martedì, gennaio 5

Ah, poter attutire
la pesante carezza,
senza calore,
del tempo!
Al suo tirannico incedere
Sovente mi trema
Il successivo passo.
Scivolo,
e l’anima si storpia
in questo disperato cadere…
o forse è il volo lento e imprevedibile
d’una foglia
ramazzata dal suolo.

Continuo a perdermi
in questo vivere.

5 commenti:

Antonella ha detto...

E' vero che il nostro percorso assomiglia al tragitto incoerente di una foglia che cade, ma quali foglie preziose ed uniche non possiamo fare altro che assaporare ogni istante del nostro volo misterioso. E' una poesia bellissima e triste solo un'anima candida può scriverla.

stella ha detto...

Bei versi, ma tristi...
C'è sempre la speranza che ci accompagna, mai demordere...

maria rosaria ha detto...

una carezza pesante e senza calore, ma comunque una carezza. prendiamo allora ciò che ci tiene in equilibrio, in un incessante ed inevitabile perdersi.
molto bella, lila.
bacio

Aria ha detto...

nelle poesie c'è sempre un tono di tristezza, le mie migliori poesie sono uscite proprio quando la felictà aveva dimenticato il numero della mia porta. Poi è ritornata e ho smesso di scrivere versi. la tua è un pò triste, ma è difficile leggere una bella poesia se l'ingrediente essenziale non è la tristezza (non sempre).
Un saluto
Aria.

Lila ha detto...

è vero, la tristezza e il dolore sono spesso fonte di Arte. Ma ad essere sinceri ho scritto spesso anche in stati... estatici. Ma in quel caso si tratta di visioni che non sono tristi o felici.

@Antonella
si, ci credo. Siamo foglie bellissime, ed il volo verso la terra, inevitabile, è un cammino meraviglioso!

@ stella
grazie. è verissimo. La speranza è sempre nel mio cuore, ma qualche volta si nasconde: :-)

@ maria rosaria
prendiamo quello che c'è. Ottimo concetto sul vivere. Tanto come diceva Rossella (lo so anche se non ho ai visto via col vento) "domani è un altro giorno".

@ Aria
Vale il commento iniziale, per cui più volte si scrive in preda alla tristezza, quando la felicità non è sulla soglia. Però io lo trovo auto terapeutico, se non ci si abbandona allo stato negativo, ma si usano le parole per estrarre e sentire fino in fondo.
Per poi risalire. ;-)