...è sempre (in)sostenibile la leggerezza dell' essere quando i fratelli sono insieme, muori da vivo, e la gioia si allarga all'infinito in un punto del cuore che è al di là del tempo e dello spazio.
Certe cose (amicizie) parlano in silenzio, e non finiscono nel silenzio, perché ciascuno ri suona nell'armonia E... quando si va via, lascia di sé una sola nota: "do"...
lunedì, maggio 27
sabato, luglio 28
Da Aurora Distefano
Sai, la vorrei mettere anche io una bella foto della luna che si eclissa, come se potesse raccontare l'emozione del sentire di ieri... Il lato oscuro di quel meravigliarsi all'alba guardando sorgere il sole dietro le montagne, con le nuvole che lo precorrono accarezzate dai raggi che sfuggono come il primo soffio di un vento leggero, che poi diventa tempesta...
Sai la vorrei una foto di quelle che mi stringo la mano da sola, per quanto è bella, per dire che con uno dei miei amici di sempre, ci siamo seduti anche in silenzio perché tanto cantava la luna, e il mare sembrava zitto zitto finché non lo cercavo con l'orecchio, e allora lo sentivo applaudire composto, alla bella del cielo che si lasciava mettere in ombra...
Sai, non è perché ho portato la reflex con la batteria scarica, che lo so che non l'ho caricata perché mi conosco, e ci speravo che non funzionasse per non distrarmi dal cielo. Non è per questo che non la metto in questo cielo la foto di ieri, perché si sa, ne ho fatte..
Sai, lo vorrei, ma per questa volta lo scatto migliore che rappresenta la percezione di infinito, l'amore dell'essere "da solo a solo", la percezione del minuscolo nel moto immenso che quasi gridava sul cuore taciturno facendosi percepire anche con i regazzini che strillavano fra i resti della grigliata in spiaggia....
lo scatto migliore è stato l'esitare del dito sull'obiettivo, l'alzare lo sguardo dalla focale mettendo a fuoco la mano del destino che seguiva il velarsi della luna come se fosse l'obbiettivo di sé a farsi prima rosso come un desiderio, e poi pian piano chiaro e brillante...
Lo scatto migliore, sai, è stato restare nell'attimo, impressa come una carta sensibile... E morire senza attesa ad ogni istante in cui l'io si è eclissato, lasciando solo il testimone che ricerco tra le parole di oggi.
Lo scatto migliore è stato, e adesso è qui. Eterno.
Sai, la vorrei mettere anche io una bella foto della luna che si eclissa, come se potesse raccontare l'emozione del sentire di ieri... Il lato oscuro di quel meravigliarsi all'alba guardando sorgere il sole dietro le montagne, con le nuvole che lo precorrono accarezzate dai raggi che sfuggono come il primo soffio di un vento leggero, che poi diventa tempesta...
Sai la vorrei una foto di quelle che mi stringo la mano da sola, per quanto è bella, per dire che con uno dei miei amici di sempre, ci siamo seduti anche in silenzio perché tanto cantava la luna, e il mare sembrava zitto zitto finché non lo cercavo con l'orecchio, e allora lo sentivo applaudire composto, alla bella del cielo che si lasciava mettere in ombra...
Sai, non è perché ho portato la reflex con la batteria scarica, che lo so che non l'ho caricata perché mi conosco, e ci speravo che non funzionasse per non distrarmi dal cielo. Non è per questo che non la metto in questo cielo la foto di ieri, perché si sa, ne ho fatte..
Sai, lo vorrei, ma per questa volta lo scatto migliore che rappresenta la percezione di infinito, l'amore dell'essere "da solo a solo", la percezione del minuscolo nel moto immenso che quasi gridava sul cuore taciturno facendosi percepire anche con i regazzini che strillavano fra i resti della grigliata in spiaggia....
lo scatto migliore è stato l'esitare del dito sull'obiettivo, l'alzare lo sguardo dalla focale mettendo a fuoco la mano del destino che seguiva il velarsi della luna come se fosse l'obbiettivo di sé a farsi prima rosso come un desiderio, e poi pian piano chiaro e brillante...
