mercoledì, febbraio 10

il volo

 
Amo molto i piccoli particolari del viaggio. 
Il confine della strada d'ogni giorno, percorsa prima dell'alba, varcato con un brivido eccitato che scuote le mani, e rovescia a terra la cenere dei giorni d'attesa.
Mi piace guardare l'alba contro le ali degli aerei, da dietro al vento, in una finestra del bar; le mani stringono in un bicchiere di carta il caffè, e le emozioni.
Oltre le nuvole, qui dove l'orizzonte è una spuma di mare, il sole inanella un'arcobaleno lasciando al centro del mio cuore il punto d'origine. La pentola d'oro.
Il cielo danza la danza dei sette veli: uno strato di nuvole si sfila, mostrandone un altro che ha nel suo ombelico un altro velo; fatico a trovare il cento dei pensieri, mentre qualcuno da sotto immagina il volto azzurro d'una volta che non vede, qui sopra sogno l'azzurro del ventre del mare, e il dorso e le creste delle vertebre della terra.

Per la prima volta mi ha fatto quasi paura, staccarmi dal suolo, forse perchè la mente, scimmia del cuore, navigando nel cielo infinito, persa con lo sguardo in alto a cercare le stelle, il portone aperto dopo la porta chiusa, non riesce a vedere il suo porto d'arrivo.
E', mi dico, la solita piccola angoscia del non sapere; è l'inganno del credere che a lasciarsi le cose alle spalle si possa perdere qualcosa d'importante. 

Levanzo, con le sue vie già percorse riconosciute dall'alto... la pineta dove ho dormito, Favignana sull'orizzonte distesa, come una donna distesa in un velo d'acqua... ancorano la mia migrazione al ricordo che qualcosa rimane, dei ricordi. Se non sai quando arriverai, sapere da dove sei partito a volte ha comunque un "che" di solido.

Ed ecco: tutto ritorna incontro agli occhi! il mare, la terra, il cielo. Mi fermo alle mie spalle, guardandomi andare con lo zaino appeso di lato e il sorriso asimmetrico delle grandi occasioni.
Non dietro, ma in mezzo al vento.
Non dentro, ma sulla superfice dello specchio.

Aperta o chiusa, nè il fatto che ci sia la porta, nè il leggero fiato di questa prima paura contano quanto l'andarne in cerca.

8 commenti:

Laura ha detto...

Come disse Benjamin Disraeli "Come molti viaggiatori ho visto più di quanto ricordi e ricordo più di quanto ho visto."

UIFPW08 ha detto...

Quando mi avvicino all'infinito continuo a sognare..per non dimenticare

Madama Dorè ha detto...

Dovè il confine tra il sogno e la veglia? Racconto poetico e fascinoso.Bravissima

minervabianca ha detto...

è bellissimo questo racconto, mi sembra quasi di rivedermi lì ad osservare l'azzurro perdendomi tra le nuvole con i miei pensieri

albafucens ha detto...

che meraviglia..
sono proprio i piccoli particolari a rendere i nostri viaggi unici ed indimenticabili, hia tratteggiato un bellissimo quadro ed è vero quello che conta
è andarne in cerca..

un bacio

Lila ha detto...

@ Laura
se lo dice Disraeli! e poi è vero. Chissà se è questione di inconscio collettivo..

@ Maurizio
che bello!
sogno all'infinito, per ricordare che vivo in un posto senza confine.

@ Madama Dorè
grazie.
Non c'è che un labilissimo confine. E suppongo il lato giusto sia essere svegli, mentre in questa vita si sogna.. ma poi non so.
Grazie!

@ minervabianca
è bello incontrarsi così, allora. In queste esperienze condivise che qualcuno racconta
:)

@ albafucens
si, sacco in spalla e guardarsi di spalle, o alle spalle... cercre val più d'ogni cosa.
Un abbraccio

Antonella ha detto...

"l'inganno del credere che a lasciarsi le cose alle spalle si possa perdere qualcosa d'importante." non è in questa frase, tutta in questa frase la malattia dell'uomo e la sua paura della morte? Lila, hai una sensibilità incredibile...

Lila ha detto...

cara Antonella... hai colto un punto... e che punto. In ciascuna fase di passaggio, ivi compresa la morte, ci confrontiamo di fatto con questa paura di lasciare andare. E trattenendoci credo, rischiamo di perdere l'esperienza.
Grazie. Ma quanto a sensibilità non scherzi nemmeno tu, mi pare!