venerdì, marzo 7

un sorriso da bambino

Li hai visti, i bambini quando sorridono?
sembra che sappiano qualcosa che non sai... Non dico ridere, ma sorridere. Anche se mi piace quel loro ridere a bocca aperta, senza fine, senza pensieri. Se ne vedono sempre meno, ma mi ricordano quelle volte che facevo l'aereo sulle braccia di mio papà, o rotolavo nel prato, o mi imbrattavo la faccia di more e correvo nei prati senza che niente potesse far pensare ad una fine (per così dire) logica, perché la logica, da bambini, è tutta personale e presente:
si immagina, da bambini, ma si immagina "ora", e tutto diventa vero.
Da bambini è tutto un "facciamo finta che eravamo...", il che delinea una storia passata, ma poi c'è solo il presente: "facciamo". E questo fa anche capire che da bambini si sa, la differenza tra immaginazione e presente, ma le due estremità si baciano, e tutto è, contemporaneamente.

Ecco, a volte si passano anni a cercare di ritrovare quel bambino, e taluni credono che infilarsi cose da adolescenti, farsi le codine, bamboleggiare con fare birichino sia tutto ciò che serve.
Invece non serve altro che ritrovare quel senso di sorpresa che deriva dal non aspettarsi le cose, dal non sapere ancora che babbo Natale non è che che quello zio travestito, o mamma e papà che mettono i doni sotto l'albero quando alla fine, dormi. Però immagini e sogni, e le immagini e i sogni si realizzano. 
Non dico ti dico niente di nuovo, ma di nuovo c'è che ho rivisto quegli occhi, ho rivisto quel sorriso apparire fra le rughette del viso e i capelli che oggi non hanno più tanti riflessi biondo-cenere, quanto piuttosto delle spume grigio-bianco, ma questo mi piace; "facciamo finta che mi era caduta la neve sui capelli e...".  E...
Va bene, sai. Apprezzo questa vecchiezza che racconta i ricordi senza volerli più, senza fermarsi a dire come era bello, perché è bello ora. Ora che "facciamo che", senza fare finta.

E che ne facciamo, ora? Ora che non ci sei, amico mio con cui abbiamo valicato i mari, e corso nei cieli, e ci sono io per tutti e due;  ora che infilo quella maglia solo perché il biplano mi rimette le ali, e mi sento un aviatore anche senza andare da nessuna parte,  "facciamo che avevamo già visto questo addio, e ci ritrovavamo.." 
E ci ritrovavamo?
Si, facciamo che era qui, facciamo così!
Perché ho rivisto quel sorriso mentre stavo accucciata di fronte ad una piccola principessa, mentre seria seria (te lo ho detto che ce ne sono pochi, di bambini che sorridono) giocava nel corridoio con un cavallo viola, spiegandomi che volava solo perché era un giocattolo, mentre per me volava davvero perché aveva le ali, come il mio biplano e la mia immaginazione. 
E l'immaginazione, quella si, che mi ridona il sorriso. Poiché adesso che gli anni si son fatti monili, il cuore resta monello e ride, a bocca aperta, vedendosi sorridere allo specchio, ben sapendo qualcosa che prima non sapeva. Che tutto ciò che immagini si realizza, ora, qui.
Perché è ora, e qui, che riconosci di averlo creato nei giochi: "facciamo finta che ero una maestra, un grande mago, un lanciatore di coltelli, un paracadutista, un guerriero, uno scrittore, un pirata...".
Tante di quelle vita, abbiamo vissuto tu ed io, e tante di quelle volte ci siamo incontrati. 
Ora, dunque, "facciamo che.." ma non facciamo più finta, perché questa al fine è la differenza fra gli adulti e i bambini: gli adulti non fanno più finta. Fanno.
Eppure questo non vuol dire smarrire i sogni, smettere di immaginare (che ci fa vedere le vie di uscita, le soluzioni, le vie in partenza). Non fare più finta significa che si è consapevoli che quello che si immagina è reale, in questo magnifico gioco che è la vita, quindi si possono formare le cose in modo consapevole: proprio come si scrive, purché non ci si perda negli "automaticamente".
Non fare più finta significa che, ben sapendo che tutto è nell'immaginazione, la storia e la meta si scrivono con quel "facciamo", e non con quello "che eravamo".

