lunedì, marzo 8

La cornice e il quadro, ricordo di donne


Nell'angolo della stanza, mentre cerco di capire le parole confuse che mi racconta, c'è l'immagine di questa donna. Una cornice, vuota. Racconta l'infinità di percorsi che la mente obnubilata ha percorso e dimenticato, come la strada stessa delle parole che comprende forse, ma non sa rimettere insieme. A volte, quasi casualmente ne esce una risposta coerente... "guarda come mi sono vestita oggi, questo maglione è scuro come il cielo"
"dove l'hai comprato?"
" Da M&Co, lo conosci?" incalzo io, testando il punto di non ritorno; quello dove lei di nuovo mi guarderà interrogativa, o chiuderà gli occhi rendendosi conto che, più oltre di lì, non può. Lo sa. La vedi se tiene gli occhi aperti; la sua mente è come una mosca cieca che sbatte alla ricerca del senso d'uscita, ma le vie neuronali finiscono tutte in un baratro, o in un groviglio di spine.
"Si", sibila lei, interrogativa però. Come quando, cercando di dare un senso alle sue conversazioni biascicate, le do delle risposte universali come "ah" e "davvero", sperando che lei creda che io abbia capito quello che dice. A volte mi guarda, però, quasi irata, come se capisse che non ho afferrato una sola delle parole che non ha pronnunciato ma solo mangiato e confuso, ed esposto come un frammento d'una digestione imperfettta.
Sul muro c'è una sua foto sorridente, sulle pendici di un monte, quando nella cornice c'era il quadro del suo essere presente al mondo.
La voglio ricordare così. oggi. Con la cornice attorno al sorriso.

C'è qualcosa che mi spinge irrefrenabilmente a soccorrere questa donna. I criteri ci sono tutti, così le fisso l'appuntamento già per domani, facendole saltare l'attesa di qualche giorno in genere necessaria ad iniziare il trattamento.
L'eradicazione del seno è ancora più evidente, in quanto l'altro è abbondante, per costituzione e per le tre maternità, di cui l'ultima ha quasi coinciso con l'inizio della malattia. Diagnosi ad un anno dai primi fastidi evidenti, il che, mentre lei racconta, mi fa salire un senso acido in bocca, peggiore di quando esagero col cioccolato. Perfino io avrei saputo cos'era, quel capezzolo rientrato, quell'eczema devastante della mastopatia carcinomatosa. Quando alla fine il dermatologo la manda dal chirurgo dermatologico, e quello dal senologo, e quello dall'oncologo, e questo praticamente quasi subito in sala operatoria, è già quasi troppo tardi. Metastasi al fegato.
Mentre percorro il suo braccio gonfio con il ritmo lento del massaggio le ho già spiegato i rischi che si corrono, e lei li ha accettati con la speranza di stare meglio.
Io ripeto ad ogni pressione quel che mi disse l'oncologo un'altra volta, cioè che forse è meglio una qualità di vita migliore, che qualche giorno in più vissuto male.
Gli occhi di lei sono gli occhi grandi di paura di GiEmme, stessa operazione, ma su entrambi i seni. Quelli di devastante vuoto e impotenza di Giò, infermiera, che sa anche farsi da sola una stima del tempo che rimane.
Quando nelle nostre chiacchere da lettino questa ragazza, di cui la mente non vorrebbe ricordare il nome perchè è una donna morta che cammina (parafrasando un certo film), mi dice che la scintigrafia ha mostrato una metastasi alle vertebre, mi ricordo che ricordarla non mi può fare male, ma rende onore a lei che lotta ancora per trovare la strada per ritornare a casa dai suoi ragazzi ,con un sorriso non devastatato ma sereno, e nessuno le ha dato le mie scarpette rosse...
Tengo di lei un immagine, ma senza cornice. Così che non si possa appendere al muro del dolore che incontro nessuno dei suoi sorrisi veri, che non conosco, ma resti una sua traccia per non dimenticare.

