domenica, settembre 20

chi ha paura del burkini 3 (oltre la notizia)


Non facciamone una faccenda troppo politica o troppo religiosa…
Ma,  per favore!
Il padre, non stava tanto bene. Un uomo non ama la propria figlia, se le nega la libertà. Eppure dovremmo considerare che, a parte l’aspetto umano (che ne so io, che tipo era il fidanzato!) della vicenda che ci può indurre a comprendere, anche se non a perdonare (nel senso di non punire), la faccenda è geneticamente politico-religiosa.

La cultura è quella; ed è quella che apparteneva, o appartiene ancora, anche a noi. Non sono sicura che tutte le fuitine si risolvessero con il matrimonio.

È geneticamente politica, come politico è il gesto dell’imam di far vedere la salma di Sanaa a tutti.
Politico, o politico-sociale, è il problema che si pone di organizzare una educazione che permetta di facilitare, se non l’integrazione di tutti, l’accettazione della integrazione dei propri figli.  Recita un vecchio adagio che moglie e buoi dovrebbero essere dei paesi tuoi.. però i figli?  Anche in una famiglia indigena sussistono problemi generazionali, figuriamoci se qualcuno viene da un’altra cultura e paese, e i suoi figli crescono nel nostro. Diamine, ci sarà pure qualche problema. Cosa fare, quindi, è la domanda giusta da porsi. Perché non possiamo lanciarci contro l’immigrazione, che è sempre esistita e sempre esisterà.

Passiamo per la religione. Perché è un religioso che ha fatto da interprete alle parole della madre. La cosa mi fa innanzitutto supporre che anche nell’islam sia previsto il perdono. E questo vale, lo sappiamo, da entrambe le parti. Da parte di dio e da parte dell’uomo. Da parte della madre verso il padre omicida, da parte del padre verso la figlia fuggita per amore (o forse solo… fuggita. La psiche umana è cosa raffinata e di difficile comprensione).
E qui, e non è religione questa?, interviene l’uomo di religione e dice che la famiglia non era praticante.

La questione è sociale, allora. Socio culturale, perlomeno. Spinosa, in ogni caso.
E non mi sento in grado di approfondire troppo, in termini generici.
Mi permetto allora di porre l’accento sull’aspetto del “nel mio piccolo”, anche perché una domanda è sorta fra i commenti e le riflessioni a tema: cosa permette che accada tutto questo?

La colpa di quello che ci accade la possiamo dare solo a noi stessi.

E non facciamone una questione religiosa, perché questo è un fatto insito nell’essere forniti di libero arbitrio.  C'è scritto nel libretto delle istruzioni, almeno quello che hanno dato a me. Solo che è facile dimenticarlo, o forse non leggere perché  evidentemente è scritto piccolo piccolo, come le clausole dei contratti, quelle che poi ti incastrano perché ignorantia legis non excusat.
Si chiamano clausole capestro, e pare che siano diventate illegali... nel senso che è illegale che siano scritte in piccolo. Così forse ora leggeremo un po' meglio, e diventeremo un po'  meno "umani".

Mi spiego: se "errare è umano, dare la colpa agli altri molto di più"(cit.) allora abbiamo la possibilità, rivedendo tale attribuzione, di valicare quel piccolo confine... che ci pone un confine.

Quel piccolo confine che è una barriera all'evoluzione verso una stato più sereno, almeno con noi stessi.  Di essere quindi un po’ più che l’animale (bestia, talvolta) uomo, ma di essere Uomini.

La bestia-uomo trasforma l’amore in odio. L’essere umano ama, ed ha la capacità di concedere la libertà a chi ama.

Ama. E sa accettare l’altro (e talvolta anche il destino, che solo alla lunga riusciamo a capire le lezioni che ci vengono impartite).

Ama. E com-prende l’altro.
Comprende e accetta che in una famiglia di destra/sinistra i figli sviluppino delle idee proprie, di senso opposto. Di senso sghembo. O di buon senso.

Comprende e accetta che le persone che ama possano sbagliare, e che hanno bisogno di tempo per correggersi.
Comprende e accetta che a volte questo non può succedere; allora qualcuno si suicida, non prima di aver sterminato tutti quelli che ha attorno, perché non riesce a vedere alcuna via d’uscita. Uccide i propri figli. La propria moglie. Il marito. Le proprie idee.

D’accordo, l’essere Uomini è molto più di questo. Ma questa è la parte che vedo oggi.


Un benvenuto ai nuovi lettori, a quelli vecchi e a tutti coloro che vorranno partecipare con me a qualche riflessione. Un abbraccio, che significa che vengo verso di te con il cuore, e vengo verso di te senza niente in mano che possa ferirti.

3 commenti:

cinzia ha detto...

Ciao, entro qui per la prima volta ma non chiedermi quale sia stato il percorso perchè non lo ricordo. Sono una blogger nuova di zecca (mi sento anche un po' ridicola nel dirlo)ma non ti sto commentando per avere visibilità. In qualche modo devo pur cominciare a relazionarmi con questo mondo nuovo per me, non credi? Ho letto il tuo post e su alcuni punti mi trovo d'accordo con te, non è una questione religiosa ma culturale, è qualcosa che fino a 40 anni fa era presente anche nel nostro meridione, è una violenza di fondo che si annida anche nella "libera" società occidentale. Ma secondo me tutto questo non basta a descrivere la morte di una ragazza di 18 anni, non descrive la violenza e arroganza maschile presente anche in molte donne, la sottomissione ( poco femminile) di molte donne che sbandierano libertà e indipendenza e fanno invece da tenutarie ideologiche di quel prostribolo sociale che spesso l'islam è. Grazie della tua ospitalità.

enne ha detto...

Questo non è un post ma un saggio, Lila.
Un saggio pieno di verità pressochè inconfutabili.
Hai toccato molti problemi: l'immigrazione e gli scompensi che porta con sè, il rapporto con Dio e col perdono, la capacità di comprendere, il libero arbitrio.
Come ha scritto Cinzia, alla base dell'uccisione della povera Sanaa, c'è solo l'ottusa violenza di chi non ha un vero spirito religioso (io sono agnostica, per dirti), ma solo un'ideologia confusa e prevaricatrice.
E, da meridionale, non posso omettere che anche da noi, fino a qualche decina di anni fa, c'era quel crimine orribile chiamato "delitto d'onore".
Onore?
meglio soprassedere, via.
Buona serata. :-)

Lila ha detto...

ciao Cinzia e enne;
avete, e vi ringrazio, completato il pensiero, aperto altre porte, sottolineato la multifattorialità della cosa.
Non sempre mi occupo di attualità, ma questo era uno spunto troppo "ghiotto" per la mia mente che ha bisogno, alle volte, mostrando se stessa di uscire da se stessa.
Grazie per il contributo, e un benvenuto di cuore
Lila