"perdono mio marito. forse ha sbagliato Sanaa"
forse dovrebbero arrestare anche la madre. La perdoniamo (parafrasando), perchè ha altre figlie. E perchè è una che non si integrerà mai, quindi non sa quello che dice o che fa. E perchè tecnicamente non abbiamo ancora la certezza assoluta della colpevolezza del padre.
Ma lei, la madre, segue un precetto, forse, peggiore di quello che De Andrè cantava nel testamento di Tito. Sconfitto, pessimista, magnifico,De Andrè, che cantava allora parte dei sentimenti confusi di oggi. Dei sentimenti eternamente confusi, perchè non si può averla su con tutti gli arabi, se quattro (quattrocento, quattromila) talebani ci fanno saltare per aria i ragazzi.
D'accordo o meno, è la guerra, e quello del soldato un mestiere antico quanto il mondo. Non l'unico, non il più bello o sicuro. Ma qualcuno lo fa; io ho un amico che ci parte per queste missioni, e lo mettono in conto.
Gli altri, quelli che restano, sono quelli che poi dicono " era un ragazzo così dolce, con un sorriso generoso, ma timido. Non si può morire così, a vent'anni" (cioè vittima di incidente stradale).
Quello che vogliamo dire con queste parole, e che non si può morire. Non io, né molti di noi siamo in grado di comprendere che invece accade, anche se non comprendiamo come e perchè. Perchè non esiste.
Esiste che oggi, ora, sono ancora vivo. La mia missione non compiuta, qualunque essa sia. L'omeostasi dell'universo mi tiene dalla parte visibile della barricata.
Quello che vogliamo dire, è che non si può morire per mano del padre; per mano della figlia; per mano della Rom che bazzica davanti al pronto soccorso e che ti accoltella se non le dai un euro. E i biscotti non li accetta. E ora una delle mie signore non riuscirà a trattenersi da far l'elemosina a quella davanti al supermarket, per paura che le sbatta in testa una fioriera.
Non credo che siano tutti così, e il contraltare lo fanno i protagonisti italianissimi di altre fantastiche vicende della nera di ogni giorno.
Quello che vorrei dire, è che la violenza non è un marchio di fabbrica. Che la vera tolleranza è continuare ad accettare chi si vuole integrare, rispettandolo.
Senza lasciarsi prevaricare.
L'uomo che ha ucciso Saana sarà giudicato secondo la nostra legge.
Speriamo che la applichino fino in fondo.








