"Ciao Lila
la tua amica exinsegnantediyoga ti invita a vedere le sue nuove foto su netBlog... corri a iscriverti così potrete condividere interessi, dialoghi e tutto quello che si può desiderare".
Lila, quel giorno più curiosa del solito, e insolitamente a corto di impegni, decide di giocare; inserisce una foto carina e, senza dettagliare troppo, apre un profilo basso, ma evidentemente appetibile ai più... sicchè in breve si trova sommersa di richieste di amicizia più o meno educate da baldi sconosciuti, e anche da pochi impavidi conosciuti i quali, senza che Lila abbia capito cosa sta succedendo, hanno ricevuto un allegro "Ciao Alicenelpaesedellemeraviglie, la tua amica Lila ti invita a condividere le sue foto... e quant'altro".
(Altri, più prudentemente mi hanno scritto o telfonato per chiedere di cosa si trattasse..altri tacciono, e forse sogghignano nel buio per la mia ingenuità :) )
Fin qui, il fatto.
Attraverso il tempo, Lila ha viaggiato sola e persa, con una borsa bozzuta e piena nella quale ha stipato tante di quelle cose, che un giorno è stata improvvisamente troppo pesante; così ha iniziato a lasciar qualcosa, e recentemente qualcuno, per strada. Ma ci sono momenti in cui (leoni tutto sommato non si nasce, si cresce!) si avverte una punta di vuoto e di sconforto. Giorni in cui ti siedi su una sedia lontano da tutto, nella speranza che passi il desiderio di salire le scale per la terrazza e scendere senza (le scale). Solo per vedere quanto a lungo sia possibile volare altrimenti che con la fantasia o con gli aerei.
E' stato, anche questo.
Molto tempo fa e non so più per cosa, tuttavia il ricordo, come un film senza colore e senza sentimento, m'è passato tra le mani mentre le dita tambureggiavano sui tasti, incastrando le facce delle richieste sciocche in quella fetta di cervello che archivia senza (apparentemente) mai riportare fuori. Quella parte che, dicono, non usiamo.
Come un desiderio sprecato invece, quello se ne sta lì e raccoglie le cose, i ricordi, le storie, che gli passano addosso come un'onda, che forse causa un invisibile danno. Un'impronta che lacera i sogni, o talvolta impallidisce il sole con una folgorante intuizione. Perchè no?
Comunque Lila, altre volte più pronta ad evitare il colpo, è rimasta di fronte a tutta quella solitudine che arrivava un po' da ogni dove. Ha lasciato che l'attimo che ti raccoglie nella risacca e ti trascina in un tempo che smarrisce dalla realtà, passasse, cercando una logica che le servisse da amo per ritornare a galla.
E ha chiuso, per tornare ai conforti del buon FacciaLibro, alle delizie dei vostri scritti sui blog, a tutte quelle cose che colmano i momenti nell'Isolachenonc'è, in quel tempo che sembra non finire mai, e invece "alla fine ti accorgi che mancano solo trenta secondi" (cit. da Il mio nome è Nessuno).
Lila ha chiuso le pagine del libro, e ha ripreso a scrivere.
La vita, diceva Peter, può essere una bellissima avventura.
mercoledì, novembre 23
domenica, ottobre 30
Un taglio netto
Lila si guarda allo specchio. Nel momento in cui ha varcato la soglia, e l'uomo che s'è trovata dinanzi le ha sorriso incoraggiante, avrebbe voluto voltare le spalle, andarsene dopo avergli detto: "lasciamo tutto così com'è; a volte, in certe ore, in certi giorni interi come la luna piena, non mi piaccio, ma tutto sommato se mi attardo oltre la superficie, mi riconosco e mi tranquillizzo; e poi ci sono molte volte, in cui mi si mostrano i due lati insieme e i mei occhi sono dello stesso colore".
E' un momento.
