martedì, marzo 23

La via del Bello (3)

(continua dai post precedenti, con una dedica di mattino ad enne )



Non può sfuggire a questa analisi la memoria di qualche altro simbolo associato alla bellezza; nella mitologia è Venere, la dea dell’amore, che la incarna. E qui si scorge nuovamente il filo che ricuce l’apparente separazione da Quello. Se ci percepiamo come emanazioni di un dio (qualunque nome gli attribuiamo) siamo a tutti gli effetti figli suoi, cioè dell’Amore che egli spande in se stesso, per Sé, da cui nessuno di noi può essere considerato estraneo. Siamo quello stesso Amore, che non possiamo paragonare a quello che chiamiamo amore in terra e che in genere identifichiamo con il nostro piacere personale e con la nostra egoica soddisfazione. I più confondono un senso di proprietà e quind’anche di appartenenza nei confronti dell’altro con il più sublime senso che porta ad amare Dio attraverso l’altro/gli altri; in tal modo si può perdere il discernimento rendendosi schiavi delle pretese altrui, pensando che adempiere il desiderio di altri sia sinonimo di amarli[1].
Non sempre è così, anche se solo i grandi saggi, o la cosiddetta provvidenza, possono veramente Conoscere il bene supremo e compierlo (coscientemente). In tal senso il discorso si complica in quanto si intende che nulla di quanto facciamo può essere inteso come ‘sbagliato’ (Peccato) se non nell’ordine morale che ci siamo dati come uomini, che è la legge che serve a guidare verso un Bene superiore che non possiamo ancora vedere. 

È in questo senso che possiamo leggere come bellezza morale il volere il bene altrui; qui si scorge il sottile confine fra il volere questo bene in modo veramente disinteressato (per Amore) e la forzatura di questo atteggiamento che talvolta fa confondere le pretese dell’ego che si vuole santo e giusto (e intanto si aspetta gratitudine e riconoscimenti), con la nostra effettiva aderenza alla Volontà (legge armonica universale-Amore). In termini pratici questo forse non fa la differenza per chi riceve, ma la fa nello spazio di conflitto che si crea in noi stessi, per quel non aderire coscientemente, nel profondo, con i nostri comportamenti esterni; in questo spazio si insinuano il dubbio, il ripensamento, la voglia di rivalsa, quel “dopo tutto quello che IO ho fatto per lui/loro/ecc…” che, melma sul fondo del lago, sono pronti appena smossi ad intorbidare la superficie luminosa che si mostra all’occhio.


 Sia chiaro che qui si vuole sottintendere la necessità di un lavoro onesto e continuo su se stessi per liberare la luce dall’involucro, per prendere coscienza di sé e dei propri pensieri, e non si vuole asserire che sia un errore cercare di portare benessere agli altri; così nascono infatti le forme di beneficenza (fare bene) che tanto peso hanno in certe istituzioni.
Fare Bene è proprio di chi è Giusto, ed il Giusto è in Armonia con la Volontà quindi compie le proprie azioni non come ‘proprie’ ma come atto della Volontà stessa, facendo in ciò il Bene, con Amore ( si trova un bell'esempio di ciò nel film Cagliostro: quando spinge un mendicante a raccogliere da sé una moneta).


Sul piano forma-le di preparazione dell’involucro, inteso sia come guaina fisica che psichica ecc l’uomo ha ereditato/preparato le ritualità; il Rito è un canalizzatore, un ordinatore della forma atto a creare armonia e bellezza, tramite il compimento di determinati gesti che sono sfrondati dagli orpelli del (vivere solo sul) piano “della pelle” per formare invece quella Bellezza che è, anche solo per lo spazio di un gesto. 

L’importanza di questo strumento (ritualità) e del lavoro su di sé é ancor più evidente a chi sia a conoscenza del fatto che ciascun atto da noi compiuto riverbera nell’universo, e mi piace ricordarlo, al di là dello spazio e del tempo da noi percepiti che sono ancora parte del gioco divino (espresso dal termine sanscrito: lila), e come tali limitati ma tutto sommato comprensibili. Per arrivare all’incomprensibile, alla ragione umana, basta cominciare a “volgere lo sguardo verso l’alto”, alle conquiste della fisica moderna (teoria delle superStringhe, Vibrazione fondamentale dell’universo o nota Fondamentale, che forse ha qualcosa a che fare con quella Voce che attraverso il Verbo ha creato l’uni-verso) o naturalmente alla metafisica (orientale, alchimia, metafisica occidentale).

L’ammirazione dovuta al mondo trova quindi la sua ragion d’essere nel suo essere immagine del creatore. Il bello è desiderabile in quanto essere[2].

