mercoledì, maggio 9

Ghost wisperer

Sono nata ancora, in una primavera appena accennata sulle rive dell'Adriatico, pallida per l'amore sbiadito, stregata dai voli e dall'atmosfera di confine di Trieste.
Sono nata morendo, in una ispezione accurata di emozioni che sono state sollecitate e cercate svuotandosi, come si estrae da una borsa ogni piccola cosa. La scuoti accuratamente, controlli che non ci sia qualcosa incastrato in una scucitura, e alla fine ti trovi con l'anima pulita e la sacca  pericardica leggera e fluida, che contiene senza comprimerlo un cuore nuovo, che sembra batta un tempo di musica, invece che i rintocchi del tempo che passa.



In un corso per apprendere a morire, ad accompagnare alla morte, a restare da superstiti e con coloro che continuano a vivere, sono morta. Di fronte alla paura e al distacco da quella vecchia, tesa e severa me, non ho potuto sopravvivere. Sono nata.

E ora non ho più tempo per studiare correre e lavorare: gioco solo, con l'anima cinquenne e i sogni comunque. Con gli occhi in disparte e le mani smarrite in una estensione infinita che pare a volte di toccare il fondo dell'universo; sono arrivata al centro delle cose. Ho guardato oltre la luce, se vogliamo immaginare che, dopo tanto immergersi in diagnosi fatali, iperboli di separazioni, lutti per quello che eravamo o per chi abbiamo perso, sono diventata una ghost wisperer. Con meno presenza scenica di Jennifer Love Hewitt, lo ammetto, ma con una presa di coscienza che ha portato i sensi oltre il confine conosciuto. 
Il tatto sconfina per interposizione dei tessuti; l'olfatto recepisce l'umore dell'anima, anche nascosto sotto due gocce di Chanel. Il gusto si raffina nell'apprezzamento della bellezza e la vista, allenata, diventa una lungimiranza senza lenti, predestinatami dall'ipermetropia.
L'udito cede alla percezione del non detto. E senza immaginarie voci, trascina oltre la sim-patia le vibrazioni emotive. Testa la possibilità empatica, che ti fa essere la parte stabile della coscienza altrui. Quella che sa porre la domanda, e tenerti fermo quando la risposta è pronta a travolgerti. 


Ecco, sono nata così. E non le conto più le vite, che è meglio non sapere quante ne rimangono, perché tanto ciascuna è a se stante, e il conto non è caro, se muori dopo aver vissuto.
Sono nata, con un sesto senso che è la mano che sento posata sulla testa, la mia kippah di Uomo che si erge su se stesso, con una innocenza conquistata e tenuta stretta, perché, checché se ne dica, i cinque anni tornano. E quando ti tornano dentro, morti a se stessi, sembra ogni istante di vivere da sempre. Per sempre. E mai più.










6 commenti:

Madama Dorè ha detto...

Grazie per questa testimonianza di rinascita...con la terrra che si fa bella e rigogliosa e promette frutti copiosi. Che ogni rinascita porti l'anima sempre più in alto, come dice M.Eckhart. Un abbraccio.

TuristadiMestiere ha detto...

ha ragione @madamadorè: che bello partecipare alla tua nascita, a questo battesimo del tuo sesto senso, alla nuova vita che vivi, senza sapere quante ne restano, ai mai più e ai per sempre. P.S. una cosa è rimasta della tua vecchia te, la tua scrittura incredibilmente accattivante!

Lila ha detto...

@ Madama Dorè
speriamo! speriamo che ogni volta si sveli un po' di più; che si arrivi un cerchio più vicino al centro. E a un cerchio più largo per abbracciare tutto.

Lila ha detto...

@ Turista di Mestiere
allora è rimasta la parte migliore. La scrittura, infondo, come la parte che prosegue, che racconta, in mille, una sola storia!
un abbraccione

Cavaliere oscuro del web ha detto...

Buon inizio di settimana.

Lila ha detto...

@ cavaliere oscuro del web
buon fine settimana, e grazie d'essere passato.