Una riflessione sciocca (sciapa) mi s'è ingarbugliata nella mente un paio di giorni fa, sul passaggio d'anno per cui, sorridendo, ci diciamo "ci vediamo l'anno prossimo", ed aggiungiamo un anno di più mentre sostituiamo il calendario a muro. Le ore d'attesa talvolta possono essere fonte d'ispirazione, e così il cursore s'è spostato sull'idea d'attribuirmi una età. Già, perchè fra le cose che si dicono è che ciascuno ha quella che si sente... e più o meno seriamente me lo sono chiesta, a metà strada dell'età segnata come il "mezzo di cammin di nostra vita".
Così ho corso con le sensazioni lungo il corpo accidentato; le sue forme ottocentesche un po' assottigliate dal lungo lavoro fisico, alleggerite per non gravare qualche osso che non è più lo stesso. Le cicatrici di questa allegra battaglia che è la vita sparse in senso lungitudinale sull'addome, nelle ossa stesse, ad inanellare un dito. I regali del tempo ad incorniciare la bocca, ad irradiarsi dagli occhi come il sorriso che alla fine trovo sempre in fondo allo specchio... no, non mi pare d'avere la mia età. Non quella segnata sulle mappe anagrafiche che lascio in giro nei cassetti, sperando che si dimentichino del passare del tempo. Questo corpo è un po' più vecchio di sé! Significa che, comunque vada, mi parrà d'aver vissuto più a lungo; come quando si ha una giornata intensa e piacevole, che pare d'essere stati nelle cose per il doppio delle ore!
La bilancia pende in favore della vecchiezza.
Per l'anima mi piace credere che sia la scia d'altre mille, e quindi molto più vecchia del computo civile. E se non ricordo tutto, alle volte sorprendo delle memorie ancestrali compiersi, magari in una ricetta di cucina apparentemente inventata, che scopro originaria della terra avita. Mi piace credere che sia l'intersecarsi di migliaia di anni, che rende meno dissimile te da me; che rende le profondità che oggi si scrutano, che oggi ho scovato io, e domani toccherà a te mostrarmi, non più appartenente a qualcuno, ma condivise... E' un'anima sola, è mia, ma anche altrui. Ma, come abbiamo detto, alla fine quando sei così vecchio, così grande, così profondo... sei anche il contrario.
Palla al centro.
E qui, vediamo come va a finire...
Perchè il mio cuore non ha gli anni che dimostro. E' un cucciolo di cuore, un bambino curioso; quando s'innamora, ama per la prima volta. Quando sorride o gli piace qualcosa, è sempre con l'intensità della prima volta. Così anche quando è arrabbiato, ferito o deluso; sente tutto il dolore del mondo, perchè anche quello, come il resto, accade per la prima volta. Pensa che sia la sua la sofferenza più grande, come lo è stato l'amore, come lo è stato il ridere di un attimo fa.
Ecco, alla fin fine mi sembra che finisca in parità. L'età è la metà ma non la meta del cammino, e se le cose banalmente sono quelle che sembrano, l'uomo, come l'universo, non ha un punteggio giusto e nemmeno un senso di marcia. Sono entrambi, specchi uno dell'altro, una rete di collegamenti che ha alla base la tensegrità (#) che permette al sistema di restare in equilibrio. In qualche modo. Ancora per oggi.
Il mio corpo è in accordo con la mia mente, la mia mente con le mie energie, le mie enrgie con il mio spirito,
il mio spirito con il Nulla.
Ogni volta che la minima cosa esisente o il più flebile suono mi raggiunge, sia esso lontano dietro l'ottavo confine, o a portata di mano tra le mie sopracciclia e le mie ciglia, io sono costretto a conoscerlo.
tuttavia non so se l'abbia percepito con i sette orifizi del mio cuore e le quattro membra, o l'abbia saputo col cuore e l'addome e gli organi interni...
(Libro di Lieh-Tzu)
(#) "Strutture tensegritive ottengono forma e forza dalla contrapposizione di elementi che resistono alla compressione e altri che sono sotto tensione, creando in tal modo un sistema in
pre-stress"(
http://www.anatomytrains.it/?page_id=245).