venerdì, dicembre 11

Cercando





Sovente soffre il corpo mio più denso
l’assenza del fisico contatto
una mano che sfiori la mia pelle,
un altro che mi sia rifugio, anfratto.
La mente, solerte sua guardiana

tenta di ricondurlo alla ragione,
mostrandogli la via, sì meno piana
che dei vincoli rompe la prigione.
Sussurra con arguzia l’intelletto

che altrove, intoccabile ma eterno
vi sia dell’Indiviso l’ampio spettro
vuoto d’amore, che annulla questo inferno…


dedicata ad Antonella 





lunedì, dicembre 7

ritorno a Bracciano (anzi ad Anguillara)

Secondo anno, secondo week-end:
"errare è umano... "

Questa volta, mi dico, vado preparata. Bisogna sempre esserlo, ma talvolta, dimentichi delle incertezze a cui l'esperienza ci sottopone, pensiamo di avere tutto sotto controllo, salvo inciampare delusi sulle imprecisioni dei nostri piani, sulle sorprese e i particolari nascosti che la vita riserva ai nostri desideri.
Preparo la miscela del the con pazienza, temperanza, umiltà ed attenzione.
Speriamo che basti.

Piego e appoggio sul ripiano delle cose da fare i progetti e le aspettative precise, e mentre discendo nell'Averno (il passagggio necessario in garage può diventare un serio momento introspettivo) come ultima occhiata allo specchio prendo atto del fatto che c'è un posto, dentro di me, che vorrebbe riempirsi d'un moto d'affetto (mentre vige l'assenza di voglia di rivedere  alcuno dei compagni di corso) e di un raggio di sole che invece batte ostinato sull'altro lato del lago, quello che, alla faccia dell'equanimità  arrotolata sul collo assieme alla sciarpa, continuo a preferire.



  Scaldata dai pensieri che si sono affollati sui sedili della macchina, arrivo  comunque sorridendo e saluto qualcuno con quei baci silenziosi lanciati nel vento, una mano su una spalla, quei come stai al quale non sempre si risponde; quasi che l'internazionalità dell'insegnante olandese ci avesse fatto adottare l'inglesismo formale dell'Howareyou?, al quale si risponde con un Howareyou? (da piccola mi chiedevo come potesse poi andare avanti la conversazione se nessuno davvero si rispondeva; a volte immaginavo interminabili scambi della stessa frase, interrotti solo da treni di sbadigli, altrettanto contagiosi), senza necessità di continuare.
Figurati: - come stai?
            - come stai?
             Auf wiedersehen (arrivederci).
Sarà, ma le parole per me hanno una certa importanza, comportando un certo uso d'energia, e quando chiedo a qualcuno come sta mi interessa davvero la risposta; ma bisogna rassegnarsi.

Al termine del primo giorno si può osservare qualche lieve cambiamento, al quale, consona allo spirito indossato uscendo di casa, mi adatto.
Ci sono ancora, ed è giusto, alcune persone che cercando il compagno per la pratica se vedono qualcuno (uno a caso, graziosa ma un po' asociale ... tipo me) che sta altresì da solo, cercano altrove; fingono di non averti visto, sollevano la testa inseguendo l'onnipresente mosca, guardano nella borsa, vanno in bagno e allla fine chiedono a qualcun altro...  E' capitato anche con Elle, che pure cerdevo un tipo a posto; uno simpatico.. un po' troppo, forse. Uno di quelli che non dice cara e bella, ma conosce tutti i nomi e se non ha una conversazione molto profonda, almeno è sempre sorridente e gentile.


Anche Lila è gentile, ma un po' meno del solito. Sorride, ma un po' meno del solito.  Perchè stamattina,  indossando l'abito ancora stretto del non desiderare e non volere,  cercando un CD ha scoperto nel cruscotto, sotto il libretto dell'auto, prorpio in fondo al cassetto, un pensiero che non s'era fatto sentire, prima, e che ispira una desolante serenità:  non si può piacere sempre a tutti.