Lo scatto migliore, sai, è stato restare nell'attimo, impressa come una carta sensibile... E morire senza attesa ad ogni istante in cui l'io si è eclissato, lasciando solo il testimone che ricerco tra le parole di oggi.
Lo scatto migliore è stato, e adesso è qui. Eterno.
lunedì, gennaio 1
"l'anno che sta arrivando,tra un anno passerà, io mi sto preparando..."... L'anno che verrà, questa la grande idea, in questi gironi..si, d'accordo.. giorni... Fatto sta, che forse si sta così avvinti in essa da dimenticare che il timer non è suonato, e che è negli ultimi trenta secondi che si perfeziona l'esercizio. Così ho imparato facendo pratica di yoga. E così, quest'anno voglio augurare a tutte le stelle della mia vita, a tutti i cuori in cui mi sento a casa, il tempo di questi ultimi trenta secondi...
che siano pieni di vigore per ogni atto che avete in animo di compiere, fino alla fine del tempo...
che siano colmi di presenza ad ogni emozione, perché dopo qualche secondo potrà andarsene, ma la avrete vissuta.
Che siano colmi di ascolto a quella voce che da dentro ci sa sempre indicare cosa porta silenzio nelle cose, lasciando la porta aperta per l'amore...
che siano colmi di amore da dare a piene mani, perché senza credo che non valga nemmeno la pena aspettare il suono del gran finale...
E allora..
che siano colmi di luce, quella che intuite e non avete ancora riconosciuto, quella che conoscete, e non avete ancora sperimentato, quella che sapete dare alla vita, perché è la stessa vita che vi danza dentro.
Che siano colmi, questi ultimi trenta secondi, dell'ebrezza della danza che arriva al chiudersi del cerchio...
e poi di un suono non prodotto... e poi...per tutto il tempo concesso... buona vita!
che siano pieni di vigore per ogni atto che avete in animo di compiere, fino alla fine del tempo...
che siano colmi di presenza ad ogni emozione, perché dopo qualche secondo potrà andarsene, ma la avrete vissuta.
Che siano colmi di ascolto a quella voce che da dentro ci sa sempre indicare cosa porta silenzio nelle cose, lasciando la porta aperta per l'amore...
che siano colmi di amore da dare a piene mani, perché senza credo che non valga nemmeno la pena aspettare il suono del gran finale...
E allora..
che siano colmi di luce, quella che intuite e non avete ancora riconosciuto, quella che conoscete, e non avete ancora sperimentato, quella che sapete dare alla vita, perché è la stessa vita che vi danza dentro.
Che siano colmi, questi ultimi trenta secondi, dell'ebrezza della danza che arriva al chiudersi del cerchio...
e poi di un suono non prodotto... e poi...per tutto il tempo concesso... buona vita!
lunedì, giugno 19
Ho compiuto 9 anni, da quella nuova nascita sull'asfalto, in cui il pensiero, quando è arrivato, ha scoperto che le dita dei piedi si muovevano (ancora)... Nove anni, qualche mese di meno in compagnia del grande Fratello Burlone... (FB), che suscita pensieri pre+occupanti quando ti dice che hai messo 400 mi piace, o che qualcuno ha risposto ad un tuo commento. In questi anni ho detto "mi piace" molte volte, e ne sono lieta perché sono una di quelli che, alla fine di un anno, guarda le cose belle più di quelle tristi, rido per le sciocchezze, e ho letto almeno sei volte La Divina Commedia.
Un tipo una volta si sorprese quando gli dissi che avevo solo quella, sul comodino. Risposi "sono tre volumi". Da allora il mio braccio destro ogni tanto fa cilecca, come la mia memoria dei fatti. Ricordo, molto più di quello che fu, quello che avverrà, e amo le stelle che si accendono e spengono nella mia vita.
