mercoledì, aprile 15

Ritorno



Scosta il velo
che gli teneva dentro il cuore,
il marinaio, sulla rotta di casa.
L’Intravede e si prova a contare
quanti battiti, quanti colpi di remo,
restan da incidere
sul mare in tempesta.

Non bastan mille
Non bastan due vele.

Culla anelata,
la casa l’attende,
ed asconde alle mani il segreto di sé;
avvolge il sordo,
l’amante di letto,
ciascun che parte, per ivi tornare
perché non laceri ogni esperienza
la nostalgia del suolo natio.

Gratta, il suo faro,
la notte e le rocce.

Entrato al porto
Il piede tentenna,
lasciar la patria ondeggiante sull’onde,
e toccar quella che più non conosci:
troppa, l’attesa, e non par di tornare!
Quasi t’invoca, alle spalle, il tuo mare.
Come sospeso, è l’istante
che dura mille altri viaggi,
ed Innumere vele.

Incontri il suolo
Conosci la terra.

E l’uno sceglie:
e volte le spalle
al verde suolo, s’imbarca di nuovo.
Spinto dal vento,
ramazza i suoi ponti,
rivela il viaggio e fa patria sul mare.
Con sole e luna a tenergli la rotta.

Altro è rimasto.
E riposa accanto al fuoco.

sabato, aprile 11

Don Camillo e Peppone (viva il TG)

Don Camillo: Hai di nuovo messo avanti il tuo sporco orologio?!
Peppone
: Non vorrete mica che si resti in ritardo sulla reazione?
Don Camillo
: La torre segna l'ora solare, il sole non fa politica: il tuo orologio va avanti.
Peppone
: È l'orologio del popolo, se è in ritardo sul popolo tanto peggio per il sole e tutto il suo sistema!
Don Camillo
: Poh, Signore difendetemi, la Terra non gli basta più, vogliono rifare l'Universo. [Ma finito il colloquio si precipita a portare avanti le lancette della torre campanaria]


Don Camillo e Peppone

Una volta c'erano delle certezze; si era certi che la casa fosse un buon investimento per esempio. I fatti smentiscono.
Eravamo certi che sposarsi significasse "per sempre", ma poi è arrivato il divorzio; e i fatti ci hanno smentito ancora.
Eravamo certi che anche i mobili e gli elettrodomestici fossero fatti per durare: la lavatrice di mia nonna per esempio ha vissuto 30 anni; ora invece costa più ripararli, che sostituirli. Anzi costa più chiamare il tecnico, che cambiare una lavastoviglie.
Eravamo certi, tanto per esplorare un luogo comune, che esistessero le mezze stagioni, e diciamocelo, anche quelle intere. Nel 2008, dopo tanto tempo, c'è stato l'autunno: la popolazione, scioccata da tale imprevisto evento, si lamentava che il periodo fosse tanto piovoso... come però ricordo che succedeva una volta. D'inverno, quando ha fatto freddo come di dovere infilando a malincuore la sciarpa sulle braghe di lino e sospettando che l'estate debba durare per sempre, la gente si è lamentata anche di questo. E così via.
Quando abbiamo visto comparire i primi segnali colorati di primavera, abbiamo guardato il calendario, ormai convinti che la fioritura iniziasse a gennaio.
Riposti i cappotti e tirate fuori quelle cosine da mezzo tempo, gli strati di cotone sostituiscono quelli di lana, i sandali appaiono in vetrina... Ma un senso di tremore si è impossessato di noi (e per oggi non parliamo di terremoto, o quasi):

una volta eravamo certi di poter reimpostare l'orologio con l'ora di inizio del telegiornale. O con quel magico orologino che compariva prima o dopo, perché il TG durava trenta minuti, o forse qualcosa di meno. Molte famiglie sedevano a tavola al calcio d'inizio, e al dolce il TG era finito spegnevi la TV, i ragazzi andavano a giocare, e i grandi cominciavano commenti e risate, condite con il caffè.
Ma qualcosa è cambiato... Da qualche tempo la concorrenza tra le reti ha scatenato un fenomeno analogo alla lotta degli orologi del film "il ritorno di Don Camillo", nel quale si arrivava piano piano a perdere la contemporaneità fra l'ora indicata sulla chiesa e sulla casa del popolo, per il buffo (così sembrava) dissidio fra i due meravigliosi personaggi di Guareschi.