Ecco... Facciamo che sorrido allo specchio, e d'ora in poi, invece del sorriso che ora si vede, cerco quel che l'Alighieri dice essere il "molto ... da vedere che tu non vedi". Quello che è dietro agli occhi, dove ti riconosco ogni giorno, qualunque colore hai "fatto finta" che abbiano.



venerdì, gennaio 31

La collana viola

Tutte le ragazze (a qualsiasi età) sognano di fare shopping in compagnia, tanto più in tempi di Saldi.
E' il primo giorno (anche se questo post è pubblicato solo ora), e siccome nessuna delle amiche è venuta, mi organizzo in modo tecnico. L'amica, oltre ai buoni consigli, le belle chiacchiere e qualche risata, aiuta a dissimulare l'interesse e a simulare invece un'aria annoiata e soddisfatta di sé quando si entra nei negozi, così che le commesse non ti assalgano, e soprattutto per evitare frustranti scene alla Pretty Woman (prima della cura).

Fatto sta, devo muovermi da sola, ed esco preparatissima, in base a tutte le più 
SOFISTICATE STRATEGIE per lo Shopping
Ormai appreso, per più serie ragioni, è il mantra: "vigile, con timore, con rispetto e con assoluta sicurezza"(cit. Castaneda)... e se vi sembra un po' eccessivo, non siete mai entrati in certi negozi, con pochi soldi e il bisogno di un paio di jeans. Ma quella ormai è storia:  così si va alla guerra ed alla Conoscenza, ma, credetemi, è necessario anche nello shopping.
La vigilanza in ogni caso serve, prima e dopo, sui prezzi, sui resti, sulle falle, sulle folle... e quant'altro. Il timore.. è naturalmente quello di tornare a casa con molti meno soldi del previsto, trovando ovviamente una bolletta esagerata ad accaparrarsi il resto dello stipendio.

Il rispetto (di sé, in questo caso, ma anche della capienza del vostro armadio) e l'assoluta sicurezza faranno il resto. Ma, se ciò non dovesse bastare, e avete già idea dei negozi da visitare, entra in gioco il piano B:
"BARARE"
ho pochi capi di quei tre negozi, e riesco a combinarli in modo da mettere in evidenza, appena varcata la soglia, che sono una cliente.
Il Jeans faticosamente acquisito (si, certo, per colmare lo spazio del viaggio mai fatto in capo al mondo, ma mi sta benissimo) andrà bene perfino se sentissi la necessità di imbattermi in altezzose commesse, la sciarpa è del negozio numero 1, la maglia è del mio negozio preferito, il pullover del negozio numero 3.
E la collana? ah si, quella ad uncinetto che mi ha fatto mamma a Natale: mi porterà fortuna e da un tocco originale alla combinazione.

SAPER ASPETTARE 
voglio attenermi al piano, ma naturalmente, dato che per evitare la ressa sono uscita all'alba, dopo una passeggiata per valutare altri negozi in zona, mi siedo ad aspettare pazientemente. Alle 10 "il piano" inizia a vacillare. Il negozio non apre, e io, che ho tutta l'intenzione di lasciare "le ostilità" il prima possibile, giro su me stessa quasi decisa a recarmi al negozio preferito, o al negozio 3, invece accade il "negozio imprevisto".
Bene, do solo un'occhiata, magari hanno dei pantaloni neri eleganti (quelli, che come il tubino nero, non devono mai mancare in un armadio di donna).
Ohimè, si.
Hanno i pantaloni eleganti, e le commesse non sono nemmeno asfissianti, così, per pura soddisfazione del tempo (ci ho messo solo 6 minuti a trovare i pantaloni, troppo poco!), mi azzardo a chiedere la giacca per fare un completo (sai mai. potrebbe essere utile).
Altri 5 minuti e sono fuori con la giacca, i pantaloni e molti soldi in meno nel portafogli. Praticamente ho speso tutto il budget in dieci minuti.
Tento comunque con il cappotto (negozio 1) ma ho indossato la sciarpa inutilmente perché (per fortuna!) la mia taglia è esaurita; salto il negozio numero 3 (maglione) per curiosare nel mio preferito. Ma qualcosa mi rallenta nei movimenti, e non è la busta enorme che mi hanno appioppato con dentro i due risicatissimi oggetti. Arranco fino all'ingresso ed entro infine nel negozio preferito con un nodo alla gola; qui, opprimenti commesse mi travolgono con euforici sorrisi e deliranti "happy saldi" (???), e il loro entusiasmo si ingigantisce quando sfilo il giaccone (forse il nodo alla gola è dovuto ai 40° dell'interno?) scoprendo una maglia acquistata qui.
Ebbene, quasi un'ora dopo...essermi  provata giacche, pantaloni, foulard, borse (inutile cercare di convincere la ragazza che proprio ne posso fare a meno, della borsa in tinta con la maglia), riesco ad emergere esattamente con le stesse cose con cui sono entrata..ma dato che la collana si è slacciata, per timore di perderla la ripongo in una tasca e decido di fare due passi per riprendere fiato.
E improvvisamente tutto mi sembra terribilmente interessante-nememno tanto caro-ma si potrebbe servire-...