Non mi piacciono le foto del cibo(me ne piace, molto di più, il profumo) , mi piacciono indiscriminatamente gli amici fraterni e quelli che sono solo amici. Mi piace la " lingua degli uccelli" e fermarmi a sentirne il canto, come quello del mare ch'è metafora della creazione . Mi soffermo ad ascoltare il canto di dolore dei miei pazienti, e ancor più il primo scroscio del sorriso di gioia che timidamente gli si affaccia sul viso
col primo ben-essere.
Mi piace la fine di un cerchio, la vita che trasuda nelle parole di spiaggia :"nonno nonno nonno"... "mamma a stare insieme ci si diverte"..." Papà mi aiuti a fat volare l'aquilone"... "avrei bisogno di un'altra settimana... ". Dio, o chi per lui, ce la ha fatta in sei giorni, e davanti a questo, " cosa conti? ".
La vita che cos'è?
Ho nove anni, la fine di un ciclo. Molte domande nella testa e nel cuore. E nel cuore, la forza con cui l'amore per tutto questo, specchia nel basso, la bellezza del firmamento.
Ora, c'è uno splendido presente.
Un tipo una volta si sorprese quando gli dissi che avevo solo quella, sul comodino. Risposi "sono tre volumi". Da allora il mio braccio destro ogni tanto fa cilecca, come la mia memoria dei fatti. Ricordo, molto più di quello che fu, quello che avverrà, e amo le stelle che si accendono e spengono nella mia vita.
Non mi piacciono le foto del cibo(me ne piace, molto di più, il profumo) , mi piacciono indiscriminatamente gli amici fraterni e quelli che sono solo amici. Mi piace la " lingua degli uccelli" e fermarmi a sentirne il canto, come quello del mare ch'è metafora della creazione . Mi soffermo ad ascoltare il canto di dolore dei miei pazienti, e ancor più il primo scroscio del sorriso di gioia che timidamente gli si affaccia sul viso
Mi piace la fine di un cerchio, la vita che trasuda nelle parole di spiaggia :"nonno nonno nonno"... "mamma a stare insieme ci si diverte"..." Papà mi aiuti a fat volare l'aquilone"... "avrei bisogno di un'altra settimana... ". Dio, o chi per lui, ce la ha fatta in sei giorni, e davanti a questo, " cosa conti? ".
La vita che cos'è?
Ho nove anni, la fine di un ciclo. Molte domande nella testa e nel cuore. E nel cuore, la forza con cui l'amore per tutto questo, specchia nel basso, la bellezza del firmamento.
Ora, c'è uno splendido presente.
domenica, novembre 15
Continuando ad amare.
Continuerò
a cercarti,
nei
sassi e nei fili d'erba, nell'oceano e nella goccia,
nel
vento e nel respiro, nel fuoco e nella scintilla.
Continuerò
a cercarti,
dovessero
volerci altri mille baci, mille altri inganni dei sensi,
tenuti
accesi, e totalmente persi di te, nei nomi con cui ti chiamavo.
Continuerò
a cercarti,
nel
pieno e nel vuoto, nel dietro e nel fuori,
nel
davanti e nel dentro, nel sopra e nel sotto,
a
nord, a sud, ad ovest, ad est.
Nello
zenit e nel nadir del mio cuore,
già
tre volte creduto uno di due, che si era fatti uno.
Nel
mio cuore creduto tuo, del nome con cui ti ho chiamato,
Continuerò
a cercarti,
perché
non sei mai stato via a lungo, e sei qui, perfino ora
che
ti sto errantemente anelando.
Per questo, continuo a cercarTi.
perché ti perdo nella stoltezza del mio desiderio umano
di leggerti in una forma, per poterti toccare.
Ti perdo nella schiavitù del mio desiderio umano,
di percepirti solo con i sensi che riconoscono le cose.
Ti perdo nella povertà del mio desiderio umano
di possederti come un tesoro, per contare di averti.
