sabato, novembre 28

La mia nonna. Una storia (un po') vera



Un viaggio, un altro, pensato, programmato, rimandato. Atteso.
Si perchè là, nella mia amatissima Toscana, con la terra rossa e i confini secchi dell'altipiano che va verso S. Gimignano, oggi qualcuno m'attende.
Ed io ho atteso, da quando l'avevo previsto la prima volta, di andare.
La mia nonna, che ha sorpassato la guerra libera ed indenne (prigioniero fu mio nonno, e non solo del suo cuore) è ora prigioniera in quella terra calda e ironica; dove, ironia della sorte appunto, a volte sogno di vivere. Dove ha comprato casa assieme alla figlia e al genero, aspettando che la figlia di sua figlia lasciasse il Piemonte per andare là, dalle parti di Volterra.

La mia nonna è professoressa di matematica, forse per questo sono brava a fare i conti, o almeno lo ero. Ora non conto più nessuno, a volte nemmeno i giorni, che pur se non c'è vecchiezza più grande di quella dell'anima, il corpo comincia ad evidenziare qualche linea scura sulla pelle, quando le pieghe dei sorrisi si disolvono.
Ho voluto fare questo viaggio un po' di sorpresa al destino, (decidendolo al penultimo momento, giusto il tempo d'avvisare che arrivo) perchè non gli venisse l'idea di mettere qualche ostacolo in mezzo; 'ché la prima volta mia zia era stanca e non s'è potuto fare, la seconda mi s'è rotta la macchina (s'è spenta un mattino al rosso del semaforo, a dire il vero, arrestata dall'età e da 200mila chilometri) e nemmeno il tempo di organizzare il terzo tentativo (la volta buona) che mi abbatto sulla strada e mi tocca ricominciare a vivere.
Questa cosa ancora non esce dal mio ricordo perchè in questa fantastica avventura che è la vita, la mia seconda possibilità (oddio, mi sa che sono già un po' di più) è, non dico in fasce, ma ancora ai primi passi.



Loro comunque si erano conosciuti durante la guerra, per la lodevole iniziativa che ha fatto di mia nonna una madrina di guerra, mentre il nonno allora giovane ufficilae, era prigioniero dgli Inglesi, in India. L'amore è sceso dagli aerei che bombardavano, ed ha colpito nelle parole delle lettere che si sono scritti, e più tardi tra i fiori del primo incontro e quelli della gioventù che se ne andava, mentre hanno dato vita ad una parte della mia storia.
Un marito quindi; tre figli, nove nipoti, e una certa dose di fortuna (quella mi pare che l'abbia già lasciata a me in eredità) La nonnna è stata anche l'altra nonnna, quella che non ho conosciuto mai.. Più  forte dell'amatissima sua sorella, morta appresso alla nipote suicida come se si fosse gettata anche lei dalla finestra, ma con una settimana di ritardo, mia nonnna ha battuto le difficoltà della vedovanza, la prima  e la seconda protesi all'anca,  la dissezione dell'aorta e non so quali altri guai, ed ora sta lì, in quel paesino della Toscana, ad attendere.

Potete immaginare con quanto amore avviene tutto questo?
Con quanta cura metterà le sue cose in bell'ordine, la crema sul viso, il cuore arieggiato e stirato con lavanda e margherite per apparire più fresco e cacciar via la solitudine dela campagna?

 Ho già riempito il cestino con marmellata e dolcetti e sistemato la mantella, quella abbinata alle scarpette da "non c'è nessun posto come casa mia"  che sono un buon auspicio per il ritorno; ma non riesco a pensare ad altro che al lupo, che si aggira nel bosco...
Così, anche se non s'intona al mio cappuccio, m'infilo l'anello di turchese, il portafortuna che mi ha regalato mia zia.
Una zia che mi sono scelta da sola. E che s'è mangiata il lupo.

4 commenti:

Antonella ha detto...

Non so se considerarti una novella Dorothy del Mago di Oz oppure una Cappuccetto Rosso che si inoltra del bosco senza aver paura del lupo. Magari sei tutti e due ed il tuo bosco sono i tuoi ricordi bellissimi che sembrano darti una serenità silenziosa anche se prudente.E poi abbiamo un amore in comune: la Toscana. Mi immagino di incontrarti là durante il mio prossimo pellegrinaggio in questa terra splendida.

enne di no ha detto...

Io non ce l'ho una zia che s'è mangiata il lupo: oramai provvedo da me.
E non ho più nonni.
Mi rimane, lo ammetto, una struggente voglia di Toscana, ma questa è un'altra storia.
Mi piaccioni i tuoi racconti, Lila: non so perchè, ma mi rasserenano.
Un bacio.
A volte mi piace addormentarmi all'alba. :*

stella ha detto...

Racconto toccante Lila...

Lila ha detto...

cara Antonella
chissà che non si riesca a fare:incontrarsi in Toscana,attraverso i boschi pieni di lupi e seguendo un sentiero dorato. Si, mi sento un po' una via di mezzo, ma in certi punti alla fin fine le storie coincidono.


enne di no, molto più forte di enne di niente; affamata di lupi, spero che addormentarsi all'alba (è un buon momento per fare molte cose) sia anche sinonimo di averli digeriti ;)
Un abbraccio lieto di aver portato un po' di serenità.

@ Stella
luci e colori di primo mattino. Un abbraccio