Non so su quale canale sia iniziata la faccenda, ma so che un giorno ho acceso la TV, alle 20.00, e il TG era già iniziato. Pensando ad un errore ho subito rimesso a posto l'orologio del VCR e la sveglia in camera. Qualche giorno dopo la cosa si è verificata nuovamente, sintonizzandomi su un'altra rete nazionale. Sistemo di nuovo gli orologi, ivi compreso quello del cellulare, senza recepire ancora niente di anormale, finché non ho iniziato ad osservare che miracolosamente uscivo di casa alle sette e dieci, e arrivavo al lavoro alle sette...
(l'esagerazione è dovere di cronaca... a tema con i giornalisti...)

Iniziando a prestare un po' di attenzione si osservava nell'ordine:
prima un leggero sfasamento... un TG inizia qualche secondo prima delle otto (pm), l'altro trenta secondo prima.
Dopo un po' di tempo l'evento è palese: inizio ore 19.59.
Ma è una gara, per accaparrarsi l'audience suppongo, ed esiste evidentemente l'Handicap per qualche rete locale, che ancora distrattamente inizia alle 20.
L'ora di inizio è ormai affermata alle 19.58, e canalecinque si affretta anche nella pubblicità, quando, a sorpresa, interviene La7: ore 19.57.
Imbattibile? non proprio. Tentando di riprendersi il primato ci riprovano anche le altre reti. Rai1 e canale5 in serata tentano disperatamente di iniziare alla stessa ora, mentre le massaie italiane cercano invano di aggiustare l'inizio delle pratiche culinarie per coordinarsi: non si può arrivare a tavola a TG iniziato, si perdono un sacco di notizie nelle prime organizzazioni...!
Gli outsider, Rete4 e Rai2, risolvono il problema diversamente: il TG4 ormai inizia alle 18.50 (ma credo che stia anticipando), e solo Rai2 resta collocata come un faro alle 20.30; per accattivarsi qualche simpatia in più divide il TG in due parti, ma è un'altra storia.

La nostra, invece, non finisce qui. Complice l'emergenza terremoto, e la fretta di informare il popolo italiano scioccato e morboso come sempre, ieri sera ecco il colpo di scena: La7 dichiara l'inizio alle 19.56.
Credo che vincerà, a meno che non si facciano coincidere i TG con le anticipazioni (che ovviamente una volta erano trasmesse "dieci minuti alle 20", ora non si sa più. A volte le fanno direttamente ad ora di pranzo).

Tralasciamo il fatto che la durata del tg sorpassa anche il tempo del caffè, e quindi qualcuno comincia a mangiare durante il tg3 (che però dura un po' meno ed è alle 19.00, credo in concorrenza col tg4); i più bisognosi di abitudini e sicurezza seguono il tg2 (30 minuti, a meno che non ci sia la partita, allora si accorgono di non avere molto da dire).
E così ora, a seconda del Tg che si guarda, non si sa più di che orientamento politico siamo, ma nascono nuove categorie psicologiche, su cui si potrebbe creare una sorta di oroscopo.

I più saggi, comunque, spengono la TV, e mangiano raccontandosi di sé e riscoprendo la dimensione familiare; oppure masticano felici, in silenzio.


Emergenza Terremoto.

Emergenza Terremoto.

Il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi chiede che vengano sospese le donazioni di sangue. Invece servono coperte, vestiti, pannolini, latte in polvere, casse d'acqua e tutti i beni di prima necessità.Verranno raccolti da "Fare ambiente", Roma, in Via Nazionale, 243,tel. 06 48029924.Mentre sul sito http://www.modavi.it tutte le istruzioni per far parte delle squadre di soccorso in Abruzzo. AGGIORNATE IL VS STATO.