Mi soffermo ad osservare il fenomeno, torno verso il negozio preferito e una voglia quasi incoercibile di rientrare e prendere il giaccone, i pantaloni, il foulard e naturalmente la borsa-in-tinta mi assale, così impensierita provo a controllare se non mi si siano bucate le tasche e...no. Anzi, nella tasca resiste la collana ad uncinetto... e non appena la tocco tutti i miei desideri svaniscono.

E finalmente mi balena in mente la risposta: sarà che è viola come il settimo chakra (che chiaramente non inclina alle cose materiali), o mia mamma ci ha messo un Jinn che protegge dalle esagerazioni?
beh, fatto sta che mi rimetto in moto, e mi allontano dalle vie dei saldi, con la mano e la mente salde al mio delicato gioiello e una serena compostezza di fronte alle vetrine.
Per questa volta, suona sicura una voce dentro di me, è abbastanza.
(ma la prossima volta mi sa che la collana non la porto!)





sabato, gennaio 18

"Quello che è importante, è invisibile agli occhi"

"Ometto caro, hai avuto paura...". Aveva sicuramente avuto paura!
Ma rise con dolcezza: "avrò bene più paura questa sera.."...
"Ometto, voglio ancora sentirti ridere"..
"Quello che è importante non si vede...guarderai le stelle, la notte. E' troppo piccolo da me perché ti possa mostrare dove si trova la mia stella. E' meglio così. La mia stella sarà per te una delle stelle, allora tutte le stelle ti piacerà guardarle...e poi ti voglio fare un regalo", e rise ancora.
"..sarà proprio questo il mio regalo... gli uomini hanno delle stelle che non sono tutte uguali..per gli uni sono delle guide..per altri non sono che piccole luci. Per altri ..non sono che problemi..ma tu, tu avrai delle stelle come nessuno ha. ..quando guarderai il cielo, la notte, visto che io abiterò in una di esse, visto che io riderò in una di esse, sarà per te come se tutte le stelle ridessero. Tu avrai, tu solo, le stelle che sanno ridere". E rise ancora.
" e quando ti sarai consolato, ci si  consola sempre, sarai contento di avermi conosciuto. Sarai sempre il mio amico. Avrai voglia di ridere con me. E aprirai a volte la finestra, così per il piacere...E i tuoi amici saranno stupiti di vederti ridere guardando il cielo, e tu dirai 'si, le stelle mi fanno sempre ridere'. E ti crederanno pazzo".
A. de Saint Exupery, Il Piccolo Principe
(18-01-2014)


martedì, dicembre 31

amar cor - ama 'r (il) cor _BUON ANNO NUOVO!

Non finisce proprio così... ma qui comincio:

DICEMBRE, 25:
Core amaro: cerco con gli occhi tra le finestre dei rami nudi, come se lì in mezzo ci fosse l'altra parte del mio cuore...ma non si vede la metà di nulla. Figuriamoci la meta: spogliato d'altri petali, quel pezzo che è rimasto non è certo più leggero.
Eppure mi sembrava d'essere ancora tutta intera, anima mia, anche se mi sono sparsa in giro;  mi rimbocco le maniche, già da sempre troppo corte (ho le braccia lunghe..che ci vuoi fare) che mi fanno venire freddo ai polsi.. o forse a questo mezzo cuore, e inizio a cucirgli una veste di ricordi brevi, per tenerlo al caldo.

Meno crudele e meno esplosivo dell'altro, quest'anno recita la "fine" di una amicizia ventennale: è un finale, intendimi, non di quelli che chiudono veramente. Sappiamo sempre di esserci, io almeno so di essere qui... ma credo che, come lei ha già fatto, chiameremo qualcun'altro (almeno "prima") se avremo bisogno. C'è questa chiusa, quindi, in sordina, senza nessuna lite, senza nessun arrivederci: come se fossimo due personaggi che spariscono dalla storia che l'occhio sta seguendo senza che alcun altro se ne accorga: sul palcoscenico resta solo la coscienza d'aver preso strade che si allontanano,  strade in cui abbiamo alzato il telefono per altre chiamate, lasciando scritto, come sibilato dal suggeritore, un messaggio breve di auguri, e 'l'immenso silenzio che segue ilsapere di non aver altro da dire oltre a quei "Tanti auguri, e felice anno nuovo".
"danke, ebenfalls".