Ti perdo nella guerra del mio desiderio umano
che credendoti da me separato, lotta per conquistarti.
Ti perdo nel deserto del mio desiderio umano
che se non ti vede intero, crede che tu non sia.
Ti perdo nella bruttezza del mio desiderio umano,
che parla con parole che non hanno spazi e silenzi.
Ti perdo nella morte che è il mio desiderio umano
che si perde nello sconforto, ingannato dal tempo.
Continuo a cercarti.
E nella sapienza di una luce che brilla dietro la pagina,
nel governo dei sovrasensi che spremono l'impercettibile,
nella ricchezza del riconoscere l'oro puro dell'anima
che forma le cose, senza perdersi nella forma che vedo,
nella pace del sentirti dentro ciascun respiro, seppur non mio,
nella fertilità del pensiero che sale fino a rompersi per recepirti,
nella bellezza che è in ogni immagine, prima che se ne faccia cenere,
nella vita che scorre senza fine nella sua fine dal suo principio,
ti troverò.
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mercoledì, agosto 26
Gli angoli senza spigoli
C'è un angolo di felicità (ora e qui) nel mio cuore quando smetto di contare i problemi, e spunto le cose, i movimenti, i sogni che stanno andando bene. Mi
o padre che sta meglio, mia madre più serena, i compromessi con la vita come comprare una seconda macchina se non si può cambiare casa, che Freddy e Nua hanno accettato per sorridere di più.
C'è un angolo di felicità (ora e qui) nel mio cuore, quando vedo il volto innocente di Isa, quel ridere per ridere, le tristezze di un pianto devastante che non si fanno mai malinconie, l'irresistibile tenerezza della scoperta, quando negli occhi brilla la fiamma della conquista: raggiungere l'oggetto sulla sedia, sentirne il rumore quando cade, entrare di corsa in bagno gatonando, perchè ma-ma-ma-ma-ma ha lasciato la porta aperta, o il discutere con la porta chiusa dietro pa-pà-pa-pà.
C'è un angolo di felicità (ora e qui) nel mio cuore, dove sono appoggiati i ricordi di quando arrivavo tardi al lavoro per scriverti dei momenti indimebticati, in cui ti ho pensato scattando foto, o appuntando parole sulla giacca per raccontarteli. E' l'angolo quello più in ombra, appena scuro, perchè il ricordo sbiadisce ma rimane la sensazione che si vive ora. La sensazione che si vive qui. E quella, solo quella da luce, perchè il cuore è tornato morbido, e gli angoli sembrano senza spigoli duri.
C'è un angolo ancora, ora e qui, nel mio cuore; è quello dove mi sposto ogni volta a guardare, badando che non sia mai lo stesso. Cambio punto di vista, ed è sempre in questo che riesco a trovare le piccole gioie dimenticate, ricordando di gioire per le altre mille piccole cose che, alla fine dei conti, fanno felice l'anima.
C'è un angolo di gioia, nel mio cuore. Qui, dove tutte le porte sono spalancate per lasciar uscire la tempesta che ha tagliato i bordi, e cambiato le geografie delle sue camere...
Dove tutte le porte sono spalancate, per uscire tutti, soprattutto chi non vuole restare in questo posto senza spazi chiusi, dove nessuno, tanto meno io, vi è prigioniero.
E c'è sempre un angolo, dove fare arrivare di nuovo il vento.
o padre che sta meglio, mia madre più serena, i compromessi con la vita come comprare una seconda macchina se non si può cambiare casa, che Freddy e Nua hanno accettato per sorridere di più.
C'è un angolo di felicità (ora e qui) nel mio cuore, quando vedo il volto innocente di Isa, quel ridere per ridere, le tristezze di un pianto devastante che non si fanno mai malinconie, l'irresistibile tenerezza della scoperta, quando negli occhi brilla la fiamma della conquista: raggiungere l'oggetto sulla sedia, sentirne il rumore quando cade, entrare di corsa in bagno gatonando, perchè ma-ma-ma-ma-ma ha lasciato la porta aperta, o il discutere con la porta chiusa dietro pa-pà-pa-pà.
