mercoledì, ottobre 14

Apnea

I pensieri, fuggiti dal recinto, sono latitanti.
Il freddo improvviso mi azzanna le viscere, uscito da un ricordo d'inverno,e mi fissa uno stato di torpore nella via che corre fra le dita e la mente.
Esce invece dall'armadio, assieme, si spera, al senso di inadeguatezza che raggela più di questo vento siberiano, il tubino nero che mi conduce verso un diverso senso di me.
Non è buffo?
Non sono io, o forse sono io anche questa che tacchetta sulla strada con piglio da gran donna, mentre il giorno dopo riinfilo il pantalone largo a righe che tengo anche se ormai è davvero troppo fuori misura. perchè mi fa stare bene, mi tiene vicino, ma non troppo, quella parte di me che può scalare le montagne e digerire anche un sasso.
Mi tiene vicino, ma non troppo, quella persona sicura che ieri aveva il tubino nero e l'aria di dire al mondo che, qualunque cosa sarebbe successa io ce l'avrei fatta a testa alta.

Apnea.
Per trattenere in un posto vuoto (fisicamente il polmone è ora un vuoto d'aria) tutte queste sensazioni.
Apnea.
Piena. (fisicamente il polmone è ora un pieno d'aria) Per svuotarmi dalle sensazioni che vorrebbero buttarmi a terra.
Galleggio e affondo. Mentre mi approprio del senso di me.
Apro la porta di casa e il tappetino, che qualcuno crede posto al contrario con le pecore che mi guardano dal basso dal prato dei pensieri, e la scritta rivolta verso chi esce, mi saluta: welcome... on board.

1 commento:

Antonella ha detto...

Questa processo di trattenere e lasciare andare per lasciarsi andare e cercare di stare meglio diventa uno strazio per il proprio cuore e lascia affaticati e vulnerabili. In questo purtoppo si è soli e per quanto ti legga e ti sia vicino sento la tua lotta solitaria e irraggiungibile. Eppure, cara, ti capisco e ti abbraccio.
Anche qui, sai, c'è tanto vento mi pare che sia lo stesso che ti ha sfiorato stamattina.