SETTEMBRE Core stanco, prima della vacanza in solitaria. Mi inseguivo sulle le mappe, quasi a mettermi avanti e poi trovarmi lì, cercando di fare in modo di passare a raccontarmi qualcosa; e a lasciare a te un regalo che duri per sempre, e a lasciarti andare un altra volta, mentre me ne andavo eretta, con tutti quei battiti in petto (eh, si, la tachicardia)  cui ne manca sempre uno.
Non sapevo se ce l'avrei fatta, non sapevo come trovarti, salvo allo specchio ogni mattina, e poi ero lì, e dicevo qualcosa contro il muro dove stava il viso che ricordo... e l'uomo sotto la scala mi raccontava delle cose, e sembrava che stesse piovendo. Forse perché frusciavano i cipressi, o erano quelle ali che ci stanno proprio sulle spalle, anche se io a volte dimentico ancora di usarle.
"And now we standing face to face, isn't the world a crazy place"?
Ce ne siamo andati da lì col cuore pieno. E non era tanto pesante.

 Ma prima c'è stata tutta una estate di sole, qualche interessarsi accademico per altri volti, e molte volte il curvarsi verso gli altri a mani tese, ascoltando tutti i piccoli sussurri del mio mondo chiuso ai telegiornali e alle notizie, se non quelle che mi vengono all'orecchio per necessità.
C'è stata molta accademia quest'anno, come se potessi così mettere a riposo il mio solo muscolo involontario, per trovare alla fine un accordo.

E sul finale ecco che qualcosa è sembrato accordare tutti i piccoli dolori e i piccoli piaceri di questo anno, ruzzolato via come un ammasso di pietruzze, in un ticchettare quasi musicale di lune-marte-mercole-giove-vene-sabatodomenica, lune-marte-mercole-giove-vene-sabatodomenica......
 Nuovi personaggi son scesi a sorpresa tra le battute, battendo i tacchi o i tasti, e aprendosi un posto nel copione poco originale di una qualsiasi (- ? -  maddai, si fa per dire!) fine anno... spiegando (non ti pare?) l'abitudine all'artificio dei fuochi: rappresentare la festa degli eventi accaduti, che dirompendo evaporano senza lasciare traccia, se non quel sorriso che, fin da bambini, facciamo nel vedere i fiori lassù nel cielo.


Ecco... Aspettando con gli occhi in alto, raccolgo in una volta sola tutta la mia gratitudine ed il cuore sparso, espanso, in compenso,  preparandomi a innalzarlo per l'ultimo brindisi, e poi lasciarlo andare.

Ci verso dentro quella volta a Matera, che, lavorando, mi sono guadagnata una cena a vino, chiacchiere e formaggio con il miglior amico di una sera.
ci metto i fruscii di lava sul dorso dell'Etna, l'accompagnamento di tastiera ai nostri pensieri quando dialoghiamo con le persone lontane, il bagno nel mare in un'alba di spuma dorata, le voci stonate a cantare con gli amici sulla spiaggia; le corse nel traffico per arrivare in tempo, il tempo preso per rimanersi accanto...
nel calice, o nel cuore, c'è un grazie agli amici di prima,
a quelli che non sono più "boni amichi come prima",
c'è il grazie a tutti quelli che erano amici da prima di conoscerci,
a quelli che a conoscerci siamo più che amici, fratelli.
C'è il Grazie a mio fratello e alla mia sorella-cognata, ai miei carissimi genitori, alla mia nonna che a vederla, non sapresti mai quanto è grande, visto che sta diventando piccola piccola, il grazie a tua sorella, alla mia nuova amica, alla mia buona vita.
Un grazie agli amici di un solo sorriso, di un buon giorno, di una sera, di una conversazione con abbastanza parole, di un testo che non basta a raccontarci, di un racconto che non sai quando finirà, di una fine che..
eccola, sta tutta qua.
E..non è altro che un inizio...
raccolto tutto in una sincronia che non sapevo più sentire: si svuota..si riempie, si spezza, si cuce... si stanca e si lancia, aspira e sospinge.. Ma ci sono tutti i battiti, e le battute, e...
i miei più cari Auguri di felicità, piccole e grandi, di carezze, di mete e di metà, di interi e di vuoti, di ritrovarsi e perdersi insieme...
nel Bene, con senno, allegria e tanta serenità!