C'è un angolo di felicità (ora e qui) nel mio cuore, dove sono appoggiati i ricordi di quando arrivavo tardi al lavoro per scriverti dei momenti indimebticati, in cui ti ho pensato scattando foto, o appuntando parole sulla giacca per raccontarteli. E' l'angolo quello più in ombra, appena scuro, perchè il ricordo sbiadisce ma rimane la sensazione che si vive ora. La sensazione che si vive qui. E quella, solo quella da luce, perchè il cuore è tornato morbido, e gli angoli sembrano senza spigoli duri.
C'è un angolo ancora, ora e qui, nel mio cuore; è quello dove mi sposto ogni volta a guardare, badando che non sia mai lo stesso. Cambio punto di vista, ed è sempre in questo che riesco a trovare le piccole gioie dimenticate, ricordando di gioire per le altre mille piccole cose che, alla fine dei conti, fanno felice l'anima.
C'è un angolo di gioia, nel mio cuore. Qui, dove tutte le porte sono spalancate per lasciar uscire la tempesta che ha tagliato i bordi, e cambiato le geografie delle sue camere...
Dove tutte le porte sono spalancate, per uscire tutti, soprattutto chi non vuole restare in questo posto senza spazi chiusi, dove nessuno, tanto meno io, vi è prigioniero.
E c'è sempre un angolo, dove fare arrivare di nuovo il vento.
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domenica, settembre 28
IL VIAGGIO DELLE MERAVIGLIE -part 1 -102 cose da fare nella vita (36-37)

Il viaggio delle meraviglie (Sicilia 2013), è iniziato così, dietro ai "sassi": quelli di Matera e quelli del cuore. Nascosta bene, sono partita per la Sicilia con una musica malinconica nel cuore, e una chiassosa colonna sonora fuori, per riempire lo spazio fino alla città che mi aveva quasi ossessionato tanto era il suo ricorrere nelle storie degli amici. E sia, mi sono detta, passerò di là. C'è sempre un motivo, per quel che ci accade, e gli eventi che ci accadono li attiriamo noi...ma talvolta solo dopo, o se siamo fortunati durante, ci accorgiamo di quello che possiamo imparare.
Esco a (lume di) Candela, dal mondo delle autostrade, e mi infilo come un filo di sottotrama nelle strette anse delle deviazioni di campagna, fino a che mi riempio di un senso di esser perduta che non si contorna di ansia e di paure, ma di una allegrezza leggera: come se incedere sia un tornare indietro, cancellando le cose già scritte.
MATERA
-36: lavorare la prima sera di vacanza per scolpire un nuovo percorso.
Proprio là, dietro al ristorante che era stata la penultima scelta, s'è fatta l'ultima. Guardando il s'or Fedele in cucina, che spadellava-serviva-prendeva ordinazioni, perdendo i clienti che si stancavano di aspettare troppo a lungo, l'idea m'è sopraggiunta dall'anima mia, (il piccolo cortese suggeritore, sempre pronto a sollevare la valigia a qualcuno in difficoltà):
"Le serve una mano?", ho sentito dire la voce della mia anima intera-a-metà.
Lui, il s'or Fedele, mi guarda come se fossi matta; eppoi, quando mi vede salire per andare a mangiare sulla scala dei "due Sassi" che aggetta sulla piazza dove cerca di soddisfare i pochi clienti seduti a tavolo, mi dice:
"ma che fai?".
"Vado a mangiare.. o le serve aiuto?" gli rispondo, io che sono una dei clienti che se ne è andata, e che dopo questo ("e si, dai, dammi una mano!") divento la lavorante di una sera.
Ecco, il viaggio inizia così.
37- "Vuoi mangiare?" mi chiede ogni tanto, "finiamo quel che abbiamo iniziato"rispondo.