EMERGENZA TERREMOTO: NUMERI E LINK (DIFFONDETE IL PIU' POSSIBILE)


Per offrire disponibilità di alloggio: l’UDU sta cercando posti letto telefonare allo 06.43411763 o scrivere a organizzazione@udu.it

Per volontari da tutta Italia: telefonare alla protezione civile nazionale 06.68201

Per volontari da Pescara: telefonare al Centro operativo della Protezione Civile presso la Prefettura di Pescara 085.2057627

Per fare donazioni: Raccolta fondi Croce Rossa Italiana:
Conto corrente bancario C/C n. 218020 presso BNL - roma, intestato a CRI, codice Iban IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020, causale: pro terremoto Abruzzo;
Conto corrente postale n. 300004 intestato a CRI causale: pro terremoto Abruzzo;
Versamenti on line sul sito: http://www.cri.it/donazioni.html

Per enti locali e associazioni di volontariato, comitati, gruppi organizzati: è possibile attivarsi da subito con i corpi locali di protezione civile, con la associazioni prendendo contatti con i coordinamenti regionali, c’è bisogno di medici, tende, coperte, cibo e supporto logistico. Per informarsi: Dipartimento della Protezione Civile 06.68201.

lunedì, aprile 6

Il respiro della terra (2)

Litigo col mio sorriso da scampato pericolo,
e lo ricaccio in gola.
Acuto,
spacca i ventricoli il grido di dolore di coloro che restano...

L'inspirazione della terra
è l'ultimo respiro delle vittime.

Il respiro della terra

respiro della terra
Eccoci, noi uomini piccoli piccoli, a preoccuparci di problemi relativi, a correre a ripararci dalla pioggia per non sciupare una messa in piega (va bene che costa come un'automobile...), a filare desideri come se fossero maglioni in un inverno gelido, che non finiscono mai, e non scaldano neppure abbastanza.
Quindi eccoci.
In salita verso qualcosa, in volo tra un momento e il successivo, discesi verso le falde delle storie, quando ne siamo stanchi.

Poi una notte di mattina presto, gli occhi tremano e si spalancano sussultando assieme alla terra; che si scuote, si da un'aggiustata scrollandosi la polvere di dosso come all'uscita d'un tunnel che nessuno percorre da tempo; per noi pieno di ragnatele e terra, e che qui immaginiamo per gioco denso di polvere di stella.

Il terremoto è avvincente e crudele; magico e terrificante; ed oggi aveva una trama lunga e rotonda, che sembrava dilatarsi e sformarsi come un tessuto elastico, in tutte le direzioni. Mi ha disfatto dalle gambe la coperta, mentre mi accertavo che la scossa finisse, quasi prima dentro che fuori, appoggiata allo stipite della soglia di casa.
Chissà perché poi, me ne sono rimasta là a sentire il tremore salire dalle fondamenta fin su nelle gambe, i capelli sparsi in aria come esiti di un fortunale; avrei fatto prima (in caso di successivo pericolo) e meglio se fossi scesa in strada, dato che sto al primo piano. Ma gli uomini fanno così a volte, e tutto sommato, come sempre, mi aspettavo che finisse bene.

Un minuto? non so.
Il movimento, ombreggiato di rancore sotterraneo, o forse solo di necessità profonda, ha lasciato nell'aria un'eco trascurabile a livello sonoro; un po' meno nelle viscere, che sono restate ad attendere una contro spinta che le rinsaldasse al loro posto.

Rosso Stromboli
Su Stromboli avevo avvisato nelle membra una cosa simile; 'ritta di fronte ad un mare caldo di tramonto, sull'orlo del vulcano, il rombo cupo raccontava, come un vecchio roco e saggio, la potenza della terra. Ne manifestava la potenza; attanagliava le sensazioni; le stringeva in un unico morso di ghiaccio e polvere, per restituirle come una compatta immondizia che aspetti solo si decomponga.

I fenomeni naturali, fate caso, producono un silenzio diverso...
dove un pensiero piccolo e malfermo si è affannato alla ricerca d'un punto di meditazione finale.