Tra i rami, gli occhi si impigliano ai nuovi boccioli, e se quel pezzo (di cuore) che si vede è certo più leggero, il resto non si vede, non perché ci sia solo metà,
ma perché guardo solo un lato, dal centro di un intero.



domenica, dicembre 22

A'm'arcord (ovvero "Ninni")

"Incontrarvi seduti sopra quel treno, tutti [quanti avevamo trent'anni] in meno, come in fondo ad un buco che da nel tempo, e cercare incollando paura e amore, una scusa qualunque per non parlare, se mi guardano in faccia che gli racconto?" (Ninni, R. Vecchioni)

Non ci volevo proprio andare a questo pranzo che, non lo so bene se è il pranzo dei quarant'anni, o quello dei vecchi compagni di scuola.. o sono i vecchi compagni che hanno quarant'anni, tant'è che a me manca ancora qualche mese, e poi, a fare bene il conto dei ricordi, non sono nemmeno certa di averle fatte, le scuole medie. Si, che allora (questo Lila lo ricorda bene), passavo i pomeriggi a giocare con il mio amico del cuore, in mille mondi che nessuno sapeva, e in cui nessun'altro poteva entrare, tranne, qualche volta, la piccola Veronica. 
Qualcuno però se lo ricordava, che c'ero anche la mattina tra i banchi, e poi di sicuro qualche pomeriggio con la nutella in mano e i libri chiusi finalmente, per fare merenda. E mi hanno invitata. 
Naturalmente ho detto subito di no, e non ci sono voluta andare per tre settimane, però l'ho scritto sul calendario, anche se ogni volta che vedevo avvicinarsi i giorni dicevo che non ce l'avrei fatta; eppoi, insomma Roma è così lontana da lì. O così, mi pare che fosse. Forse lo era.
 Forse perché la prima volta, quando abbiamo traslocato, avevo nove anni e nessun modo per andarmene, e quando ci tornavo le ultime volte, nessuno di noi ci voleva più abitare, e se non fosse stato che i miei invece, dovevano stare ancora lì, credo che la valigia fatta a diciannove anni sarebbe stata più grande, e non sarebbe restato nemmeno quel piccolo ricordo felice, quello che alla fine stamani mi ha spinta fuori di casa. 




Si, perché qualcosa, come un'ombra, ma lieve, la ricordo; qualcuno, ma pochi, mi tornano in mente. Eppure, mi dico: "possibile che fossimo solo quattro?..ah no. cinque... con me..". 
Ecco, sono andata per fare i conti. E perché Lila sa che si vive solo ora, e qui, e che si vive davvero solo se consideri che può essere l'ultimo giorno... anche se vivi come se durasse per sempre.
Chiude i libri, che per studiare, chissà perché c'è sempre tempo, una pagina la puoi ri-sfogliare, mentre per il cuore, ci sono i battiti contati, e quelli battuti, non tornano. Si sfogliano, come i rami.

Si veste senza nessun bisogno di essere diversa, questa Lila che si crede di mutare, come gli alberi, da un giorno all'altro, e ora si sente, paradossalmente visto che è un ritorno, come quel giorno che il suo pullman verso le scuole superiori partiva verso Orvieto, e quello dei suoi compagni, nella direzione opposta. Non ci siamo più visti.. (forse eravamo sei? ma come si chiama quell'altro?)...e ora chi sono, quella di allora, o...?

Si veste come se si travestisse, sentendosi solo quella che è, (non puoi farci niente) ponendosi domande interminabili, fino all'ultimo giro di chiave nella toppa, fino al suono dello sportello chiuso con l'allarme (che cosa ci faccio qui?).
Ferma, subito fuori da quell'ultima porta chiusa, si sente ancora dire: "ma chi sto aspettando?"... chi sono...chi erano...chi siamo.


Quando arrivano, gli altri, arrivano quasi tutti insieme, e di quelli che arrivano poco dopo, conoscono la macchina. E di quelli (ah! ma quello non lo avevo visto! e chi è?) che erano già qui, conoscono il volto. 
"Arriva 'la' Lisa", dice qualcuno, e siccome lei me la ricordo, sciolgo l'impasse in un movimento lento ed elastico, che spero non troppo incerto, sul piazzale. Non mi riconosceranno...ma..sono loro...ma chi sono?e... e, cosa gli racconto...e poi...ma se...

