mercoledì, maggio 16

Una collana d'ambra

La ragazza con il seme in testa, mi ha regalato una collana di sangue di conifera; solido come ossa della terra, l'ambrato recinto che ora mi protegge il petto è leggero come le mie ossa cave di uccellino, e lega gli elementi in una densità magica, che ad indossarla con convinzione si può credere anche che possa fare un miracolo: fuoco emerso dalla terra, salito nel legno, liquefatto come l'acqua fuoriesce e cristallizza lo spirito essenziale. C'è tutto l'universo dentro ciascuna goccia.

E il filo che tiene insieme questo racconto, mentre mi muovo riconta le gemme, così per non distrarre troppo Dio, cerco di spostarmi lentamente,  in armonia con il suo respiro mentre tentiamo di far dissolvere il seme, farne esplodere le emozioni che racchiude e dargli la possibilità di diventare un fiore.
La sua corolla è già stata disegnata dalle mani che le han frugato dentro; è quella linea, tracciato sentiero fra i capelli caduti, che diciamo talvolta essere la sua corona di regina, talaltra il ferro di cavallo che le porterà fortuna da qui in poi. Per non suscitar l'invidia della gente, a volte lo copre ma il cappello, lo so, le va così stretto, che vorrei metterci una piuma, per renderlo più leggero.

 Ma per non cadere, non posso strappare le piume delle mie ricresciute ali, così provo con lei a ri-insegnare il volo alla farfalla  incastonata fra il tempo di una vita che le è morta tra le braccia anni fa, e le parete che delimita lo spazio che non si concede e non si trova, in cui sto, con lei, seguendo il ritmo delle parole; attenta e lieve come un astronauta osservo l'espansione cosmica volteggiando incantata.
Non so se sia per l'uomo che ha perso, che le è rimasto nel pensiero destro e non si muove da lì, come il suo braccio, ma l'immoto arto sinistro sembra rappresentare il peso della perdita, di qualunque morte e dolore che non se ne vanno;  se ne stava fermo, talmente calato nella parte, che abbiam dovuto indurlo a riprovare a vivere facendone recitare la parte attiva al destro, agile dentro lo specchio.

Quando il braccio ha iniziato a riconoscersi, per prima cosa ha cercato di avvicinarsi al cuore, che ancora non raggiunge, ma Lila e la ragazza hanno pensato che quando ci riuscirà, il cerchio sarà chiuso, e la vita riprenderà a scorrere, svelata dietro alle lacrime che, accumulate, offuscano quegli occhi verdi. Verdi come il mare, così appropriatamente salati che osservando le maree e bagnandosi appena le mani, Lila prega che il suo pollice cambi colore, e faccia germogliare il legno di questo giardino.
Che faccia uscire le ultime stille di passato, per rendere quel recinto che si forma con la mano sul cuore,  una collana d'alloro per la ragazza eroica.
Ci salutiamo con questo pensiero, e chiamando la volontà fortuna, sperando che arrivi.
Io metto il cappello, per via del vento, lei i capelli, per via del ferro di cavallo.


6 commenti:

Madama Dorè ha detto...

La nostra società cerca di rimuovere la morte e consiglia "non ci pensare, distraiti, fa questo...fa quello!" Intanto il pensiero ci rode da dentro, meglio raschiare e ripulire la ferita infetta, con amore e pazienza per il bambino ferito. Bellissimo post. Auguro a te e alla ragazza coraggiosa ogni bene. Un abbraccio.

Lila ha detto...

Grazie, Madama Dorè! abbiamo bisogno di amore intorno, e hai ragione sul velo di silenzio che cade sulla morte e sul lutto. Speriamo che aprendo le coscienze, qualcosa cambi!

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Auguro uno in bocca al lupo per il futuro.

Lila ha detto...

:) grazie!

TuristadiMestiere ha detto...

le parole sono criptiche solo per chi non apre il cuore per ascoltarle. Ma chi invece ti legge con passione partecipa alle vicende che racconti e... il dolore di una perdita paralizza, corpo e mente. Siamo tutti con te e la ragazza con il seme in testa.

Lila ha detto...

grazie, Turista di Mestiere :)
ce la stiamo mettendo tutta,e non lo vorrei dire, ma forse rinascerà un fiore!
Un abbraccio :)