Poi si siede, e l'uomo che le appoggia sulle spalle ancora una volta quel mantello nero come il dolore, che sembrava scivolato via tutto stamane nella doccia, pur attardandosi un poco nel formare una veloce spirale, prima di dileguarsi nella condotta dell'acqua.
Lei vorrebbe dire: "tagliami i ricordi.
Poi si siede, e l'uomo che le appoggia sulle spalle ancora una volta quel mantello nero come il dolore, che sembrava scivolato via tutto stamane nella doccia, pur attardandosi un poco nel formare una veloce spirale, prima di dileguarsi nella condotta dell'acqua.
Lei vorrebbe dire: "tagliami i ricordi.
Spunta la mia aggressività, alleggerisci la paura che mi attanaglia e mi blocca l'anca impedendomi di andare, l'impazienza che mi fa perdere fiducia nella Vita, nonstante i segni.
Vorrei colorare appena di più la voce, perché scivoli con dolcezza oltre l'orlo della bocca, dettagliando e cambiando le cose, senza ferirmi l'anima. Vorrei arricciarmi la conoscenza, acconciando le parole per renderle comprensibili e lievi, anche quando sussurrano un addio pesante e gravido di novità, come la morte. Tuttavia," e questo lui non l'ha capito, "lascia stare le bianche e rare intuizioni di cui mi sono già appropriata, anche se si stanno intensificando; lascia allungare la parte superiore che ha da sempre una forma definita e morbida, e quella piccola sicurezza che si abboccola dietro all'orecchio, ricadendo avanti ogni volta che mi perdo. Quasi che fosse un gancio a cui restare aggrappati, che qualcuno ha messo lì, perchè non viaggiassi tropppo a lungo sulla via smarrita. Perchè il suono del suo muoversi, è un sussurro di vento che mi suggerisce verità incerdibili".
Lila si sofferma sulla percezione dell'umidità e dell'inevitabile forma della sua testa, mentre l'uomo cui vuole affidare le sue idee, valuta le simmetrie, soppesa le emozioni dei recessi più vecchi, inanella le situazioni per osservarle da vicino ancora una volta. Si guardano, attraverso lo specchio.
E lei vorrebbe dirgli: " Lasciami solo gli amici veri, quelli che ti si appoggiano sulla spalla quando hanno bisogno, e che non hai bisogno di chiedergli di starti vicino quando hai freddo, perchè ti coprono sempre di attenzioni".
Oppure:"Lasciami la passione e l'amore che a volte mi copre gli occhi, perchè si ama da dentro, e quel che vedi, spesso è solo un dettaglio insufficente se non ascolti con attenzione quel che ciascun senso suggerisce".
Lila si tende, raddrizzandosi, nell'attimo di silenzio che precede la decisione; quel "centimetro cubo di opportunità" si dilata con una parvenza infinita, che le rende la consapevolezza che i ricordi resteranno come immagini da sfogliare, e ricresceranno perché non hanno mai fine, non importa quanto corti provi a farli, alleggerendoli dell'emozione che avevano allora, alla luce un po' fredda ma piena in cui si sta guardando.
Guarda l'uomo con le forbici in mano, e mentre cade la prima ciocca, gli dice decisa,: "lasciami essere ogni giorno, esattamente così come sono".
"Dicevo, magari lasciamo la frangia lunga davanti, e diamo una spuntatina dietro, come le altre volte".
mercoledì, ottobre 26
Non tornare a dormire
Un pensiero per ricordare. Che la Via prosegue passo dopo passo, anche quando sembra che non ci sia niente davanti, e niente alle spalle. Che non ci sia nemmeno il sentiero. Nemmeno i piedi.
Eppure, ti era sembrato che la via avesse un cuore, come diceva Castaneda. Ti era sembrato d'essere già su un viaggio di mille miglia. Quando sei sveglio, qualunque cosa ti sembri sai che è solo una corda, alla fin fine. Pure se ti sembra un serpente, un polipo, un grizzly.
Sai che, come diceva il Gatto ad Alice, ogni strada porta da qualche parte, se non ti fermi prima.