"Lila?!" esclama eccitata sorpresa, e davvero felice 'la' Maria, poi l'Ernestina, quella alta, che stava sempre dietro nelle foto. E c'è Tiziano, i maschi si chiamavano senza l'articolo, e "come stai?" (come ci fossimo visti ieri l'altro?!), e Giuliano ("ma che fai ora?")(vedi, qualcuno se ne è accorto che è passato del tempo, almeno per me), e Piero e "la" Romina, e "la" Chiara che abitava su, nella frazione dietro la collina..e Fabio...e...e... 
E ci sono quasi tutti, e uno ad uno mi rispuntano i ricordi, e anche la voce che mi ero scaldata cantando, perché non sentissero il gelo della mia dimenticanza.
E ci sono quasi tutti, e sento che la voce va benissimo, perché mi sgorga dal cuore quella serena felicità delle piccole cose, piccole come ritrovarsi come amici, dopo tanto tempo, perché una volta, anche se non eravamo proprioproprioproprio amici del cuore, quello che ci davamo l'un con l'altra era tutto vero. Era un sentire genuino, come adesso che siamo tornati da strade diverse, abbiamo invece solo per le affinità elettive con uno o l'altro, o magari con nessuno, o magari con l'anima mia o con quei soli pochi veri amici di ora.



Ci son quasi tutti, e so che il mio posto oggi è proprio qui, come allora era il terzo nell'appello, e nel secondo banco a destra, e in prima fila, accovacciata nella foto che hanno stampato sul calendario. 
E loro, loro che (omioddiomasonotuttisposati?!) si sono sempre visti, quelli che non se ne sono mai andati nemmeno in Sicilia, quelli che venivano al Castello in visita, o più tardi per lavorarci, o sono stati a ROma all'Università, loro hanno pensato che ci volesse una foto per tenere questo momento più a lungo; anche se chi ha preso il volo, chi oggi si è ripercorsa le strade, tutte tutte quelle che ricordava, con gli occhi grandi come la prima volta, perché era tutto come allora, ma non lo sapevo più e mi sembrava nuovo (ah! c'è il mercatino di Natale!..ma no, ma no, è il solito mercato della domenica..e i negozi..i negozi sono tutti proprio al posto loro, non come la città che non li ri-trovi nemmeno prima che siano stati aperti.. e fanno sempre turno di apertura la domenica mattina...non come in città da noi, solo da un po' di tempo!), chi aveva dimenticato quanti eravamo, almeno questi non se li scorda più.
E non si scorda, ma quella la avrei trovata anche alla cieca, la vecchia casa, il Castello sulla collina che svetta nel sole sul solito mare di nebbia... e che volevo andare sempre via, e invece non m'è mai sembrato così splendido. Non credo che ricordassi tutti questi colori, in autunno.. proprio come non ricordavo quel sorriso di Chiara, l'aria sempre divertita di A.Maria, le piccole serietà in fondo agli occhi di Lisa, la birboneria Ida, e di sicuro l'ombra nel volto di Tiziano. Ma quella, sono sicura che non c'era.


Sono passati tanti anni, ma pur raccontandoci qualche scorcio della vita fino a qui, saltando tra ieri sera e vent'anni fa, riusciamo a non perderci nel tempo del "come fu", e forse a ri-trovarci davvero..tutti presenti all'appello. Chi l'avrebbe detto...
Suona il timer, quando il momento è perfetto, e Lila si alza, un po' prima degli altri, come si conviene alla gente che va lontano, alla città, e si accomiata, con l'anima calda e tutta una vita, che non sapeva d'avere avuto, dentro: i conti, si dice chiudendoli, e lasciando socchiusa la porta dietro le spalle, tornano tutti. 


Qualunque cosa accada, oggi è stato un dono.

Alla "classe '73, delle scuole medie di G....grazie 
grazie di cuore a tutti,





lunedì, dicembre 9

A Lila piace...

A Lila  piacciono le cose rotonde, che hanno un tempo:un inizio e una fine. Come la passeggiata che ti riporta a casa (per quello ha sempre con se delle scarpette rosse), camminare appoggiati al vento, senza spostarsi, la pioggia che riporta l'acqua al fiume, il fondo del bicchiere (che fosse mezzo pieno o mezzo vuoto).accendere una candela, spegnerla, accenderla di nuovo.

E le

piacciono le cose rotonde senza fine e senza inizio, come gli anelli, gli occhi, il sole e la luna.

E quelle tonde senza inizio ne' fine, come il cielo pieno di stelle, e l'amore.