posto dove non ci si sente più uniti. E' il posto dove, nonstante si rsti nel cuore, si finisce con il non sentirsi più.
Il saluto di oggi è per Albafucens... non andare troppo lontano!
giovedì, giugno 3
Diario di viaggio (1)
Ho il tempo lento degli antichi viaggiatori del cielo, quelli che arrivavano prima in aereoporto per fare il check-in, scegliere il posto migliore, magari dopo un po' di fila in piedi o seduti sulla valigia..."buongiorno, vorrei un posto davanti all'ala, proprio sul finestrino"... Ecco, così me lo ricordo: ché mio padre mi spiegava sempre, quando partivo, che a seconda della "macchina" era meglio scegliere un posto o l'altro.
Ora, nell'era del check-inonline, è la fila per l'imbarco che determina la possibilità di scelta; e me lo posso scegliere il posto, perchè a Lila piace essere tra i primi, per collocare bene la borsa tirare fuori la borsetta dal bagaglio a mano, indovinare da dove si scenderà... quindi cerco ancora quei posti vicino al finestrino, perchè a Lila piace staccare gli occhi da terra, e poi rimettere le cose in discussione da questa prospettiva d'alta quota, che fa sembrare tutto così piccolo...
Prima della partenza mi piace guardare i visi delle persone che mi sono attorno, chiedermi se poi li troverò cambiati, così cambiati da non sembrare più gli stessi; o appena appena.
Chissà se tutta questa gente, che aspetta un passaggio per chissadove, lo sa dove va?
Quelo che so, è che non si torna mai da nessun viaggio, se nel fare le valigie si fa attenzione a mettere ben piegata una coscienza usa e getta; usa quello che rimane di ieri, e getta il resto, perchè non si può tornare con lo stesso peso o con le stesse cose, altrimenti sarebbe meglio restare a casa.
Dove si può cambiare lo stesso e d'altra parte; se cambia chi resta è già sufficente a farci sentire nuovi.
In Svizzera comunque, bisogna fare attnzione a ciò che si butta. C'è un peso, una dimensione, in base a cui si pagano i rifiuti.
Così, invece di dire sì a tutto, bisogna controllare che quello di cui non hai più bisogno abbia la leggerezza necessaria per essere affidato al vento... che il cuore sia, o diventi più leggero di una piuma, come dicevano gli egizi, anche se easyjet non mette limiti di peso al bagaglio. Ryanair, per esempio, lo fa. E siccome non si sa mai con chi si farà il prossimo viaggio...
meglio essere allenati, e essere leggeri...
Ora, nell'era del check-inonline, è la fila per l'imbarco che determina la possibilità di scelta; e me lo posso scegliere il posto, perchè a Lila piace essere tra i primi, per collocare bene la borsa tirare fuori la borsetta dal bagaglio a mano, indovinare da dove si scenderà... quindi cerco ancora quei posti vicino al finestrino, perchè a Lila piace staccare gli occhi da terra, e poi rimettere le cose in discussione da questa prospettiva d'alta quota, che fa sembrare tutto così piccolo...
Prima della partenza mi piace guardare i visi delle persone che mi sono attorno, chiedermi se poi li troverò cambiati, così cambiati da non sembrare più gli stessi; o appena appena.
Chissà se tutta questa gente, che aspetta un passaggio per chissadove, lo sa dove va?
Quelo che so, è che non si torna mai da nessun viaggio, se nel fare le valigie si fa attenzione a mettere ben piegata una coscienza usa e getta; usa quello che rimane di ieri, e getta il resto, perchè non si può tornare con lo stesso peso o con le stesse cose, altrimenti sarebbe meglio restare a casa.
Dove si può cambiare lo stesso e d'altra parte; se cambia chi resta è già sufficente a farci sentire nuovi.
In Svizzera comunque, bisogna fare attnzione a ciò che si butta. C'è un peso, una dimensione, in base a cui si pagano i rifiuti.
Così, invece di dire sì a tutto, bisogna controllare che quello di cui non hai più bisogno abbia la leggerezza necessaria per essere affidato al vento... che il cuore sia, o diventi più leggero di una piuma, come dicevano gli egizi, anche se easyjet non mette limiti di peso al bagaglio. Ryanair, per esempio, lo fa. E siccome non si sa mai con chi si farà il prossimo viaggio...
meglio essere allenati, e essere leggeri...
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