E dopo, orfana di un'ancora precedente o postuma che fosse, nell'aria gonfia e senza luce della notte del primissimo mattino, mi sono chiesta: cosa sarebbe valso la pena portarsi appresso?

domenica, aprile 5

Libero arbitrio

Il tema è di quelli spinosi, e la riflessione breve e personale.
Scandita sul dorso degli ultimi giorni della scuola di magia.

primo giorno
Nel bailamme della mia testa ronza con insistenza uno di quei sospiri di pensiero, che sei certo avere una forma e faticano a dettagliarsi... qualcuno sostiene che liberi non lo siamo mai...
Dal pensiero no di certo. O almeno, non ancora.
Osservo, e aspetto; arrivo in stato confusionale e silente, grattando, nelle pause, la parete della mente per trarre fuori un suono. La voce che cerca di farsi sentire è intonacata tra i soliti convenevoli, e la pittura mal riuscita della prima giornata; densa di nuvole, con stracci di sole che inchiodano le papere sul lago...
In classe, intanto, ascolto corpi e metto in discussione le mie principiantesche capacità magiche, sentendomi molto Ronald Weasley. Bacchetta spezzata, e memoria labile, nonostante l'odore dei tigli innalzi un brandello di cuore sopra la strada.
Trascorre.

secondo giorno
Il mio collega questi giorni viene per conto suo, così mi arrendo soddisfatta al silenzio della strada, nelle mattine ancora fresche di nebbia, scatto la solita foto, penetro nei recessi del lago, e lascio che la mia voce si incagli tra alghe invisibili.
Trapela, nell'esultanza soddisfatta dei successi, che rendono un velo di fiducia a mani che sembrano carta vetrata; gli insuccessi, in numero maggiore, mi trascinano legata per un piede fino sull'orlo di un baratro in cui mi lascio scivolare lucida come su nessun altra cosa. E la caduta mi è ammortizzata, con sorpresa, da un cuscino di diverse sensazioni, che paiono avere la doppia funzione di fondo e di ancora di salvezza. Come una corrente che prima o poi sei certo ti riporterà a riva, o nel qual caso, in alto, mi ci appoggio.
Le credevo lasciate nei cassetti dal mio coraggio sovversivo, che talora si ribella al palcoscenico, e si cela nelle pieghe dei sipari.
Invece, nel tempo in cui le rondini invitano frusciando a far pulizia, e lo scirocco ha soffiato portando sabbia che sapeva di mare e pini e onde fragorose, le prendo e ne trattengo i colori scuri sul quadro del cuore; un affresco rapido di competitività, sfiducia, inettitudine, desiderio. Desiderio che si concretizza nel 'voler far bene' ma, celando l'aspettativa, crea una tensione incancellabile, e confonde le memorie del corpo che ascolto, con le mie. Così mi offusco.

terzo giorno
E cede la voglia di sospingersi. Il piede rotola senza energia, se non nella fisicità del passo.
Osservo. Ascolto.
Attendo.
E mentre passa un dubbio innanzi all'altro, come un camminare incerto tra quello che mi ha portato qui, e ciò che è adesso, rammento con conforto desolante: è stato frutto della mia scelta.
Proseguo, calma. Lasciandomi la facoltà di errare.

quarto giorno
La bellezza intrinseca nell'essere uomini è la libertà di scegliere, ogni istante; a dispetto di tutto ciò che è sensato, come nel rispetto dell'etica e della morale.
La difficoltà in genere è che non ci ricordiamo di aver scelto, o non ricordiamo perché...
... però, mi dico, almeno ho scelto. E ho creduto allora che fosse giusto.
Con questa sfera di cristallo, unica fonte predittiva, mi specchio e faccio il punto.

Ascolto, osservo.
Questo, il ritmo che scandisce il passo. Ed il passaggio è breve.
Scelgo. Di mantenere la rotta.

A Lila piace...

libero arbitrio
... i rami spogliati dalla carezza passionale della tramontana;
i gusci dei nidi appollaiati sui rami deserti;
la prima rondine.
La primavera.