A tutti noi, per i viaggi di ogni giorno:
La brezza dell'alba ha segreti da dirti.
Non tornare a dormire.
Devi chiedere quello che davvero vuoi.
Non tornare a dormire.
C'e' gente che va avanti e indietro
attraverso le porte dove i due mondi si toccano.
La porta e' tonda e aperta.
Non tornare a dormire.
Jalal-ud-Din Rumi
giovedì, ottobre 13
In viaggio... dalla vita in poi
A volte, per cambiare le cose bisogna che tutto resti uguale...
lo so, sto parafrasando, girando il motto a mio favore, ma solo per allacciarmi da qui ad un pensiero che da un poco volevo mettere per iscritto, e che Madama Dorè ha trattato proprio in questi giorni.
Uguale è, qui, equivalente. E' da pensarlo come una osservazione accurata ed equanime del presente e del passato, per riportare le cose in equilibrio, quindi non identiche a se stesse, ma nuove, pur se quel che è stato non si può cambiare.
Mi spiego. L'estate, come ho avuto modo di osservare, ha visto finire delle cose, dei sentimenti, dei pensieri. Tuttavia mi ha lasciato accorgere di una ferita profonda, ancorchè guaribile, si spera. E un giorno mi sono trovata in mano un libro di esercizi dal titolo "Ama te stesso", che mi hanno spinta a indagare l'origine di questo farmi ferire, sempre allo stesso modo, nello stesso punto, con dolore che cresce anzichè diminuire, poichè laddove si è già stati colpiti si finisce con l'avere come un livido permanente. Un piccolo punto su cui sembra che non giunga mai il calore del sole, o di un affetto.
Ebbene, in questa immersione catartica nel ricordo, che ho in parte perduto nei cassetti d'ogni giorno, o forse nascosto e non stirato come i panni che celo nell'armadio (perchè stirare, ammettiamolo, è faticoso... e perchè posseggo un sacco di cose, avendo vissuto molto), mi sono ricordata, appunto, che ciò che era non si cambia. Resta uguale. Se non che nel guardarlo, così non pare. Non lo sappiamo più che cos'era. Sappiamo però, OGGI, ORA, QUI, che cos'è.
Da questo punto si riparte. Questa è la valigia che piace a Lila.
La borsa ormai sempre pronta, per viaggi non necessariamente ai limiti del mondo fisico, ma sicuramente che hanno la necessità di oltrepassare il mondo "psichico" fin qui conosciuto. Che hanno la necessità di andare oltre la mente che mente e si lamenta di cose che hanno avuto la loro ragione d'essere, e la loro inevitabilità quando sono state, ma che ora non hanno più necessità di mantenersi.
A volte, per cambiare tutto, bisogna che tutto resti uguale.
Come il rumore dei treni, che si allontanano caracollando, allo stesso blando ritmo. Resta la forma, resta il fracasso ritmato del ferro sul ferro, la corrente che li sospinge.
Resta.
Un poco.
Poi, sei tu sul binario vuoto. Con la valigia in mano.
Puoi voltare le spalle, o restare a sperare che torni.
E' una scelta, e sicuramente, farai la migliore possibile.
Lila, adesso, esce da questa stazione, e va a scoprire cosa c'è fuori.
martedì, settembre 27
... a Lila piace: qui e ora.
A Lila piace... quando nascono i ricordi.
Ricordarsi di sognare le ali, per lasciarli.
Lasciare la valigia pronta, nel caso che volesse tornare.
E tornare a mani vuote, perchè qualcosa di nuovo possa accadere.
Ricordarsi di sognare le ali, per lasciarli.
Lasciare la valigia pronta, nel caso che volesse tornare.
E tornare a mani vuote, perchè qualcosa di nuovo possa accadere.
mercoledì, settembre 14
Che bella estate, amore mio..
E' una estate strana.