Queste, e molte altre donne che soffrono, si perdono, si lasciano andare via o semplicemente non ritrovano la strada sono dipinte sui muri delle strade del mio ricordo, nei quadri e nelle foto appoggiate sui comò polverosi.
E ci sono molte altre donne, che con coraggio e passione lottano per i propri figli, scacciano il lupo e i mostri sotto al letto, aprono la finestra per far entrare il sole, prendono le difficoltà della vita e le spazzano da est ad ovest, dove muoiono assieme al sole al termine del giorno.

A tutte, a quelle che conosco o no, che leggo e che mi leggono, che cedono o che resistono, che amo e tengo vicino, o che preferirei non incontrare più...
a tutte va il mio augurio per questo giorno, la cui significanza commerciale non dovrebbe coprire l'idea, che come nelle ricorrenze accade, può essere il primo giorno di una nuova magnifica avventura!
A tutte voi... a tutte noi... a volte avvolte in un quadro arrotolato, in una foto incorniciata, in una cornice senza immagine per non turbare i ricordi, o in un ricordo senza cornice per non turbare il quadro...
...buon viaggio!

11 commenti:

Antonella ha detto...

Cara Lila, siamo nell'esistenza certe d'avere in serbo una grande parte di dolore in questo tempo che come dici tu, a ragione, ci è concesso. Lo sappiamo che arriverà : dunque siamo qua con la nostra debole forza ad accoglierlo ed a viverlo. un abbraccio in questo giorno che ricorda la nostra essenza profonda di donne e il nostro coraggio.

Madama Dorè ha detto...

A tutte le piccole o grandi eroine di ogni giorno e a te che ti sforzi di alleviare la sofferenza, un augurio affettuoso

Lila ha detto...

Cara Antonella...
ti abraccio con affetto, fermamente convinta che anche questo virtuale starsi vicino generi una forza bella che ci accompagni!

Cara Madama Dorè
a te un augurio di luce, forza e coraggio (alle altre donne l'ho già fatto!)
che si rinnova ogni giorno!

albafucens ha detto...

bellissimi entrambi i post mi è piaciuto molto anche "le bamboline cinesi"

mi sono venuti i brividi sai leggerti.. deve essere difficile affrontare tutto questo ci vuole un gran coraggio

grazie..
Donna con D maiuscola
un bacio

PEPE ha detto...

Grazie Lila, non trovo le parole per esprimere quello che ho provato leggendoti!
GRAZIE e....buon viaggio anche a te!

Lila ha detto...

@ albafucens
I miei paziento sono fonte di grande ispirazione, nel bene e nel.. no, non male, ma 'triste' è la parola giusta.
Grazie. Sei una bellissima persona e mi incoraggi sempre. Ti abbraccio col cuore

@ Pepe
wow. Grazie!
Camminiamo con coraggio, e a testa alta!

enne ha detto...

Arrivo in ritardo, causa gap mentale, e mi incanto a leggere quello che scrivi, chiedendomi se tu sia un medico o una psicologa.
Ecco, qualunque cosa tu faccia, sicuramente ci metti sensibilità e amore.
Un abbraccio.

Simona ha detto...

Che bello...
complimenti!

Lila ha detto...

@ enne
nè medico nè psicologa, anche se mi piacerebbe e la psiche c'entra sempre, anche nel mio lavoro. Che cerco di fare con amore, ogni giorno.

@ Simona
grazie :)

albafucens ha detto...

.. io dico che sei davvero eccezionale, la dimostrazione di come anche laddove c'è buio e soffrenza sia possibile trarre forza coraggio e far fiorire la bellezza..
un abbraccio

Lila ha detto...

cara Elena
alla bellezza sto dedicando alcuni post, che sono uno scritto di riflessione che avevo preparato tempo fa, per altra occasione..
e grazie per l'ecccezionale, vedrò di meritarmelo
:)