
Un cane è riuscito a farsi portare nel cesto bianco della bici, foderato con una vecchia camicia a scacchi, perlopiù gialla, e svetta col capo cambiando la vista sul mondo. Un po' più in alto del solito, si prende un vantaggio sul vecchio cane lupo , sbeffeggiandolo, per quest'unica volta in cui gli è concesso non guardarlo dal basso.
Nessuno sembra accorgersi del gioco di sguardi, e al verde del semaforo la brillante vittoria si smarrisce nel tempo, confusa nella melodia dell'uomo con la tromba, che gareggia con i clacson e l'allegro chiacchericcio delle bambine in fuga dalla scuola. Sgocciola motivi rotondi, che fanno sorridere un giovane col vestito mentale dell'intellettuale di una volta. Si allontana, dondolando a tempo sulle lunghe gambe, un libro imbustato sotto il braccio, ed il sorriso malcelato di profonda soddisfazione perché ha riconosciuto il brano. è la colonna sonora di Paradise, e ci va bene così. Ogni dove, qui, è paradiso.
Nell'ombra lunga della sua vita, una vecchina scivola fuori dal mercato, riprendendosi il suo odore, che s'era mescolato al banco della frutta con quello delle prime arance e dell'uva. Appena un poco più dolce, il suo. Certamente più maturo.
Meticolosamente mi immergo in questi universi distanti, fino a villa Celimontana; chissà da dove, vicino, giunge in anticipo il suono delle cornamuse, portando con se un presagio d'inverno. Lo si ode appena, e stranamente anche il gatto, percosso da un leggero brivido , esce dalla macchia di sole, e cortesemente s'avvicina. colmando col suo incedere assolutamente silenzioso tutto il tempo che m'è rimasto: m'appoggia una zampa sul grembo, come a chiedere il permesso prima di arrampicarvisi.
Rimane giusto il tempo di riprendersi quel calore che era venuto a mancare e mi lascia qui, stesa a consolare la lieve malinconia dell'abbandono al tepore del sole.
Volto la pagina e riguardo velocemente indietro. Ma si, è ancora autunno.
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