Ho sfinito le matite per provare a rendermela tutta colorata. Sono uscite parole e chiaroscuri dell'anima e della vita, mentre cerco allo specchio quella vecchia ragazza, che sapeva ridere e non prendeva mai le cose troppo sul serio, perchè si sa, la vita è un affare così importante che se ne fai una cosa seria, rischia di diventare triste.
E' stata una strana estate, non tanto per il tempo metereologico che ci ha graziato ogni fine settimana permettendomi un'abbronzatura da reato, su lunghe distese sabbiose. Ancora adesso sento un profumo di salsedine tra le dita, dita che finiscono nello smalto colorato che mi propone un nuovo confine, un limite che non ostacola ma apre altre prospettive. Dita che finiscono nel temperamatite, perché se non c'è nessun'altro viaggio di esplorazione da raccontare, nessuna foto di posti fino ad ora sconosciuti, c'è ancora da tratteggiare le dimensioni di volti che si sono introdotti nei vecchi panorami, e parole sussurrate al vento che sono tornate intrecciandosi ai capelli e regalandomi allo specchio un sorriso più aperto., una prospettiva angolata con un fuoco fuori campo. Quello non ancora acceso, ma che già scalda, come se fosse una brace che si prepara prima che la fiamma sia esplosa e consumata.
Questa estate mi sono finite le parole. Le ho dette davvero tutte, ed ora le ricerco con attenzione, per provare a raccontare di un volto che conosco più giovane. Sempre più vicino a quella ragazza di una volta, che è tropppo giovane per i vecchi schemi, che ne ha memoria senza averne più voglia. Che li sa per averli percorsi, ma che fa del mutamento la sua nuova legge, che cancella ogni regola preordinata.
L'aria piena di promesse fatte dalla mente, s'è scontrata con quelle del cuore, che correvano a fianco della tigre mutata in gattino, senza raggiungerla mai. Senza mai far indietreggiare quella satira di sé, nemmeno quando, salito sul ramo più in alto alla ricerca d'una vecchia storia d'amore, ha scoperto che il ramo è finito, e c'era rimasto solo il vecchio, ma dell'amore nessuna traccia.
Non c'era altra scelta, perchè "voltarsi è già un po' tornare, già nostalgia", e il gattino s'è buttato.
Forte delle sue nove vite di felino, Lila se n'è giocata un'altra, sperando che questa possa essere la volta buona. E per una buona volta, pare che le vibrisse siano più lunghe e precettive e le orecchie più grandi e accoglienti per suoni inesplorati.
Le pare d'assomigliarsi di più, mentre s'avvia su un sentiero che sembra privo di tracce.

Lila ha trovato nuove amicizie. L'uomo di latta, lo spaventapasseri e perfino il leone che, nel modo in cui fanno gli amici, le specchiano le strisce e gli occhi, e fra questi a lei sembra scorgere un cervello inebriato di fresco, un cuore rosso begonia, e un coraggio con una criniera così grande, che non saprà mai se potrà usarlo tutto. Nel suo mondo di Oz c'è la strega buona del sud, solo che abita in Svizzera, ma nord o sud non contano quando sai che si tratta solo d'un punto di vista; e che il punto di vista è solo un elemento del disegno.
L'altro, è il pensiero.
E il pensiero è un'energia, e l'energia muove quella matita che traccia ora una ruga lunga e profonda che scende dagli occhi verso il naso, sembrando una lacrima intessuta nella pelle. Ora una piega che arriccia le guance, sollevando i lati della bocca. Finchè il sorriso tenue e nascosto, si fa riso.
E risale le stesse pieghe, dalla bocca agli occhi. E dagli occhi al cuore.
Ho sfinito la matita cercandolo.
E poi... era infondo allo specchio.
Ho sfinito le matite per provare a rendermela tutta colorata. Sono uscite parole e chiaroscuri dell'anima e della vita, mentre cerco allo specchio quella vecchia ragazza, che sapeva ridere e non prendeva mai le cose troppo sul serio, perchè si sa, la vita è un affare così importante che se ne fai una cosa seria, rischia di diventare triste.