 Tuttavia a qualcuno si;  dopo la pausa pranzo il posto accanto, quello solitamente vuoto, lo trovo occupato da uno dei cinque Emme: quello alto che di solito prendono tutti in giro perchè fa un sacco di domande.
 Lo accolgo cercando di ignorare il sospetto che gli sia solo comodo per via della telecamera,  e scopro  che è una persona attenta ed affettuosa, uno che quando prova,  tratta anche, come fa Lila; che con-divide e non compete. Mi piace, ma comunque mi tengo ancora un po' nel cerchio interno dell'anello di turchese, indossato a protezione dell'esternità spinosa che non voglio che mi sfugga, pur mentre cerco di modellarmi e ritrovare quella che sono;  torno a casa con una pacata irrequietezza. 


... dare la colpa agli altri molto di più..
La mattina seguente scendo al lago per sgranchire le membra intorpidite, bevo un caffè frustato dal vento di tramontana e osservo, che, sole o meno, anche da questa parte del lago gli abitanti hanno un certo non so che, che me li fa sentire vicini.
Quella silenziosità indecisa che ha il lago agitato dal vento;  quella profondità non necessariamente limpida, del cratere ingombro d'acqua.
Quel profilo che ti mostrano senza lasciarti vedere l'altra metà. come se ci tenessero a riservarsi l'interezza solo per incidentali passaggi dinanzi allo specchio, o per la ristretta cerchia (due o uno solo) di amici veri. Quelli che ci sono finchè ci sono, ma sono sé e te.


 






 Attribuisco all'influenza ambientale la mia residua asocialità,, forse alla fin fine sana quanto l'aria pregna d'erba e sterco di cavallo;  e mantenendo a fermare l'anello un po' largo, saldamente piantato all'anulare, il coraggio di sbagliare, all'ultimo giorno mi concedo un abbraccio stretto e qualche vero saluto, lasciando svaporare nel bicchiere l'ultimo the; quello un po' amaro che, mi sono accorta troppo tardi, avevo preparato con spirito di competizione, superbia,  vecchi ricordi e disillusioni.

E proprio prima di coricarsi verso il mare, e lasciarmi di nuovo sul lato in ombra di me, un raggio di sole sospinto dal sussurro del lago, mi risistema l'equanimità sotto la sciarpa.








lunedì, novembre 30

Un attimo prima c'erano.
 E poi il vento s'è levato abbracciando i rami carichi e spogliandoli con poche carezze affrettate e come una vecchia coppia, l'albero e il vento si sono amati lungo la strada dandosi la mano, mentre le foglie attorno s'innalzavano, roteavano, scivolavano fino a terra alla ricerca d'un'altra dimora.

Due delle mie ragazze oggi si sono laureate, e mentre le guardavo con gli occhi lucidi abbracciarsi per assicurarsi il conforto prima della vittoria finale (la votazione), ho udito un vento che nessuno sembrava sentire, provenire da dietro la porta chiusa dei mesi passati assieme.
Mi ha abbracciata, mentre loro abbracciavano l'altra loro vita, quella che verrà dopo;  mi ha accarezzato gli occhi come a voler stuzzicare quella lacrima commossa che non scendeva, e poi s'è portato via le foglie. Lasciandomi nuda, sul corridoio.



(il tratto di strada tra Colle Val d'Elsa e Volterra)

Raccolgo dalla malinconia la mia parte felice, quella felice sempre, per dare un allegro benvenuto ai nuovi lettori!

sabato, novembre 28

La mia nonna. Una storia (un po') vera



Un viaggio, un altro, pensato, programmato, rimandato. Atteso.
Si perchè là, nella mia amatissima Toscana, con la terra rossa e i confini secchi dell'altipiano che va verso S. Gimignano, oggi qualcuno m'attende.
Ed io ho atteso, da quando l'avevo previsto la prima volta, di andare.
La mia nonna, che ha sorpassato la guerra libera ed indenne (prigioniero fu mio nonno, e non solo del suo cuore) è ora prigioniera in quella terra calda e ironica; dove, ironia della sorte appunto, a volte sogno di vivere. Dove ha comprato casa assieme alla figlia e al genero, aspettando che la figlia di sua figlia lasciasse il Piemonte per andare là, dalle parti di Volterra.

