venerdì, settembre 18

chi ha paura del burkini (2)

per tempo

"perdono mio marito. forse ha sbagliato Sanaa"

forse dovrebbero arrestare anche la madre. La perdoniamo (parafrasando), perchè ha altre figlie. E perchè è una che non si integrerà mai, quindi non sa quello che dice o che fa. E perchè tecnicamente non abbiamo ancora la certezza assoluta della colpevolezza del padre.
Ma lei, la madre, segue un precetto, forse, peggiore di quello che De Andrè cantava nel testamento di Tito. Sconfitto, pessimista, magnifico,De Andrè, che cantava allora parte dei sentimenti confusi di oggi.   Dei sentimenti eternamente confusi, perchè non si può averla su con tutti gli arabi, se quattro (quattrocento, quattromila) talebani ci fanno saltare per aria i ragazzi.
D'accordo o meno, è la guerra, e quello del soldato un mestiere antico quanto il mondo. Non l'unico, non il più bello o sicuro. Ma qualcuno lo fa; io ho un amico che ci parte per queste missioni, e lo mettono in conto.
Gli altri, quelli che restano, sono quelli che poi dicono " era un ragazzo così dolce, con un sorriso generoso, ma timido. Non si può morire così, a vent'anni" (cioè vittima di incidente stradale).
Quello che vogliamo dire con queste parole, e che non si può morire. Non io, né molti di noi siamo in grado di comprendere che invece accade, anche se non comprendiamo come e perchè. Perchè non esiste.
Esiste che oggi, ora, sono ancora vivo. La mia missione non compiuta, qualunque essa sia. L'omeostasi dell'universo mi tiene dalla parte visibile della barricata.

Quello che vogliamo dire, è che non si può morire per mano del padre; per mano della figlia; per mano della Rom che bazzica davanti al pronto soccorso e che ti accoltella se non le dai un euro. E i biscotti non li accetta. E ora una delle mie signore non riuscirà a trattenersi da far l'elemosina a quella davanti al supermarket, per paura che le sbatta in testa una fioriera.

Non credo che siano tutti così, e il contraltare lo fanno i protagonisti italianissimi di altre fantastiche vicende della nera di ogni giorno. 
Quello che vorrei dire, è che la violenza non è un marchio di fabbrica. Che la vera tolleranza è continuare ad accettare chi si vuole integrare, rispettandolo.

Senza lasciarsi prevaricare.
L'uomo che ha ucciso Saana sarà giudicato secondo la nostra legge.
Speriamo che la applichino fino in fondo.








7 commenti:

maria rosaria ha detto...

succede poi che le nuove generazioni presentano sfasture rispetto a chi li ha introdotti in una realtà nuova e diversa... e il rispetto si confonde con il non rispetto fino al punto di non ritorno.
belli questi ultimi due post.
bacio

Lila ha detto...

beh, l'occhi è un po' più lucido, dopo le ferie; il cuore ascolta non solo se stesso, ma anche fuori. E qualcosa, ogni tanto, di serio ci vuole. Baci

Michele ha detto...

post molto veri e interessanti
comunque queste cose assurde, inconcepibili non dovrebbero succedere in nessuna parte del mondo e senza nessuna 'scusa' religiosa
ciao
Michele pianetatempolibero

enne ha detto...

Condivido, in maniera decisa ma frettolosa, perchè "il tempo che è concesso a me" è banalmente poco.
Razza e colore non c'entrano, anche se i dietrologi mi salterebbero addosso per smentirmi.
La violenza è aberrante da qualunque parte provenga. E va punita.
Ciao.

Lila ha detto...

ciao, Michele. e grazie della visita
Siamo tutti d'accordo... e io mi domando che cosa si possa fare, per cambiare queste cose. E poi, davvero si può?
temo talvolta, osservando la vita nel mio piccolo, che certe cose siano inivitabili. Che forse possiamo solo cercare di proteggerci.
Un saluto a te
lila

Lila ha detto...

Ciao Enne.
Il tempo è poco; io non so quanto, e non ho ben capito, leggendo le tue bellissime righe, se ci sia qualcosa che mi è sfuggito a prima lettura.
Grazie però per avermi dedicato qualche momento. Felice d'aver trovato qualcuno che condivide qualche mio pensiero.
Un saluto
Lila

Anonimo ha detto...

Ciao lila, hai dato voce in maniera significativa a ciò che accade attorno a noi, purtroppo siamo granelli si sabbia, assistiamo immobili legati da un unico pensiero :tanta rabbia. E ci chiediamo perchè? La verità, piu che in mezzo, forse sta sopra... Marcella