Il s'or Fedele mi ha "ripagato" con formaggio e vino e frutta, e ancora una cena il giorno dopo, oltre a quel che gli ho lasciato da spazzare da sotto il tavolo del ristorante: tutta la malinconica stanchezza che ancora sembrava starmi sulle spalle.
Così alleggerita, riprendo il movimento per raggiungerti a Villa San Giovanni, inizialmente senza fretta: io e tutta la mia tecnologia rallentiamo sul brano "I take a letter Maria", quando comprendo che i limiti di velocità sono fatti anche per poter ammirare il paesaggio (e che le piazzole di sosta non sono mai nel posto giusto...per fare una foto).
38- una sosta non prevista (per un bagno improvvisato)
.... Eppure un punto di sosta lo trovo, e mentre mi fermo per gettarmi nel mare per potermi portar dietro il sale piccante della Calabria, Vecchioni, o forse il cuore mio cantano a Dio, e a te, "guardami, io so amare soltanto come un uomo, guardami, a malapena ti sento e tu sai dove sono".
Però sono presente. Sono così presente che lo so benissimo anche io, dove sono.
Epperò... guardami, Dio, che devo essere a Villa entro le 13 e 30, o la rosa di plastica che tengo in macchina appassirà senza essere consegnata. Guardami Dio, ripeto mentre mi lancio sulla Salerno-Reggio Calabria a tutta la velocità consentita dalle curve e dal silenzio che, essendo ormai settembre inoltrato, la precorrono inseguiti dalla radio che canta le mie canzoni preferite, dalla mia voce e dal ricordo di quella volta che cantavamo solo io, mamma e Lo', sulla strada per Granada.
Mentre pigio l'acceleratore sull'ultima uscita, ho di nuovo la sensazione sotto al piede della serpe schiacciata (sopra i Sassi, quelli veri), che m'accresce la baldanza poiché la paura è giunta solo dopo la reazione, e mi risveglia l'attenzione, perché in quel momento ero così distratta da aver dimenticato che i piedi, anche se la testa cerca tra le nuvole l'orizzonte, devono restare sempre saldi a terra.
O, per l'appunto, sull'acceleratore, perché "tutta la storia non vale il tuo bacio di una sera" (R.Vecchioni), e io devo arrivare qui. Ora.
Ti trovo grazie ad un papà che, come faceva il mio anni fa, porta il figliolo a fare un giro in moto, nel sole ardente dello stretto di Messina, dove il mare è sempre dentro, e gli uomini chissà, forse per questo, sembrano più liberi.
Uomini che a Trapani sono marinai di terra fra due mari, qui sono uomini di mare fra due terre.
Uno strano puzzle, di apparente durezza e diffidenza che si scioglie in una gentilezza comprensiva: forse perché riconoscono nei miei, come li chiamavi tu, "occhi di cielo", quello che ci sta sopra. Infondo, noi lo sappiamo bene, sono la stessa cosa, e qui si toccano.
Un po' come noi ("io il tuo cuore sulla terra, tu il mio nei cieli"):
"...and now we standing face to face, isn't this world a crazy place....", ti sussurro, mentre il tempo scompare completamente, come se aver spento il quadrante dell'auto avesse sospeso il conteggio anagrafico, e riportato tutto a quella volta in cui ci siamo incontrati la prima volta.
E poi tutto ricorre avanti fino a qui, dove sono io che muoio, e forse è per questo che ricordo tutto così bene.
C'è uno spazio sospeso e non ben collocato, mentre volto le spalle alla terra-attaccata-alla-terra, salgo sul traghetto, e vengo rilasciata dal ventre della metallica balena della Tirrenia sull'isola che c'è.
E qui teatrando Venere che solca la spuma lasciata dalla nave sul mare, raggiungo una nuova interezza dopo l'ennesimo apparente confondersi del dentro e fuori, di me e te, di buio e luce (WaHe GuRu), perché nessuno esiste senza l'altro,
Rinasco ancora una volta, e inizio un altro viaggio.
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