La mia nonna è professoressa di matematica, forse per questo sono brava a fare i conti, o almeno lo ero. Ora non conto più nessuno, a volte nemmeno i giorni, che pur se non c'è vecchiezza più grande di quella dell'anima, il corpo comincia ad evidenziare qualche linea scura sulla pelle, quando le pieghe dei sorrisi si disolvono.
Ho voluto fare questo viaggio un po' di sorpresa al destino, (decidendolo al penultimo momento, giusto il tempo d'avvisare che arrivo) perchè non gli venisse l'idea di mettere qualche ostacolo in mezzo; 'ché la prima volta mia zia era stanca e non s'è potuto fare, la seconda mi s'è rotta la macchina (s'è spenta un mattino al rosso del semaforo, a dire il vero, arrestata dall'età e da 200mila chilometri) e nemmeno il tempo di organizzare il terzo tentativo (la volta buona) che mi abbatto sulla strada e mi tocca ricominciare a vivere.
Questa cosa ancora non esce dal mio ricordo perchè in questa fantastica avventura che è la vita, la mia seconda possibilità (oddio, mi sa che sono già un po' di più) è, non dico in fasce, ma ancora ai primi passi.



Loro comunque si erano conosciuti durante la guerra, per la lodevole iniziativa che ha fatto di mia nonna una madrina di guerra, mentre il nonno allora giovane ufficilae, era prigioniero dgli Inglesi, in India. L'amore è sceso dagli aerei che bombardavano, ed ha colpito nelle parole delle lettere che si sono scritti, e più tardi tra i fiori del primo incontro e quelli della gioventù che se ne andava, mentre hanno dato vita ad una parte della mia storia.
Un marito quindi; tre figli, nove nipoti, e una certa dose di fortuna (quella mi pare che l'abbia già lasciata a me in eredità) La nonnna è stata anche l'altra nonnna, quella che non ho conosciuto mai.. Più  forte dell'amatissima sua sorella, morta appresso alla nipote suicida come se si fosse gettata anche lei dalla finestra, ma con una settimana di ritardo, mia nonnna ha battuto le difficoltà della vedovanza, la prima  e la seconda protesi all'anca,  la dissezione dell'aorta e non so quali altri guai, ed ora sta lì, in quel paesino della Toscana, ad attendere.

Potete immaginare con quanto amore avviene tutto questo?
Con quanta cura metterà le sue cose in bell'ordine, la crema sul viso, il cuore arieggiato e stirato con lavanda e margherite per apparire più fresco e cacciar via la solitudine dela campagna?

 Ho già riempito il cestino con marmellata e dolcetti e sistemato la mantella, quella abbinata alle scarpette da "non c'è nessun posto come casa mia"  che sono un buon auspicio per il ritorno; ma non riesco a pensare ad altro che al lupo, che si aggira nel bosco...
Così, anche se non s'intona al mio cappuccio, m'infilo l'anello di turchese, il portafortuna che mi ha regalato mia zia.
Una zia che mi sono scelta da sola. E che s'è mangiata il lupo.

mercoledì, novembre 25

Nascita

Congratulazioni a Pulci (Pulci è uno dei lettori di questo blog, non commenta mai, ma la sua arte parla per lui) che è diventato bis-papà!
Non ho un gran chè di parole ed allora dedico qualcosa al nuovo nato...



NASCITA

Mai più
come allora,
il pensiero
resta fermo
eco dell’attimo
in cui la notte
lascia al giorno
il passo

Ricordo:
sono rimasta
sull’orlo del tempo,
a respirare l’aurora.
Da quel momento
ho vissuto.