Tutto questo si legge riflesso nel paragone che Plotino fa con gli Amanti: finché l’amante si attiene al sensibile (piano della forma) egli non ama ancora, ma quando genera in sé una immagine invisibile (dell’amato) allora nasce l’amore. Qui possiamo anche riferirci brevemente alla ‘venerazione’ (bakhti - per gli indiani) che ci fa creare una immagine della divinità tramite cui crediamo di adorare la divinità stessa o  come si diceva, di amare un altro pensando che sia l’amore per qualcuno a renderci degni, e non il fatto in se di provare Amore;. 
Il passaggio evolutivo, dovrebbe essere di portare (quindi ri-conoscere) noi stessi nella divinità (Amato). Mutare noi stessi in essa perdendo la forma (ego). E infatti Plotino suggerisce che se l’amante comprende che bisogna risalire a ciò che è ancor più spoglio di forma potrà risalire a Lui, perché l’amore sentito (dall’io) non è che un fioco raggio di una immensa luce.
“.. bisogna ammettere che la natura prima del Bello è senza forma” (VI 7-33 34,35)[3]
“è perciò necessario che, insistendo nella traccia che di Lui rimane si cerchi di comprenderlo mediante una ricerca razionale, e dopo (…) abbandonarsi (…) e trasformarsi splendido di pensieri da veggente in visione (nella visione di un altro contemplante che viene di lassù).
Ma come può uno essere nel bello senza vederlo?
Certamente finché uno vede il bello come altro da sé non è ancora nel bello” (V 8, 11 15-20).


[1] Penso in tal senso a relazioni emotive particolari, quando magari, credendo di far felice qualcuno non diciamo “no” a qualcosa che magari fa male a noi stessi, o solo per timore che gli altri ci allontanino. Gli esempi sono tanti, ma naturalmente non si vuole qui intendere di negare a chi ha bisogni primari quanto gli spetti di diritto.
[2] Prendiamo come spunto di riflessione su quanto detto alcuni stralci delle Enneadi di Plotino:
“In quanto è principio di bellezza, Egli rende bello ciò di cui è principio, e lo rende bello ma non in una forma, e il generato stesso è senza forma, benché in un altro senso abbia una forma. Quella che viene detta forma è soltanto “forma di un’altra cosa” ma in se stessa è amorfa. Dunque soltanto ciò che partecipa della Bellezza riceve una forma, ma non è la bellezza”.  (V, 7, 32 -30,35)
“l’idea che è senza forma, in quanto idea è sempre bella anche se tu la vada spogliando di ogni forma …  la realtà di ciò che è di più alto e desiderabile consiste in ciò che è senza forma… (VI 7, 32).

[3] Se dunque è amabile non la materia ma ciò che viene formato dalla forma, se la forma che è nella materia deriva dall’anima e se l’anima è tanto più desiderabile quanto più è forma (della Bellezza n.d.au); se l’Intelligenza è forma più dell’anima ed è perciò molto più desiderabile, bisogna ammettere che la natura prima del Bello è senza forma” (VI 7-33 34,35

9 commenti:

enne ha detto...

Interessante, ma troppo teorico.
Forse bisogna avere una tendenza alla spiritualità fuori del comune.
Il mio ultimo amore, quello che mi ha segnata in maniera indelebile, era fatto di egoismo, ripicche, gelosia.
Forse non è durato per questo.

enne ha detto...

Grazie per la canzone "meravigliosa".
:)))

Lila ha detto...

@ enne
...o forse non era proprio amore?
comunque so che il discorso è teorico, ma per me 'meditare' su queste cose fa parte di quello che poi cerco di praticare.
Sono felice che tu abbia gradito la canzone!

maria rosaria ha detto...

molto interessante. l'ultimo amore, purtroppo impossibile, forse proprio per questo mi ha accostato alle sensazioni di cui parli. credo sia una maturazione che richiede tempi lunghi e che forse mai sarà completa. ma può essere sicuramente appagante.
bel post!
bacio

Giovanni Greco ha detto...

Ciao!
Vorrei farti i complimenti per il blog e proporti uno scambio link, se sei d'accordo contattami.
[Re]write di Giovani Greco
http://www.giovannigreco.eu

UIFPW08 ha detto...

Ti ringrazio della visita Lila sei gentilissima, scusami non entro nel merito della riflessione che merita giusto tempo e rispetto.Un bacio grande
Maurizio

albafucens ha detto...

ho letto con molto interesse queste tue riflessioni molto acurate e per me penso che l'eesenza di quello che dici si traduca essenzialmente in questa frase

..per liberare la luce dall’involucro
luce che io invece tendo spesso a celare

un abbraccio
e complimenti davvero un bel post

enne ha detto...

A questo punto non so se fosse amore, ma di certo era qualcosa che gli assomigliava molto. E che non riesco ancora a dimenticare, pur non soffrendo più come prima.
E' che quelle come me sono destinate alla solitudine. :-|

Lila ha detto...

@ maria rosaria
in effetti queste riflessioni (eh eh, non è ancora finita!) sono scturite al di fuori dell'amore fisico...ma più perchè allora 'coltivavo' un rapporto a distanza. Ora sono a distanza da qualunque rapporto, ma le condivido ancora, come meta ideale a cui tendere, per ciò le pubblico.
:)

@ Giovanni Greco
questi giorni ho poco tempo per leggere con accuratezza il tuo blog quindi per ora non so risponderti.
comunque grazie, intanto!

@ Maurizio
entra pure nel merito della disquisizione, quando vuoi. E comunque grazie d'esser passato.

@ albafucens
è difficile svelare la luce, almeno quanto lo è fingerci diversi da ciò che siamo. Ma per una inspiegabile ragione tendiamo sempre a renderci la vita complicata!
un abbraccio

@ enne
qualunque cosa, doveva essere un rapporto molto intenso.
Mi pare che tu vivi tutto con tale intensità, da non riuscire a staccartene... però a dire il vero il primo grande amore della mia vita m'è durato 'dentro' per almeno due anni! ma poi ho ripreso a vivere, anzi, nel frattempo l'ho fatto.. erano altri tempi, e io diversa da te..
un abbraccio sincero