E' stata una strana estate, non tanto per il tempo metereologico che ci ha graziato ogni fine settimana permettendomi un'abbronzatura da reato, su lunghe distese sabbiose. Ancora adesso sento un profumo di salsedine tra le dita, dita che finiscono nello smalto colorato che mi propone un nuovo confine, un limite che non ostacola ma apre altre prospettive. Dita che finiscono nel temperamatite, perché se non c'è nessun'altro viaggio di esplorazione da raccontare, nessuna foto di posti fino ad ora sconosciuti, c'è ancora da tratteggiare le dimensioni di volti che si sono introdotti nei vecchi panorami, e parole sussurrate al vento che sono tornate intrecciandosi ai capelli e regalandomi allo specchio un sorriso più aperto., una prospettiva angolata con un fuoco fuori campo. Quello non ancora acceso, ma che già scalda, come se fosse una brace che si prepara prima che la fiamma sia esplosa e consumata.
Questa estate mi sono finite le parole. Le ho dette davvero tutte, ed ora le ricerco con attenzione, per provare a raccontare di un volto che conosco più giovane. Sempre più vicino a quella ragazza di una volta, che è tropppo giovane per i vecchi schemi, che ne ha memoria senza averne più voglia. Che li sa per averli percorsi, ma che fa del mutamento la sua nuova legge, che cancella ogni regola preordinata.
L'aria piena di promesse fatte dalla mente, s'è scontrata con quelle del cuore, che correvano a fianco della tigre mutata in gattino, senza raggiungerla mai. Senza mai far indietreggiare quella satira di sé, nemmeno quando, salito sul ramo più in alto alla ricerca d'una vecchia storia d'amore, ha scoperto che il ramo è finito, e c'era rimasto solo il vecchio, ma dell'amore nessuna traccia.
Non c'era altra scelta, perchè "voltarsi è già un po' tornare, già nostalgia", e il gattino s'è buttato.
Le pare d'assomigliarsi di più, mentre s'avvia su un sentiero che sembra privo di tracce.
Lila ha trovato nuove amicizie. L'uomo di latta, lo spaventapasseri e perfino il leone che, nel modo in cui fanno gli amici, le specchiano le strisce e gli occhi, e fra questi a lei sembra scorgere un cervello inebriato di fresco, un cuore rosso begonia, e un coraggio con una criniera così grande, che non saprà mai se potrà usarlo tutto. Nel suo mondo di Oz c'è la strega buona del sud, solo che abita in Svizzera, ma nord o sud non contano quando sai che si tratta solo d'un punto di vista; e che il punto di vista è solo un elemento del disegno.
L'altro, è il pensiero.
E il pensiero è un'energia, e l'energia muove quella matita che traccia ora una ruga lunga e profonda che scende dagli occhi verso il naso, sembrando una lacrima intessuta nella pelle. Ora una piega che arriccia le guance, sollevando i lati della bocca. Finchè il sorriso tenue e nascosto, si fa riso.
Ho sfinito la matita cercandolo.
E poi... era infondo allo specchio.
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tra me e me,
Viaggi
lunedì, settembre 5
Non incolpare nessuno
Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.
Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.
Non amareggiarti del tuo fallimento
nè attribuirlo agli altri.
Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno é così terribile per cedere.
Non dimenticare
che la causa del tuo presente é il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
Apprendi dagli audaci,
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e piú al tuo lavoro.
I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere piú grande, che è
il più grande degli ostacoli.
Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.
Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell’alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina,
deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.
Pablo Neruda
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.
Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.
Non amareggiarti del tuo fallimento
nè attribuirlo agli altri.
Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno é così terribile per cedere.
Non dimenticare
che la causa del tuo presente é il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
Apprendi dagli audaci,
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e piú al tuo lavoro.
I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere piú grande, che è
il più grande degli ostacoli.
Guarda te stesso allo specchio
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.
Alzati e guarda il sole nelle mattine
e respira la luce dell’alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina,
deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.
Pablo Neruda
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