C'è in giro una catena d'auguri vignette ecc... quindi se volete sorridere e partecipare alla festa cliccate qui





lunedì, novembre 23

vaccino si, vaccino no

 Sarà vero che fa male? Serve davvero a qualcosa? Dottoressa° cosa dovrei fare?
Non so, io l'ho trovato interessante e sconvolgente (link all'articolo). Diciamo che forse potrebbe sembrare esagerato, in alcuni punti, ma ciascuno giudichi da sé.
  Buona lettura.

°  anche noi prorpietari di lauree brevi ormai ci possiamo fregiare di questo titolo: Se vi sentiste male in un posto pubblico mi raccomando non chiedete di un dottore! Un medico è l'unico che, con ogni probabilità, vi potrà prestare soccorso.

domenica, novembre 22

e io intanto..


Una giornata più silenziosa di altre  più lenta e meno allegra di ieri, a casa dai miei per un pranzo della domenica fuori programma e per l'appunto... non di domenica.
Domenica l'aurora è stata triste e dura; poche le ore di sonno, alle quattro ero già con gli occhi spalancati su un libro e il caffè fumante; impossibile riprendere il filo dei sogni se non verso le otto; è così che è cominciata. Nelle ore, quando dormi poco e ne hai infinite da occupare davanti, accade che si preda a fare il conto delle cose e chissà perchè mi metto a valutare quante storie finite male, quante idee non compiute, quanta fatica arrivare qui.. e poi dov'è qui?
Non so. Almeno oggi per un po' non l'ho saputo più, e ligia all'occhio del turista ho spazzato e aperto le finiestre mentre guardavo l'affollarsi di riflessioni scure come la mattinata.
E mi è tornata in mente una cosa letta e pensata cercando tra i blog altre vite, osservando le code fantasma in autostrada, ascoltando la mia signora che declama poesie asserendo che le scrive quando è triste.
La conclusione è che in genere (e generalizzando) la tristezza attrae molto più della felicità. Le persone felici,  quelle felici davvero dico, non i compagnoni che sanno tenerti su tutta una serata, anche se dentro piangono , hanno pochi amici, pochi lettori, pochi ascoltatori.
E' che forse hanno poco da dire. Quando parlano di quanto sono sereni, o comunque ottimisti ,ad un certo punto colgono la nota di disappunto sul volto dell'ascoltatore, ascoltano il cuore e cambiano argomento.
Il tempo e la salute della gente, di solito. Finchè l'altro prende il sopravvento con la sua storia.
Le persone felici non infilano un successo dopo l'altro, ma apprezzano ciascun successo; brindano alla sorte e alla prima occasione; nel momento in cui sono felici. E avolte anche quando non lo sono.
Perchè le persone felici non sono felici sempre; non hanno il sorriso sulla faccia come una bandiera, ma colgono ogni istante per quello che è, che sia doloroso, faccia paura, incanti. Solo lo fanno con la consapvolezza d'essere... felici.



Così scorrevano le idee lungo la pelle incartata dal sonno perduto, finchè con fatica, nel pomeriggio mi sono addentrata nel parco e le idee hanno preso a virare. Nei colori d'autunno tardo, come foglie che scendono lente, le idee cupe si sono posata sotto il sole a marcire in terra.


Ho ritrovato, come ciascuna volta che percorro i sentieri, lasciando che lentamente gli odori della terra, dell'erba, di fiori,  mi si affollino nei polmoni, la sconfinata gioia di vivere vicino ad un parco, come sognavo da bambina. E' un altro parco, ma c'è l'acquedotto, gli alberi rossi d'autunno, e perfino, in attesa della villa sulla collina toscana, ho il mio piccolo viale di cipressi, e molta più meraviglia!

Mi accingo a tornare con le emozioni ormai a rovescio; osservo negli ultimi raggi di sole, che li colpiscono come dardi di Cupido ,una coppia d'amanti appoggiati come abeti sul crinale, ad aspettare la sera.

Conto le ultime volte che mi è successo. Sflio di tasca i "se fosse stato" e "se avessi fatto" e li getto, vergognandomi un po', al lato del sentiero; e in fondo mi trovo, sgualcito dai piccoli malumori di oggi, un sorriso birbone... non so voi, ma io intanto sono felice!