giovedì, marzo 19

Un mondo di dipendenze


Non credo d'essere la sola.
Ti svegli al mattino pensando "...mmm si, oggi mi andrebbe proprio di mangiare...". Ecco, qui il pensiero si perde. Di mangiare cosa? Da qualche giorno sono a dieta (intesa come una alimentazione equilibrata e scevra da schifezze), e ho camuffato la colazione abbondante, magari completata di una pasta punjiabi, con yogurt, mela e marmellata, togliendo i quattro biscotti (di grandezze variabili dalla ciambella al frollino).
Tanto la colazione la rifaccio più tardi, come gli hobbit.
Tuttavia resta qualche anelito leggero, in cima alla lingua. Che sarà mai, non riesco a capirlo. Magari l'idea della dieta, mi dico; quando si è a dieta un pochino occorre soffrire queste mancanze, e prendere le distanze dalla ricerca di soddisfazione nel cibo... Sarà?!
I miei pazienti cercano amichevolmente di partecipare al progetto, ma forse non hanno ben capito come funziona (io sono magra, sto solo cercando di magiare meglio), sicché, avvisati della novità, collaborano con le seguenti iniziative: lunedì ho ricevuto un cappuccino e cornetto, martedì ravioli dolci al vapore bolliti ("molto più leggeri, e nella pasta ci metto poche uova" mi hanno detto come certificato di garanzia), mercoledì una scatola di cioccolatini.
Oggi niente, quindi mi dedico al programma alimentare previsto; almeno all'inizio. L'insoddisfazione però serpeggia sottile e ironica, e mi stimola ad un piccolo sgarro, dopo aver sbocconcellato una pera; mi concedo un cioccolatino (con conseguente bruciore in bocca, sono allergica) e poi un altro (mi piace soffrire). Ancora nessuna soddisfazione. Chissà, una bella insalata con i semi di zucca, magari una cucchiaiata di marmellata di fichi (tanto vale soddisfare fino in fondo lo spirito di ricerca)... ancora niente.
Ma quando mi infilo dal fruttivendolo per acquistare le cipolle finalmente li scopro: due bei finocchi grandi, maschi, bianchi, lisci... spandono il loro odore fresco e pungente con solerzia e me lo sento riempire la bocca, come se li avessi già addentati. Comincio a salivare come un cane pavloviano.
Poi ricordo. Sono mesi che la prima colazione (beh ho le mie stranezze, e non sono poche) consiste in un finocchio fresco, che lava il gusto del caffè quando questo ha ormai saturato l'emoglobina, sostituendosi al ferro (so' pure anemica). Non ha proprio la stessa valenza, mi dicono., ma che volete, preferisco ancora" 'na tazzulella 'e cafè" al ferro, per colazione. Ve la immaginate?
Comunque sono due giorni che non mangio finocchi, perché sennò mi tocca fare un altro mutuo, con i prezzi che hanno raggiunto!
Dipendenza numero 1.

Questa settimana comunque sono proprio decisa a rovinarmi la vita. Dato che sono a dieta e ieri come sempre ho fatto ginnastica (ore 5.30, minuto più o meno), il pomeriggio sono andata in bici, stretching dopo la bici, ecc. magari mi riposo; tanto più che sto inseguendo quel sapore vago e indeciso che mi aleggia nella bocca, per cercare di trovare il sapore che manca. E' un footing particolare, ma abbastanza faticoso: provo mentalmente un sapore dopo l'altro, ma senza alcun risultato. Salto dei biscotti, slalom tra il sapore amaro delle mandorle e quello dolce dei pinoli, sollevamento del barattolo di confettura per vedere cosa c'è dietro...sembra che basti.
Torno a letto, leggo, bevo il caffè, mi faccio un giro su internet... poi cedo. Non ci riesco. Piedi sul pavimento, caracollo fino alla finestra, un bel respiro... e inizio.
In silenzio, allineando il corpo con la scena del cielo che si rischiara, in un alba incerta di nuvole. In silenzio.
Dipendenza numero 2.

Si da il caso che a volte il telefono in 'ufficio' smetta di funzionare. Così mi trovo a non poter colmare immediatamente il vuoto lasciato da un paziente che finisce le terapie... Possibile, si, anche se raro. Insomma, esco in corridoio e intravedo di lontano una signora che aspettava di essere chiamata, la aggancio (è qui per la visita cardiologica), me la porto dentro... le fisso l'appuntamento. Solo che non può la prossima settimana, allora per quella dopo... e già mi viene un piccolo buco nella testa. E in quell'ora, cosa farò?
Dipendenza numero 3.

E così via.
Non troppo interessante, se si prendono così, una per una. Insomma, neppure pericolose, a parte la dipendenza dal lavoro. Ce ne sono altre, ovviamente, anche peggiori. La cosa che mi fa riflettere è il concetto di dipendenza in sé.
Il bisogno di riempire uno spazio con qualcosa. Un pensiero, un'azione, del cibo, un vizio, Dio.

Riempire uno spazio che non si colma, è il paradosso di Zenone, ovviamente. In fondo neppure la meditazione, intesa come azione può saturare quell'istante in cui a mente si trova dinnanzi a se stessa, e non sa dove guardare. Pietrificata, fissa faccia a faccia Medusa, con la (s)consolante risposta che per sconfiggere il demone, che è ella stessa, ci vuole uno scudo da eroe con su uno specchio.

E dipende da te.

7 commenti:

nua ha detto...

dopo il tuo post che mi ha rapita, sono qui a pensare alle mie dipendenze. Per il momento ne trovo solo una che è la borsa dell'acqua calda, ma sono certa che, appena metabolizzo il tuo scritto, ne troverò tante altre.
Non vorrei confonderle, però, con le ossessioni.

Pierluigi ha detto...

Io di dipendenze ne ho un numero esagerato... vediamo... cioccolata, letto, fumetti, tavoletta grafica, aria fresca, amici, divano...

Lila ha detto...

Borsa dell'acqua calda, amici, aria fresca...
siamo d'accordo, che alcune dipendenze si possono anche tenere, vero?!

Antonia ha detto...

Quanto alle "voglie culinarie",credo che quanto più si cerca di mantenersi e a dieta e seguire un regime alimentare corretto,tanto più prende la smania di mangiare di tutto,anche le cose più assurde.Sono grandezze direttamente proporzionali :)

E l'esigenza di tenersi impegnati,di avere sempre e comunque qualcosa da fare,nasce probabilmente dal bisogno di sfuggiare a quei vuoti,pieni di tutto,di fronte ai quali non sapremmo come reagire,che tipo di reazione avere.Spesse volte li ignoriamo perchè forte è la paura di quanto potrebbero celare o rivelare.Potrebbero renderci persone migliori o peggiori.Ed il cambiamento,in ogni caso,fa paura.Fa paura confrontarsi con se stessi,sedersi a tavolino in compagnia di se stessi,parlare con la propria vocina interiore e ascoltare realmente le mille storie che sa raccontare.

Un sorriso.Antonia.

Federico Distefano ha detto...

Io, fortunatamente, digerisco anche le pietre vulcaniche e questo (purtroppo) aiuta le mie "dipendenze"...
:))
Ciao e buona serata!

Pierluigi ha detto...

@lila: si devono tenere!

UIFPW08 ha detto...

Complimenti..